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Alla fine andremo tutti in paradiso?

Scritto da , sezione: Res Sacrae 3560 24

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— Riflessioni —

 

La notizia circola velocemente in tutto il mondo, persino nelle prediche di qualche illuminato sacerdote della domenica: inutile preoccuparsi, Dio è misericordioso e alla fine della fiera ci spedisce tutti dritti in paradiso.
L’inferno eterno e i demoni sono l’invenzione di una Chiesa medievale che tenta ancora oggi di farci paura e di renderci schiavi.
Le rivelazioni della miriade di santi che hanno visitato e descritto l’inferno sono farneticazioni mistiche, altrettanto dicasi per i numerosi casi di vessazione (purtroppo sempre più in aumento da quando l’uomo ha deciso di escludere Dio dalla propria vita per volgersi agli idoli) che sarebbero solo problemi mentali risolvibili con l’ausilio della moderna medicina.

Ma cosa ne pensa Dio di tutto ciò?
Leggiamo la sua Parola:
 

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna.

(Matteo 25:41-46)

 

Gesù ha sempre molto insistito sulla necessità di passare per la porta stretta perchè la salvezza non è destinata automaticamente a tutti, ma bisogna guadagnarla con le opere:
 

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete».

(Luca 13:23-25)

 
Attenzione pertanto a non sottovalutare l’urgenza della salvezza ed il cammino che necessariamente dobbiamo portare a termine entro la fine di questo pellegrinaggio terreno, guai per noi se questo pensiero dovesse scomparire dalla nostra mente.

Una domanda tuttavia sorge spontanea: se all’inferno non ci va nessuno, chi odia Dio e lo bestemmia va lo stesso in paradiso? Caspita, dovrà essere un vero inferno per loro!
 

Commenti

  1. Scusate ho postato la risposta nel posto sbagliato. La riposto qui e cassate pure l’altra.
     
    1) Prima di tutto la morte di ciascuno di noi è sempre la conseguenza di cause seconde, non credo che esista un caso di morte voluta direttamente da Dio;
     
    2) secondariamente, la Bibbia non può essere letta letteralmente in ogni sua parte (altrimenti dovremmo ritenere che Dio nell’antichità ordinasse di sfasciare i crani dei bambini delle popolazioni nemiche di Israele e ordinasse di lapidare i peccatori, cosa che sinceramente non credo minimamente) http://www.sanpaolo.org/bibbia/archivio/bibbia0160.pdf
     
    3) molto più prosaicamente, se certe rivelazioni fossero corrette avrebbe torto il Magistero, che dichiara che la dannazione è un atto di volontà propria, di autoesclusione, rifiutando sia l’idea che Dio possa essere ‘”l’autore” della perdizione altrui, sia l’idea della doppia predestinazione (che è strettamente correlata con l’idea che Dio possa essere l’autore dell’altui dannazione. La Chiesa invece insegna che tutti gli uomini sono predestinati al Paradiso e che solo coloro che dicono un no eterno a Dio si dannano, perché Dio rispetta il libero arbitrio umano).
    Secondo me questi sono alcuni punti fermi da cui partire. Altrimenti dovrei quotare diversi passi dell’Antico Testamento che, se presi letteralmente (cosa che il Magistero non fa, grazie a Dio) farebbero sembrare il dio coranico un dio di pace e di bontà.

    • Salve,
      La invitiamo cortesemente a raggruppare le risposte e i commenti in massimo due post, altrimenti si genera una confusione non indifferente sia per i lettori che per noi interlocutori. Oltretutto, ci sono spesso molte ripetizioni, non servono.
      Detto ciò, le risponderemo per punti al fine di raggruppare le tematiche in maniera più efficente:
       
      1) Alla nostra domanda, in realtà non ha risposto. Le avevamo chiesto “come interpreta”, e non se il passo deve essere letto letteralmente o meno. Gli Atti degli Apostoli sono narrazioni di vicende, narrazioni storiche, non sono argomentazioni metafisiche: non possono esistere interpretazioni che non siano letterali. Anania e Saffira muoiono dopo aver commesso un peccato grave, cosa che genera timore tra i discepoli. Addirittura è lo stesso Pietro che annuncia la morte di Saffira a causa del suo peccato (Atti 5:9).
      Pietro era un terrorista? Si sbagliava anche lui?
      Inoltre: per quanto il PDF delle edizioni San Paolo da lei linkato interpreti il passo in maniera originale, non fa altro che confermare la morte a seguito d’un peccato.
       
      2) Lei erra concettualmente in partenza e ci attribuisce affermazioni che non sono nostre. Queste non sono morti volute da Dio, sono morti scatenate dal peccato grave. Sono due cose completamente diverse. Dio non può desiderare la morte né causa la dannazione di nessuno.
       
      3) Lei contesta ciò che non conosce. Un’anima dannata può ben piangere la sua caduta perché all’inferno regnano due “emozioni”: disperazione e rabbia/odio. Oltretutto, deve sapere che quelle apparizioni – come tutte le altre dei santi – sono volute dal Signore; le anime dicono ciò che il Signore vuole far loro dire, e lo fa dire a beneficio delle anime dei viventi.
      La invitiamo a documentarsi a tal proposito sugli esorcismi e sulle confessioni che l’esorcista strappa al demònio: quest’ultimo, costretto da Dio, ha più volte ribadito l’importanza del Rosario, della preghiera. Ciò, ripetiamo, non vuol dire che il diavolo lo faccia di sua volontà o che “ci abbia ripensato”, ma lo fa solamente perchè è costretto dall’Eterno. Lo stesso vale per le anime dei dannati.
       
      4) Ci piacerebbe sorvolare sulla sua comparazione biblica con tanto di affermazione che Hitler e Pol Pot siano state delle brave persone rispetto al Dio dell’Antico Testamento, ma è di una gravità tale che ci costringe ad una riflessione su tematiche teologiche molto più basilari di quanto espresso sino ad ora.
      Partendo dal presupposto che il Signore è sempre lo stesso (Isaia 43:13) e che il Dio del NT è lo stesso di quello dell’AT, i tempi prima di Cristo devono essere inquadrati nell’ottica della Giustizia.
      Ebbene, come già sottolineato e come la dottrina cattolica insegna sin dal principio, il peccato in sé è morte.
      Nei tempi in cui Cristo non aveva redento il mondo e sconfitto questa morte, essa regnava e il peccato significava automaticamente una condanna. Ciò spiega le lapidazioni e le condanne a morte dell’AT: non è Dio a volere quelle morti, è il prezzo del peccato.
      Perchè Cristo è morto secondo lei? Perchè si è soliti dire “ha preso sulle sue spalle i nostri peccati“? Lui ha pagato il prezzo per noi. Ma prima di Lui il prezzo lo si doveva pagare da soli.
      Dio non ha mai ordinato stragi: quelle popolazioni pagavano il prezzo dei loro gravi e numerosissimi peccati quali magia, perversione sessuale, violenza bruta e sacrificio umano. Così accadde a Sodoma e Gomorra. (Nota: se legge tutto l’AT troverà comunque le parti in cui il Signore ha dato possibilità a questi popoli di convertirsi prima di abbandonarli al loro destino).
      Questo punto fondamentale le deve essere chiaro poiché, da quanto vediamo, è proprio la mancanza di questa nota teologica a scatenare tutta la sua confusione dottrinale.
       
      5) Le note del Magistero da lei citate non smentiscono quanto abbiamo affermato riguardo la morte subitanea o la dannazione dei più giovani (e per giovani e fanciulli intendiamo, ripetiamolo e sottolineiamo, ragazzi/e con la piena coscienza). Le consigliamo vivamente di leggere gli scritti Don Bosco, troverà molti spunti di riflessione e chiarimenti a riguardo.
       
      6) Non abbiamo mai fatto, non facciamo e non faremo mai la “conta” dei dannati e dei salvi. Sono cose che amano fare i protestanti. Non siamo i contabili di Dio, non abbiamo la pretesa di sapere così tanto.
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

      • 1) Dire che Atti siano unicamente una narrazione storica equivale a travisare la realtà e soprattutto il modo di fare storia degli antichi, che era assai diverso dal nostro. Qualunque biblista potrà confermarvi che non tutti gli eventi di Atti e/o dei Vangeli possono essere o vanno letti in senso letterale;
         
        2) in che senso “non sono morti volute da Dio ma scatenate dal peccato grave? Forse oggi che moltissimi arrivano a vivere quasi 90 anni non commettono più peccati gravi mentre invece nei secoli passati le cose stavano diversamente? Spiegatevi meglio su questo punto, per piacere;
         
        3) capisco che siano volute dal Signore, ciò che non capisco è come possa, il Signore, volere che i dannati diano informazioni “fuorvianti” anche solo all’apparenza. Da quella rivelazione infatti ciò che traspare è un’anima dannata contro la propria volontà e il lettore è indotto a pensare che se il Signore le avesse fatto una Grazia si sarebbe salvata. Ma il Magistero (che, con buona pace di tutti, ha molta più autorità delle rivelazioni private, essendo inerrabile in questi temi) nega espressamente ciò. Inoltre quando ho scritto di stare attenti alle rivelazioni private non l’ho scritto per una forma di razionalismo; come avete visto infatti io credo a diverse rivelazioni private, in primis Santa Faustina. Il mio invito ad andarci cauti è che spesso possono essere false per svariati motivi (inganni demoniaci, suggestioni ecc) come del resto ho dimostrato con la rivelazione di San Leonardo da Porto Maurizio, che affermava dati semplicemente impossibili da ogni punto di vista (visto che se fossero veri significherebbe che a quei tempi morivano più di 250.000.000 di persone all’anno, con una popolazione mondiale di 250.000.000 [all’epoca], cosa intrinsecamente impossibile).
        Infine ripeto quanto ho già detto: Dio non è un tiranno, ricelazioni private come quella (che suggeriscono che su 30.000 persone se ne salvino 5) servono solo a portare alla disperazione della salvezza e infine all’apostasia.
         
        4) per l’appunto, infatti è per questo che ho scritto che l’interpretazione della Scrittura spetta al Magistero, proprio perché sono ben cosciente di quanto avete detto (ovvero che non fosse Dio a volere o, peggio, comandare quelle atrocità). Lo stesso vale per diversi passi del Nuovo Testamento, compreso Atti;
         
        5) ho letto gli scritti di Don Bosco, e ad esempio lo scritto sui suoi allievi che rischiavano l’inferno era una visione (ammesso che fosse reale) pedagogica, su ciò che poteva accadere, non su ciò che era già accaduto. In nessun modo riesco a credere che una modete subitanea possa essere la causa della dannazione eterna di un giovane perché si masturba (quelle visioni parlavano di peccati contro la purezza) mentre al contempo si salverebbero dei criminali incalliti perché Dio da a loro il tempo di vivere abbastanza a lungo per convertirsi. Rileggete ciò che ho riportato da Santa Faustina (le cui rivelazioni sono riconosciute dalla Chiesa al punto che è stata istituita una festa della Divina Misericordia) e vedrete che Dio dà a tutti, anche quando dall’esterno sembra tutto finito e la persona sembra morta, la possibilità di una Grazia finale con la quale salvarsi. Perciò se qualche ragazzino è andato all’inferno non ci è andato di certo perché si è masturbato, ma perché ha rigettato Dio anche in punto di morte.
        Altrimenti ribadisco che ricadiamo nella dottrina protestante della doppia predestinazione, dove ad alcuni sono concesse grazie illimitate (come è successo a tutti i criminali nazisti a cui è stata data la possibilità di diventare anziani e pentirsi o a persone come questo tizio http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2812 colpevoli di 75.000 aborti [ovvero omicidi] a cui Dio ha dato la possibilità di compiere tutte quelle malefatte senza che venisse punito [e addirittura muovendolo a conversione, come potete leggere] nè tantomeno che morisse a causa del peccato grave [la giustificazione che voi avete dato a certe morti]) mentre altri sarebbero fulminati dal loro peccato al primo sgarro o quasi. Scusate ma una cosa del genere è letteralmente incredibile (cioè non credibile). La dottrina della Grazia finale invece assicura che nessuno si danni a meno che non rigetti Dio anche in punto di morte, ed è l’unica che riesce ad evitare i paradossi descritti sopra;
         
        6) però da quello che ho letto voi mi sembrate inclinati verso una concezione pessimista della salvezza. Il Magistero odierno, al contrario (vedere non solo Papa Francesco, ma anche BVI e GPII) sembra che abbia una visione più ottimista al riguardo (confermata anche dai Santi odierni come Padre Pio, che aveva contatti continui con le anime e nella stragrande maggioranza dei casi a chi chiedeva notizie dei loro parenti rispondeva che erano o in Paradiso o in Purgatorio). Perciò i casi sono due: o Dio oggi è molto più misericordioso rispetto ai secoli passati (intendo anche rispetto ai tempi di Sant’Alfonso tre secoli fa), perciò la maggioranza delle persone si salvano, oppure (come penso io) Dio è sempre misericordioso allo stesso modo, ma nel passato avevamo una concezione diversa e sbagliata di Dio, come di un tiranno. Anche perché pensateci: voi attribuite certe morti subitanee al peccato grave, ma quanti peccati gravi ci sono oggi che non portano alla morte subitanea e anzi, spesso grandissimi peccatori vissuti in una vita intera nel peccato più grave (vedere la storia dell’abortista da me linkato) vivono abbastanza a lungo da convertirsi?
         
        Se non accettiamo la questione della Grazia finale spiegata da Cavalcoli e da Santa Faustina dovremmo dedurre che:
         
        1) Dio oggi è più misericordioso rispetto ai secoli passati e non permette più che il peccato grave uccida le persone condannandole;
         
        2) esiste effettivamente la doppia predestinazione, e chi è salvato può commettere peccati di gravità inaudita (come il boia delle fosse ardeatine a l’abortista che ha sulla coscienza 75.000 bambini) e rimanere salvo, perché tanto Dio gli da la possibilità di convertirsi o comunque di vivere abbastanza a lungo da pentirsi, mentre altri sono fulminati al primo o ai primi peccati (vedere le storie sui giovani dannati).
         
        Il punto è che entrambe le spiegazioni vanno contro il Magistero, infatti per quanto riguarda il punto 1 noi sappiamo che Dio è sempre lo stesso e non cambia, per quanto riguarda il punto 2 la doppia predestinazione è dottrina da sempre considerata eretica.
         
        Mi sembra quindi molto più coerente pensare che nei secoli passati avessimo un’idea tanto terrificante quanto sbagliata di Dio.

      • Ultima cosa. Voi scrivete

        ” Le note del Magistero da lei citate non smentiscono quanto abbiamo affermato riguardo la morte subitanea o la dannazione dei più giovani (e per giovani e fanciulli intendiamo, ripetiamolo e sottolineiamo, ragazzi/e con la piena coscienza)”
         
        Praticamente voi dite che se quei ragazzi di cui avete parlato si sono dannati ciò è avvenuto perché avevano piena coscienza. Cioè è coerente con la dottrina, infatti per commettere peccato mortale occorre materia grave, deliberato consenso e piena avvertenza.
        Ora (lasciando da parte i discorsi fatti nel post precedente su grazia finale, doppia predestinazione ecc ecc e prendendo -solo come spunto per la discussione- per buone quelle rivelazioni) voglio farvi una domanda: come hanno fatto quei ragazzi, così giovani, ad avere già la piena avvertenza al punto tale da dannarsi per peccati che vengono commessi dal 98% dei ragazzi (ovvero i peccati contro la purezza)?
        Voi mi direte “sono stati catechizzati come si deve, e da un Santo come San Giovanni Bosco, mica come oggi dove su certe cose si serve ai giovani una dottrina annacquata”.
        Ma allora la mia contro-domanda è la seguente: è stato un bene per questi giovani essere catechizzati in modo così sopraffino da plasmare la loro coscienza al punto tale che non potessero commettere certi peccati senza peccare mortalmente?
        Cerco di spiegarmi meglio: chiunque è stato ragazzo sa bene quanto certe cose siano “naturali” ad una certa età, specialmente ad una certa età (e in molti casi anche più avanti). Catechizzare i giovani in un certo modo tale da plasmare la loro coscienza totalmente su quei punti, non li ha messi molto più a rischio di dannazione di quanto sarebbe successo se fossero stati lasciati nell’ignoranza o comunque se non fosse stato dato troppo peso a certi peccati? Voglio dire, sappiamo bene che raramente i giovani si asterranno da certe cose, perciò, metterli in stato di peccato consapevole, sotto quale aspetto può essere definita una cosa buona?
        Dovremmo ricordarci che la Legge non ha mai salvato nessuno, anzi condanna e basta, come spiega San Paolo, perciò perche metterli in stato di peccato consapevole?
        E che la Legge condanni e basta non lo dico io, ma San Paolo
         
        Rom 7,7-11 ” io non ho conosciuto il peccato se non mediante la Legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza, se la Legge non avesse detto: Non desiderare. Ma, presa l’occasione, il peccato scatenò in me, mediante il comandamento, ogni sorta di desideri. Senza la Legge infatti il peccato è morto. E un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto. Il comandamento, che doveva servire per la vita, è divenuto per me motivo di morte. Il peccato infatti, presa l’occasione, mediante il comandamento mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte.”
         
        1 Cor 15,56 ” il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge”
         
        Ora, è vero che oggi molti pur conoscendo la norma non hanno piena avvertenza perché la loro coscienza non avverte determinate cose come peccaminose (vedere Amoris Laetitia paragrafo 301), perché si vive in un mondo secolarizzato che sotto certe questioni ottunde le coscienze (quindi pur conoscendo la Legge in molti casi non peccano mortalmente), ma ai tempi di Sant’Alfonso e San Giovanni Bosco non era così e certe questioni erano ancora avvertite chiaramente in coscienza e non si faceva fatica a catechizzare i giovani convincendoli pienamente.
        Perciò la questione rimane: la vecchia Catechesi è stata un bene oppure, visto che la natura dell’uomo è sempre la stessa e l’adolescenza pure, così come gli ormoni, ha favorito la dannazione di innumerevoli persone, dal momento che venivano si formati con una coscienza più retta ma, d’altra parte, non riuscivano a rispettare le rigidissime prescrizioni della Chiesa?
         
        Per finire vi propongo questo articolo che spiega bene ciò che intendo http://cordialiter.blogspot.it/2015/09/risposta-alle-critiche.html
         
        Cito da lì
         
        “Ricordo che secondo Sant’Antonino e Sant’Alfonso, i rigoristi edificano per l’inferno, perché inducono i fedeli a commettere dei peccati mortali. Ecco le testuali parole del Patrono dei Confessori e dei Moralisti: «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono”.
         
        Perciò mi chiedo e vi chiedo: la pastorale più severa del passato ha favorito la salvezza delle persone o, piuttosto, ha rischiato di favorirne la dannazione (se non ammettiamo la Grazia finale, che risolverebbe il problema)?
        È infatti più che vero che per i giovani le prescrizioni della Chiesa su certi punti sono sempre state di “smoderato rigore”, e se oggi con l’ottundimento delle coscienze su certe questioni è più difficile peccare mortalmente, pur conoscendo la norma (questo perché i giovani sono influenzati dalla società in cui vivono, che oggi plasma la loro coscienza su certe cose tanto quanto la plasmava la Chiesa in passato) un tempo non era così, perciò quante persone magari si sono dannate e avrebbero potuto salvarsi con una pastorale più benigna e meno esigente?
        Forse se si pensasse a queste cose molti si asterrebbero dal criticare la pastorale di Papa Francesco.
         
        P.s: come posso fare a raggruppare tutte le risposte in uno -massimo due- post come mi avete consigliato?

        • Salve,
          Forse ci siamo espressi male, intendevamo chiederle di riassumere le sue argomentazioni in max due commenti alla volta onde evitare confusione agli interlocutori e ai lettori.
          Riprendiamo comunque la discussione:
           
          1) Per quale motivo affermare che gli Atti degli Apostoli sono un libro storico è travisare la realtà? Nella Bibbia esistono appositamente i cosiddetti “libri storici”, ovvero una categoria di libri che sono stati scritti come narrazione storica piuttoto che puramente teologica o escatologica. Non a caso il titolo originale è ΠPAΞEIΣ TΩN AΠOΣTOΛΩN, cioè “ciò che hanno realizzato gli Apostoli”, dove il “ciò” sta per “fatti concreti” (pragmata, che deriva da praxis). I fatti concreti sono storia: c’è poco da dibattere. Sfidiamo qualsiasi biblista a dimostrare il contrario.
          Tuttavia notiamo con dispiacere che ha continuato ad evitare la nostra domanda specifica a riguardo, e a questo punto capiamo che non vuole rispondere.
           
          2) Come avevamo già accennato, lei fa spesso molta confusione mettendo addirittura in mezzo la predestinazione, tema che non abbiamo mai citato né esplicitamente né implicitamente, confondendola con la prescienza. Su questo punto in particolare la invitiamo ad approfondire i suoi studi teologici.
           
          3) Abbiamo già spiegato la correlazione tra peccato e morte nel precedente commento riguardo l’AT. Dio, essendo Egli stesso vita, non può desiderare la morte e Lui stesso non può averla creata, così come non ha creato l’inferno. Queste due cose non rientravano nei progetti della Creazione; morte e inferno sono nati con il peccato.
          Quando l’uomo pecca mette se stesso in “condizione” di morte, non è Dio a farlo.
           
          4) L’estratto del blog Cordialiter parla di quelle persone fredde e cattive verso il prossimo, persone rinchiuse nel proprio mondo fatto di lusso e agi, che tuttavia amano paventare certe doti morali e di rigore. Non capiamo bene cosa c’entri con il nostro discorso o con la “vecchia” dottrina poichè si tratta di tutt’altra faccenda, si parla degli ipocriti (che sono presenti ovunque).
          Il discorso che lei aggiunge sulla morale è tanto pericoloso quanto deleterio perchè, seguendo il suo ragionamento, la Chiesa dovrebbe adattarsi a tutte le aberrazioni etiche del mondo per far sentire le persone “più accettate”: si arriverebbe dall’aborto alla pratica omosessuale, dall’eutanasia alla pedofilia. Lei per curare un drogato direbbe mai “continua pure a drogarti“?
          “Allentare” i lacci della morale non significa che, tutto ad un tratto, il paradiso sia spalancato a tutti, anzi: non dando strette regole morali si invoglia la gente a non averne affatto. E sappiamo bene dove porta quella strada.
           
          6) Laddove c’è coscienza, c’è scelta. Laddove c’è scelta può anche esserci rifiuto. Ergo: i bambini con coscienza possono dannarsi. Questo è un sillogismo molto semplice.
           
          7) Il rifiuto di cui parla il Magistero non è solamente concettuale, ma si esprime anche nelle azioni. Chi pecca contro i Comandamenti esprime un rifiuto, ovvero il rifiuto a seguire la Legge di Dio.
          Anche quello è motivo di dannazione. Ergo, ciò che raccontava Don Bosco era in linea con il Magistero (nota: anche le rivelazioni di Don Bosco e di Sant’Alfonso sono riconosciute dalla Chiesa al pari di quelle di Santa Faustina, eppure lei le cestina come false: double standards?).
           
          8) Molti ci credono “pessimisti” su queste tematiche solamente per il motivo che ribadiamo l’esistenza dell’inferno e del fatto che molte persone ci vanno (cit. Matteo 7:13 e Madonna di Fatima). Capiamo benissimo che affermare una cosa del genere nella Chiesa di oggi è considerato “orrore” e “medievalismo”, ma preferiamo esser visti come tali piuttosto che tradire ciò che da millenni è presente nella dottrina e nei Vangeli, ciò che è stato ribadito 100 anni fa a Fatima.
          In verità, oltretutto, non abbiamo mai fatto conte di salvi e dannati, mai espresso pareri sui morti: non solo non ci interessa questo tipo di analisi ma non ci crediamo in grado di farla. Così come la Chiesa ha sempre fatto, preghiamo il Signore affinchè abbia Misericordia per tutti i defunti. Ma questo non ci distoglie dalla realtà delle cose.
          Il Signore è sempre lo stesso: non perchè oggi si predica di continuo Misericordia significa che la Giustizia è, tutto ad un tratto, scomparsa.
           
          La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
          La redazione

        • 1) Il fatto che Atti sia un libro che contiene diversi accadimenti storici non significa che sia tutto storico al suo interno e che non sia privo di rielaborazioni della comunità primitiva. Questo qualunque biblista cattolico può confermarlo.
          Riguardo ad Anania e Saffira, penso che sia un racconto parenetico, cioè esortativo. Altrimenti vi chiedo: perché gli aguzzini delle SS e quell’abortista colpevole di 75.000 aborti non sono stati fulminati subito ma hanno vissuto abbastanza da pentirsi?
          Forse Dio ha un double standard e concede ad uno di compiere 75.000 aborti e di salvarsi lo stesso mentre un ragazzino sarebbe fulminato ai suoi primi peccati?
          Rispondete su questo, per piacere.
           
          2) Poi voi mi scrivete
          “Come le avevamo già accennato, lei fa spesso molta confusione mettendo addirittura in mezzo la predestinazione, tema che non abbiamo mai citato né esplicitamente né implicitamente, confondendola con la prescienza. ”
          Non ho fatto confusione. Vi chiedo: perché secondo voi Dio offrirebbe ad alcuni peccatori ignobili come quelli già menzionati la possibilità di peccare ad libitum (con peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio come gli omicidi e gli aborti, che sono sempre omicidi) senza che il loro peccato li fulmini mentre trovate perfettamente logico che un bambino possa dannarsi per un peccato contro la purezza?
          Vi chiedo, cortesemente, di rispondere a questa domanda.
          La mia tesi (che poi è quella anche di Padre Pio, di Santa Faustina e di altri Santi) è che a tutti gli uomini, anche a chi muore di morte improvvisa, venga data la possibilità di una Grazia finale. Se non siete d’accordo ditemi, come fate a dire che il fatto che uno venga fulminato dal suo peccato al primo sgarro mentre un altro possa commettere un genocidio e avere la possibilità di pentirsi non sia predestinazione? Grazie.
           
          3) “Abbiamo già spiegato la correlazione tra peccato e morte nel precedente commento riguardo l’AT. Dio, essendo Egli stesso vita, non può desiderare la morte e Lui stesso non può averla creata, così come non ha creato l’inferno. Queste due cose non rientravano nei progetti della Creazione; morte e inferno sono nati con il peccato.
          Quando l’uomo pecca mette se stesso in “condizione” di morte, non è Dio a farlo.”.
          Molto bene, allora ditemi: perché a certi grandissimi peccatori viene data l’opportunità di peccare tutta la vita mentre altri verrebbero fulminati al primo peccato? Entrambi, col peccato, si sono messi in condizione di morte, ma perché al boia della fosse ardeatine e all’abortista colpevole di 75.000 aborti è stata data la possibilità (nonostante fossero in condizione di morte) di vivere abbastanza a lungo da pentirsi mentre questa possibilità sarebbe negata ad un ragazzino che ha “peccato contro la purezza”?
          Non è forse una distribuzione enormemente diseguale delle Grazie di Dio che porta alcuni a salvarsi nonostante peccati che gridano vendetta al cielo e altri a dannarsi per i peccati che hanno commesso tutti i ragazzi di tutte le epoche?
           
          4) “L’estratto del blog Cordialiter parla di quelle persone fredde e cattive verso il prossimo, persone rinchiuse nel proprio mondo fatto di lusso e agi, che tuttavia amano paventare certe doti morali e di rigore. Non capiamo bene cosa c’entri con il nostro discorso o con la “vecchia” dottrina poichè si tratta di tutt’altra faccenda, si parla degli ipocriti (che sono presenti ovunque).”
          No scusate ma non è così. Il blog cordialiter, nel punto che ho citato, parla degli effetti deleteri sulle anime del rigorismo morale. Cito di nuovo
          “Ricordo che secondo Sant’Antonino e Sant’Alfonso, i rigoristi edificano per l’inferno, perché inducono i fedeli a commettere dei peccati mortali. Ecco le testuali parole del Patrono dei Confessori e dei Moralisti: «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono”.
          Come potete vedere lì si parla esplicitamente del fatto che una morale troppo rigida rischia di portare le persone alla dannazione, perché le induce a commettere peccati mortali che altrimenti non commetterebbero (perché mancherebbe la piena avvertenza). Come vedete non sto parlando degli ipocriti.
          “Il discorso che lei aggiunge sulla morale è tanto pericoloso quanto deleterio perchè, seguendo il suo ragionamento, la Chiesa dovrebbe adattarsi a tutte le aberrazioni etiche del mondo per far sentire le persone “più accettate”: si arriverebbe dall’aborto alla pratica omosessuale, dall’eutanasia alla pedofilia. Lei per curare un drogato direbbe mai “continua pure a drogarti“?”
          Il paragone non è calzante, perché, punto primo, la Chiesa non accetterà mai l’aborto nè la pratica omosessuale (semmai dice che talvolta nella pratica omosessuale possono esserci condizioni attenuanti che diminuiscono la responsabilità), nè l’eutanasia nè tantomeno la pedofilia. Queste cose sono cose che qualunque persona in buona Fede sa che sono sbagliate (per l’aborto molti si ingannano perché gli viene insegnato che è un “grumo di cellule”, e qui non so quantificare la responsabilità personale di chi commette questi errori).
          Punto secondo il discorso del drogato non è calzante. Infatti la droga ti fa male indipendentemente da ciò che tu creda, il peccato invece per essere mortale richiede la piena avvertenza. La Chiesa ha molte regole in tema sessuale che oggi la gente non capisce più (come ho detto vedere Amoris laetitia 301), perciò molto spesso la piena avvertenza della mente non c’è, ma in passato non era così.
          La domanda alla quale non avete risposto è questa: in altri tempi, quando le coscienze erano meno secolarizzate ma il corpo umano e gli impulsi giovanili erano sempre gli stessi (e quindi certi peccati si commettevano comunque, oppure credete che, soprattutto gli uomini, arrivassero vergini al matrimonio?), quante persone sono state messe in stato di peccato consapevole, cosa che non sarebbe successa con una morale leggermente meno rigida? La droga ti fa male indipendentemente, un peccato se non sai che è mortale è “solo” veniale.
          “Allentare” i lacci della morale non significa che, tutto ad un tratto, il paradiso sia spalancato a tutti, anzi: non dando strette regole morali si invoglia la gente a non averne affatto. E sappiamo bene dove porta quella strada.”
          Io non ho mai parlato di non avere regole morali, ho parlato di avere una morale meno rigida e più “umana”.
           
          6) “Laddove c’è coscienza, c’è scelta. Laddove c’è scelta può anche esserci rifiuto. Ergo: i bambini con coscienza possono dannarsi. Questo è un sillogismo molto semplice.”
          Che teoricamente possano dannarsi l’ho detto anche io. Ma quanti bambini, peccando, rifiutano Dio irrevocabilmente? Quanti bambini a cui, per disgrazia, dovessero morire, e gli venisse offerta la grazia finale, la rifiuterebbero?
          “Il rifiuto di cui parla il Magistero non è solamente concettuale, ma si esprime anche nelle azioni. Chi pecca contro i Comandamenti esprime un rifiuto, ovvero il rifiuto a seguire la Legge di Dio.
          Anche quello è motivo di dannazione. Ergo, ciò che raccontava Don Bosco era in linea con il Magistero (nota: anche le rivelazioni di Don Bosco e di Sant’Alfonso sono riconosciute dalla Chiesa al pari di quelle di Santa Faustina, eppure lei le cestina come false: double standards?)”
          Santa Faustina aveva contatti continui con il Signore, è una cosa ben diversa.
          Cito anche Padre Pio (oggi è un giorno molto importante in memoria del Santo) http://caccioppoli.com/Close%20encounters%20of%20Padre%20Pio%20with%20deceased%20souls%20in%20Purgatory,%20Guardian%20Angel,%20devil.%20His%20own%20words%20on%20temptation,%20virtues,%20life..html
          “I believe that not a great number of souls go to hell.
          God loves us so much. He formed us at his image. God loves us beyond understanding.
          And it is my belief that when we have passed from the consciousness of the world,
          when we appear to be dead, God, before He judges us, will give us
          a chance to see and understand what sin really is.
          And if we understand it properly, how could we fail to repent?”
          In cosa questa rivelazione cozzerebbe con la giustizia di Dio? Credete davvero che Dio permetta a qualcuno di dannarsi senza dargli un’ultima possibilità?
           
          7) “Molti ci credono “pessimisti” su queste tematiche solamente per il motivo che ribadiamo l’esistenza dell’inferno e del fatto che molte persone ci vanno (cit. Matteo 7:13 e Madonna di Fatima). ”
          Sul fatto che “molte persone” ci vadano non ho dubbi, ma “molte” non significa che il numero dei dannati superi quello dei salvati. Questo è il pessimismo agostiniano che ho rilevato in alcune vostre analisi.
          “Ma questo non ci distoglie dalla realtà delle cose.
          Il Signore è sempre lo stesso: non perchè oggi si predica di continuo Misericordia significa che la Giustizia è, tutto ad un tratto, scomparsa.”
          Ma io infatti non ho mai affermato che la Giustizia sia “scomparsa”.
          Ditemi, in cosa, da un insegnamento simile (che poi è uguale a quelli già citati di Santa Faustina e Padre Pio che avevano contatti continui col Cristo) negherebbe la Giustizia?
          Cito da questo articolo http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/06/01.06.2016-Giovanni-Cavalcoli-MISERICORDIA-E-CONDANNA-ETERNA.pdf
           
          “Al momento della morte, nel quale l’anima si separa dal corpo, Dio Si offre con chiarezza per l’ultima volta come oggetto di scelta. Per l’ultima volta Egli offre la sua misericordia salvifica. E’ l’ultima chance. Se la misericordia è rifiutata, resta la giustizia, ossia la dannazione. A questo punto, l’anima può scegliere con totale certezza… a differenza di quanto avveniva nella vita terrena, durante la quale, per l’oscurità dell’esistenza e l’oscillazione della volontà, poteva sempre mettere in discussione la scelta fatta”.
          Come vedete la Giustizia non viene negata, però si afferma un’ultima chance per tutti, anche per chi muore di morte improvvisa, di accettare la Misericordia di Dio. Ripeto: in cosa questo negherebbe la Giustizia?
          E cosa ne pensate di questo insegnamento?
           

        • Salve,
          Rispondiamo:
           
          1) Comprendiamo che rifiuta la nostra domanda. Continuare a sviare non è una risposta. Ci auguriamo e pregheremo affinché possa comprendere da quale grande cecità si sta facendo deviare nel cammino di discernimento.
           
          2) Le abbiamo detto che fa confusione anche perché abbiamo già risposto a quella domanda (senza mai paventare la predestinazione), e ha risposto anche Sant’Alfonso nello scritto che lei stesso ha citato in principio. La stessa osservazione è applicabile per il testo di Cordialiter: lo si deve leggere tutto con attenzione – e non solamente il pezzo che interessa a lei.
          Le facciamo notare quanto segue, con amicizia: lei ha tendenza a tagliare e rattoppare la dottrina, i testi, le rivelazioni e le Sacre Scritture per farli coincidere con un’idea teologica che si è creato. Arriva a mettere in dubbio più santi – e lo stesso San Pietro – perchè non si allineano al suo pensiero (e non al Magistero, poichè il Magistero non nega quanto essi scrivono).
          Tutto ciò non aiuta nella comprensione e nello studio.
           
          3) Ebbene, per quanto sembri impossibile, c’è chi si danna pur ricevendo una seconda possibilità: anche i bambini. Possiamo senza dubbio augurarci che si salvi la grande maggioranza di essi, ma ciò non toglie la realtà dell’ostinazione nel peccato (descritta bene da San Tommaso d’Aquino, le consigliamo la lettura). Si ricordi: i bambini non sono immuni dal peccato originale e dalle sue conseguenze.
          Ci sono anche casi come quello che le andiamo a descrivere e che ci auguriamo l’aiuti a capire il tutto: c’è chi rifiuta dal profondo le Leggi e il Signore, persino da bambino (il peccato originale fa anche questi scherzi quando unito ad una coscienza deviata). Dio lo vede, e vede che nel suo futuro non c’è possibilità di cambiamento perché il suo rifiuto è troppo radicato e profondo. A quel punto il Signore può lasciare che la morte – ovvero la conseguenza di questi gravi peccati – colga il bambino. Ciò è di per sé giustizia, ma anche compassione poichè evita alla persona una sofferenza maggiore all’inferno di quanta ne dovrebbe subire se fosse diventato adulto.
          Questi casi esistono. Non sappiamo se sono rari o meno (e non ci interessa saperlo), ma esistono.
           
          4) Dopo la morte e la separazione dell’anima dal corpo non c’è possibilità di cambiamento: la dottrina cattolica insegna che nel momento stesso della morte l’anima è trasportata davanti al tribunale di Dio; la scelta è fatta.
          Si deve comprendere questo: sino a che l’uomo è nel tempo finito e in continuo divenire (ovvero su questa terra) può sempre pentirsi e cambiare. Nell’istante stesso in cui entra nell’eternità il suo destino è segnato e la sua scelta è chiara come il sole.
          Se neghiamo questo cadiamo nell’eresia perchè si potrebbe anche affermare che il demònio, di sua volontà, può pentirsi – ciò è impossibile.
          (ATTENZIONE: ciò non è in contrasto con il fatto che il Signore possa costringere un’anima dannata o un diavolo a dire certe cose; essi non lo direbbero mai di loro spontanea volontà, ma se costretti dall’Eterno non hanno scelta).
           
          5) Il nostro discorso sulla Giustizia era molto generale, non era riferito nello specifico a lei.
           
          6) Una morale “più umana” non ha molto senso: la morale del Cattolicesimo è quella che deriva dalla lex divina (le Sacre Scritture), non dalla lex humana. Cambiare la morale significa cambiare le Sacre Scritture, cosa impossibile.
          Le leggi di Dio sono immutabili. Papa Francesco può anche tentare di cambiarle, ma poco importa: due persone divorziate e risposate erano, rimangono e saranno sempre in stato di adulterio per la dottrina e per la Bibbia.
           
          (…) nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio, dice il Signore Dio d’Israele (Malachia 2:15-16)
          Gesù disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così. Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio. (Matteo 19:8-10)
           
          Lo dice Gesù cosa significa una morale “più umana”: durezza di cuore.

          PS: Anche Don Bosco aveva continui contatti con il Signore.
           
          La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
          La redazione

        • 1) “Comprendiamo che rifiuta la nostra domanda. Continuare a sviare non è una risposta. Ci auguriamo e pregheremo affinché possa comprendere da quale grande cecità si sta facendo deviare nel cammino di discernimento.”.
          Ma io vi ho risposto. Perché dite che io non vi ho risposto? Ho detto che ritengo quel passo una esortazione parenetica. Che vi debbo dire di più?
           
          2) “Le facciamo notare quanto segue, con amicizia: lei ha tendenza a tagliare e rattoppare la dottrina, i testi, le rivelazioni e le Sacre Scritture per farli coincidere con un’idea teologica che si è creato. ”
          Per favore, potreste definire questa “idea teologica che mi sarei creato”? Non ho negato nè la Giustizia nè il fatto che l’inferno esista e che non sia vuoto. Dove sarei uscito dall’ortodossia?
           
          3) “Ebbene, per quanto sembri impossibile, c’è chi si danna pur ricevendo una seconda possibilità: anche i bambini. Possiamo senza dubbio augurarci che si salvi la grande maggioranza di essi, ma ciò non toglie la realtà dell’ostinazione nel peccato (descritta bene da San Tommaso d’Aquino, le consigliamo la lettura). Si ricordi: i bambini non sono immuni dal peccato originale e dalle sue conseguenze.”
          Aspettate amici, io questo non l’ho negato. Rileggete un attimo ciò che ho scritto nei precedenti commenti, non ho negato che un bambino possa essere così corrotto e avere una disposizione d’animo così avversa a Dio da dannarsi. Quello che mettevo in evidenza è che da certi testi pareva che un bambino potesse essere condannato per il suo peccato senza dargli la possibilità di abbracciare Dio in punto di morte.
          “Ci sono anche casi come quello che le andiamo a descrivere e che ci auguriamo l’aiuti a capire il tutto: c’è chi rifiuta dal profondo le Leggi e il Signore, persino da bambino (il peccato originale fa anche questi scherzi quando unito ad una coscienza deviata). Dio lo vede, e vede che nel suo futuro non c’è possibilità di cambiamento perché il suo rifiuto è troppo radicato e profondo. A quel punto il Signore può lasciare che la morte – ovvero la conseguenza di questi gravi peccati – colga il bambino. Ciò è di per sé giustizia, ma anche compassione poichè evita alla persona una sofferenza maggiore all’inferno di quanta ne dovrebbe subire se fosse diventato adulto.
          Questi casi esistono. Non sappiamo se sono rari o meno (e non ci interessa saperlo), ma esistono.”
          Non ho negato, infatti, la possibilità teorica di un simile caso (vedi sopra).
           
          4) “Dopo la morte e la separazione dell’anima dal corpo non c’è possibilità di cambiamento: la dottrina cattolica insegna che nel momento stesso della morte l’anima è trasportata davanti al tribunale di Dio; la scelta è fatta.”
          Questo è assolutamente ovvio e pacifico. Nessuno infatti ha parlato di pentimento post mortem, ma di opzione finale prima che l’anima si separi dal corpo (un’opzione che può avvenire anche quando, dall’esterno, la persona sembra ormai morta, perché come leggete qui http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1197 passa del tempo tra la morte apparente e quella reale).
          Nè io, nè Padre Pio, nè Santa Faustina abbiamo messo mai in dubbio che l’accettazione di Dio debba avvenire prima.
           
          6) “Le leggi di Dio sono immutabili. Papa Francesco può anche tentare di cambiarle, ma poco importa: due persone divorziate e risposate erano, rimangono e saranno sempre in stato di adulterio per la dottrina e per la Bibbia.”.
          E chi l’ha messo in dubbio questo? Certo che sono in adulterio. Ma non è affatto detto che, per questo, siano anche in stato di peccato mortale.
           
          Cito Amoris Laetitia 301 301.
          “Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù».[342]
           
          E Amoris Laetitia 303
          “A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.”
           
          Come vedete nessuno cambiamento (impossibile) delle leggi di Dio, il Catechismo da sempre riconosce la possibilità di circostanze attenuanti che, pur in una situazione oggettiva di peccato, possono far si che la persona non sia in stato di peccato mortale. Questo non significa, attenzione, che il loro atto non sia materia grave e che non sia sbagliato “per se”, significa che possono non portarne la colpa e quindi, pur commettendo materia grave, possano essere in stato di Grazia.
          Qua la coscienza gioca un ruolo fondamentale come, altrettanto fondamentale, è il ruolo del Confessore.
           
          “Lo dice Gesù cosa significa una morale “più umana”: durezza di cuore.”
          Siamo tutti duri di cuore. Se non lo fossimo non peccheremmo, invece tutti siamo colpevoli di peccato. Ricordiamoci che il giusto cade 7 volte al giorno.
           

        • E, a proposito della durezza di cuore, amici, voglio sottoporvi questa riflessione: qual’è il compito della legge sia prima che durante l’Antico Patto, come pure oggi che viviamo sotto il Nuovo Patto?
          Il compito della legge è sempre stato lo stesso: INDICARE IL PECCATO:
           
          Romani 3:20 > “Giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato.”
          Romani 4:15 > “Dove non c’è legge non c’è neppure trasgressione.”
          I Corinzi 15:56 > “La forza del peccato è la legge.”
          Romani 7:9 > “Senza legge il peccato è morto.”
          I Giovanni 3:4 > “Il peccato è la violazione della legge.”
          Romani 7:7 > “Io non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge; poiché io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: desiderare.”
           
          Ma additare il peccato… perché? Affinché sentissimo il nostro bisogno di cambiamento, di purificazione… di un Salvatore, nella persona di Cristo Gesù:
          Galati 3:24 > “Cosi la legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede.”
           
          Ora, Il “pedagogo” o “tutore” era, nell’antichità, un servo che aveva il compito di accompagnare i fanciulli a scuola; non era egli stesso l’insegnante. Nello stesso modo, la legge di Dio ci conduce alla vera fonte della nostra salvezza: Cristo.
          Il termine “legge”, in questo testo, può essere applicato sia alla legge morale del Decalogo, sia alla legge cosiddetta “cerimoniale”, cioè relativa ai sacrifici e le feste rituali. Perché? Per queste ragioni:
           
          1) La legge cerimoniale, con i suoi riti e le sue “ombre” (come le chiama S. Paolo nell’epistola agli Ebrei), sollecitava la fede nel Messia promesso, l’unico che potesse togliere i peccati. L’animale da sacrificare, vittima innocente, in se stesso, “non portava nulla a compimento” (Ebrei 7:19), ma conduceva la mente del peccatore verso il Salvatore a venire.
           
          2) La legge morale, il Decalogo, è anch’essa un “tutore”, perché fintanto che esisterà il peccato che “è violazione della legge” (I Giov. 3:4), esisterà anche la necessità di quella legge che lo definisce. Ed è proprio guardando alla legge di Dio che ci rendiamo conto della nostra impossibilità di salvarci da soli, di osservare la volontà di Dio per intero con le sole forze umane. Siamo così condotti ad avere fede nel sacrificio di Cristo e accettiamo il dono immeritato della salvezza.
          Lo stesso discorso è praticamente fatto da Giacomo nella sua epistola (Giacomo 1:22-25), dove l’apostolo paragona la legge di Dio ad uno specchio nel quale il peccatore si guarda. Lì si nota che lo specchio non provvede a lavarci, quindi la legge non salva nessuno, anzi condanna, ma la sua necessità rimane a causa del peccato.
          Il sacrificio di Cristo è stato necessario proprio per liberarci dalla maledizione della Legge (Galati 3:13-14) che ci condannava tutti. La Legge non è stata abolita, rimane per indicarci il peccato, di modo che il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio e capisca che non può nè potrebbe salvarsi senza Cristo.
          Da un certo punto di vista la Legge è la nostra Croce che ci da la morte (perché se è vero che il cristiano, con l’aiuto della Grazia, può osservare la Legge, è altrettanto vero che le cadute sono inevitabili, visto che il giusto cade 7 volte al giorno, perciò è facile vedere che secondo la Legge saremmo tutti condannati) mentre la Misericordia di Cristo è la nostra Resurrezione.
          Da questo deriva anche la necessità della Grazia finale di cui quei Santi hanno parlato, dal fatto che grazie a Cristo può essere salvato anche chi, secondo la Legge, non lo meriterebbe (cioè tutti noi). Poi è chiaro, nemmeno Dio viola il libero arbitrio dell’uomo, perciò chi rifiuta quell’ultima Grazia si autocondanna da se.
          Quello che va rifiutato con fermezza è l’idea che il peccato in se abbia potuto provocare la morte e la dannazione di quei bambini (come sembrava sosteneste voi, sono felice che vi siate chiariti) perché dopo il sacrificio di Cristo la salvezza è offerta a tutti, come veniva messo giù quel discorso, invece, sembrava (ripeto: sembrava. Ora vi siete chiariti meglio e me ne compiaccio) che esistessero persone che sono ancora sotto l’antico patto che condanna a morte inesorabile i trasgressori (ovvero i bambini che avrebbero peccato contro la purezza, nell’esempio fatto prima ) mentre ad altre persone (come l’abortista colpevole di 75.000 aborti) in nome del Sacrificio di Cristo sarebbe loro concesso di arrivare alla salvezza.
          Ritengo che la dottrina sulla Grazia finale (o opzione finale) poco prima che l’anima si separi dal corpo tolga ogni comtraddizione e mostri ancora meglio la portata dell’amore salvifico di Dio. Ed è una visione teologica non solo sostenuta dai Santi che ho citato (che avevano diretti contatti con Cristo e, nel caso di Santa Faustina, più volte hanno assistito a ciò che succede alle anime al momento del trapasso) ma anche da diversi teologi (anche se ovviamente il loro parere vale meno di coloro che avevano contatti diretti col Signore, visto che l’esperienza è importante) https://books.google.it/books?id=7S3IBgAAQBAJ&pg=PT271&lpg=PT271&dq=inferno+opzione+finale&source=bl&ots=J228tBcqzb&sig=vVS3NcNsAKEtlFdLBnK2W1Jl3JQ&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiTwNiS8qjPAhUBvBoKHbXNCnUQ6AEIGzAA#v=onepage&q=inferno%20opzione%20finale&f=false
           
          Infine, ultimo appunto sulla Misericordia di Dio (che credo fermamente renda necessaria logicamente la Grazia finale. Non perché ci sia “dovuta” [ dato che a norma di Legge ogni uomo meriterebbe la dannazione] ma perché l’amore di Dio verso le Sue creature la rende necessaria)
          Permettetemi di citare nuovamente Santa Faustina in un altro passo del suo diario.
           
          «Mia diletta figlia, scrivi queste parole, che oggi il Mio Cuore ha riposato in questo convento. Parla al mondo della Mia Misericordia, del Mio amore. Le fiamme della Misericordia Mi bruciano, desidero riversarle sulle anime degli uomini. Oh, che dolore Mi procurano quando non vogliono accettarle! Figlia Mia, fa’ quanto è in tuo potere per la diffusione del culto della Mia Misericordia, Io completerò quello che ti manca. Dì all’umanità sofferente che si stringa al Mio Cuore misericordioso e Io li colmerò di pace. Figlia Mia, di che sono l’amore e la Misericordia in persona. Quando un’anima si avvicina a Me con fiducia, la riempio di una tale quantità di grazia, che essa non può contenerla in sé e la irradia sulle altre anime. Le anime che diffondono il culto della Mia Misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante e nell’ora della morte non sarò per loro Giudice, ma Salvatore misericordioso. In quell’ultima ora, l’anima non ha nulla in sua difesa, all’infuori della Mia Misericordia. Felice l’anima che durante la vita si è immersa nella sorgente della Misericordia, poiché la giustizia non la raggiungerà. Scrivi: tutto ciò che esiste è racchiuso nelle viscere della Mia Misericordia più profondamente di un bimbo nel grembo materno. Quanto dolorosamente mi ferisce la diffidenza verso la Mia bontà! I peccati di sfiducia sono quelli che mi feriscono nella maniera più dolorosa».
           
          Non sorprende che Cristo abbia parlato della Sua misericordia facendo un’analogia con l’amore della madre. In ebraico la misericordia era detta rahamim, e suggerisce l’amore viscerale della madre (rehem = seno materno) e quindi la misericordia. Dal profondo legame della madre col bambino, scaturisce un particolarissimo rapporto di tenerezza e comprensione. Il bambino lascia una traccia indelebile nel grembo della madre, inclinandola alla misericordia.
          “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato (tatuato) sulle palme delle mie mani” (Is 49,15s). “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia” (Is 54,10).
          La Misericordia è, diciamo (concedetemi l’antropomorfismo cialtrone) la parte materna di Dio.
          Gesù dice, parlando della morte ” In quell’ultima ora, l’anima non ha nulla in sua difesa, all’infuori della Mia Misericordia”
          Ora, chiunque conosce l’amore della madre. Quale madre, vedendo che il proprio figlio si sta perdendo, sta morendo, non farebbe l’impossibile e oltre per salvarlo? Da qui bisogna incominciare a ragionare sulle Grazie che Cristo concede al momento della morte a chi, in mancanza di tali Grazie, si perderebbe: pensando all’amore delle nostre madri per noi
          Riuscite ad immaginare vostra madre abbandonarvi proprio nel momento dove avete più bisogno? Io no, neanche per idea.
          Invece come vedete qui http://www.santorosario.net/apparecchio/6.htm l’idea di Sant’Alfonso era che il peccatore venisse lasciato a se stesso e in balia dei demoni al momento della morte, di modo che si dannasse. Non esiste visione, a mio avviso, più contraria a Dio, il quale è venuto per i sani, e non per i malati.
          Una visione spietata e opprimente. Non è questione di essere medievali, non c’entra niente. È che è impossibile amare un Dio come quello descritto da Sant’Alfonso: tuttalpiù si può temerlo, non certo amarlo.
          Ma è l’amore e la fiducia che salva, come ha spiegato Gesù a Santa Faustina dicendole “Quanto dolorosamente mi ferisce la diffidenza verso la Mia bontà! I peccati di sfiducia sono quelli che mi feriscono nella maniera più dolorosa”.
           

        • Ultima cosa, voi scrivete: “La stessa osservazione è applicabile per il testo di Cordialiter: lo si deve leggere tutto con attenzione – e non solamente il pezzo che interessa a lei.”
          Ma io il testo l’ho letto tutto.
          Nel complesso parla delle critiche che alcuni rivolgono al mondo tradizionalista (ovvero il mondo cattolico che non riconosce il CVII e che, per questo, onestamente non so quanto possa definirsi cattolico. Come si può essere cattolici e rinnegare un Concilio Ecumenico?) sul fatto che, alcuni personaggi al suo interno, coi loro comportamenti vi gettino ulteriore fango.
          Ma questa, a mio modo di vedere, non è la “core issue” del testo, la parte più importante.
          La parte più importante è, a mio avviso, questa
          “Ricordo che secondo Sant’Antonino e Sant’Alfonso, i rigoristi edificano per l’inferno, perché inducono i fedeli a commettere dei peccati mortali. Ecco le testuali parole del Patrono dei Confessori e dei Moralisti: «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono”.
          Che mi tornava utile per dire che forse oggi la Chiesa, essendo meno rigorista dei tempi di Sant’Alfonso, aiuta molto di più le anime a salvarsi non mettendole in stato di peccato mortale (e qui tralascio la questione della Grazia finale, perché ai tempi di Sant’Antonino e Sant’Alfonso l’idea era che il peccatore non ricevesse grazie al momento della morte ma che chi moriva improvvisamente dopo aver commesso un peccato venisse dannato ipso facto, senza nessuna grazia prima della separazione dell’anima dal corpo, come del resto potete leggere tutti nella parte “morte del peccatore” presa da “apparecchio alla morte”)
          Non vedo quindi in cosa io abbia travisato il testo di cordialiter.
           

        • Salve,
          Capiamo che ci possono essere state delle incomprensioni e siamo lieti di vedere che su alcuni punti centrali ci sia ora chiarezza e concordanza.
          Andiamo dunque a rispondere:
           
          1) Le ricordiamo che lei accusava Sant’Alfonso di aver scritto cose in malafede. In realtà egli descriveva la situazione di peccato che abbiamo discusso nei commenti, una situazione che confermava Don Bosco e San Paolo della Croce. Una situazione di peccato che esiste anche negli Atti degli Apostoli. Ha inoltre affermato che il Dio dell’AT è addirittura peggiore di Hitler e Pol Pot per il fatto che lasciò ricadere i peccati sui popoli nemici di Israele (ciò che successe anche a Sodoma e Gomorra, mentre Ninive si pentì e fu salvata).
          Questa non si può di certo definire “ortodossia”.
          Si può concordare sul fatto che i santi, a volte, non si esprimevano con il massimo della chiarezza: non perchè fossero in malafede, ma perchè davano per scontati alcuni ragionamenti teologici.
           
          2) Affinchè ci sia il sincero pentimento ci deve essere l’accusa dei peccati: ciò che avviene nel confessionale. Le nostre linee guida e leggi, ovvero quelle del Nuovo Patto, sono i 10 Comandamenti + 1 (“ama il tuo prossimo come te stesso”).
          Nei tempi antichi esisteva una più vasta gamma di leggi per diversi motivi: in primo luogo, quando le prime leggi furono date a Mosè, Israele era sostanzialmente un popolo di ex-schiavi, quasi tutti senza un’educazione scolastica. Ogni aspetto della loro vita doveva essere regolato affinché fossero educati ed affinché si potesse sviluppare una morale comune in linea con quanto voleva il Signore. In secondo luogo, Israele doveva preservarsi e non farsi contaminare dalle usanze delle popolazioni vicine le quali erano solite anche praticare sacrifici umani.
          Con l’Avvento di Cristo le basi della legge antica non cambiano (i 10 Comandamenti), ma il resto diviene quasi del tutto obsoleto per via della maturità filosofica, morale e dottrinale dell’umanità e per via della Sua vittoria contro la morte che ha aperto le porte del Paradiso.
          Tuttavia ciò non tolse il fatto che peccato = stato di morte, questo fu dalla caduta di Adamo ed Eva e ciò sarà fino alla fine dei tempi. La legge serve ad evitarci la morte, in sostanza. Legge e peccato si contrastano.
          Riguardo la possibilità di Grazia finale, non abbiamo mai di certo negato questa possibilità, anzi: siamo sicuri che il Signore la dia spesso sin quando si è in vita. Ma non è detto che la dia a ogni singolo essere umano: è Lui a decidere scrutando nel cuore di ognuno.
           
          3) Il problema del Pontefice attuale è la mancanza di chiarezza e la scelta delle persone con cui collaborare.
          Il testo dell’Amoris Laetitia è, come già sottolineato da numerosissimi prelati e come si può ben comprendere leggendolo, ambiguo sui punti più importanti, tant’è che i Vescovi argentini, di recente, ne hanno chiesto un chiarimento direttamente al Papa.
          Il nodo della questione è quello dei divorziati risposati: possono accedere la comunione? La dottrina cattolica, i Vangeli e gli scritti dei santi dicono di no, perchè vivono in stato di adulterio.
          Farli accedere tutti indiscriminatamente, come ha di recente affermato Papa Francesco in risposta agli argentini (link), non è “misericordia”. È una condanna.
          Cancellare una legge non significa cancellare un peccato – ed ecco che torniamo al discorso precedente sulla legge. Per questo condanniamo una certa visione della Misericordia divina dove tutto è condonato a prescindere: anche questo è un inganno diabolico.
          Il Pontefice sarà in buonafede, ma le sue affermazioni recenti ci danno molto da pensare.
           
          4) Il testo di Cordialiter non si scaglia contro il rigore in sé, ma contro chi del rigore ne fa un aspetto esteriore e si lascia trascinare verso la freddezza. Ciò è una caratteristica che è riscontrabile in molti che si dichiarano “tradizionalisti”, e da cui Cordialiter vuole prendere le distanze. Il rigore in sé è una virtù che i Padri del deserto coltivavano con grande ammirazione.
          Forse vi è un’incomprensione sul termine “rigore”: il testo condanna piuttosto la pedanteria, ovvero un falso rigore che era tipico anche dei Farisei.
           
          La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
          La redazione

        • Buongiorno amici, dunque rispondiamo ai vari punti:
           
          1) “Le ricordiamo che lei accusava Sant’Alfonso di aver scritto cose in malafede”.
          Mai ho scritto che abbia scritto cose in “malafede”. Non mi permetterei mai di accusare un Santo di ciò. Io ho scritto che lui, purtroppo, credeva davvero in quelle cose, in quella visione lugubre e terrificante di Dio. Ciò che ho riportato dal testo “apparecchio alla morte” conferma ciò, dove lui vede il peccatore lasciato a se stesso da Dio in punto di morte. Questa è una visione inaccettabile, perché Dio vuole salvare TUTTI, SOPRATTUTTO i peggiori peccatori, essendo venuto per i sani e non per i malati.
          “Ha inoltre affermato che il Dio dell’AT è addirittura peggiore di Hitler e Pol Pot per il fatto che lasciò ricadere i peccati sui popoli nemici di Israele (ciò che successe anche a Sodoma e Gomorra, mentre Ninive si pentì e fu salvata).
          Questa non si può di certo definire “ortodossia”.”
          SE (ripeto: SE) Dio avesse dato certi ordini nell’At, ma la Chiesa insegna che quei passi non vanno letti in modo letterale (Dio ovviamente non ha mai ordinato di persona di sfasciare i crani dei figli dei nemici di Israele).
           
          2) “Tuttavia ciò non tolse il fatto che peccato = stato di morte, questo fu dalla caduta di Adamo ed Eva e ciò sarà fino alla fine dei tempi. La legge serve ad evitarci la morte, in sostanza. Legge e peccato si contrastano.”
          San Paolo ci dice però che senza la legge il peccato è morto e che la forza del peccato è la legge. Perciò dire che si contrastano è una mezza verità, perché il peccato non vive senza legge (senza legge non si ha la piena avvertenza, perciò neanche il peccato.
          “Riguardo la possibilità di Grazia finale, non abbiamo mai di certo negato questa possibilità, anzi: siamo sicuri che il Signore la dia spesso sin quando si è in vita. Ma non è detto che la dia a ogni singolo essere umano: è Lui a decidere scrutando nel cuore di ognuno.”
          Io penso che la dia quasi a tutti, poi è chiaro che se uno la rifiuta anche li va all’inferno. Ma molti Santi, compresa Santa Teresa di Lisieux, hanno parlato di questo. Quella Santa parlava spesso del fatto che chi va all’inferno è un volontario consapevole, e non solo nel senso di commettere un peccato mortale. Lei ha detto più volte (purtroppo adesso non ho qui la fonte ma comunque ho citato già Padre Pio e Santa Faustina che dicono la stessa cosa) che durante il processo di morte, prima che l’anima si separi definitivamente dal corpo, Gesù mostra all’anima la vera natura di ogni peccato che ha commesso, mostrando quanto è orribile. A quel punto offre il Suo perdono e il Suo amore, per accettare il quale l’anima deve ammettere quanto sia meritevole di punizione e quanto dipendente dal Suo Signore per la salvezza.
          A quel punto per l’anima ci sono due strade:
           
          – accettare il Suo amore rinunciando all’orgoglio e andare in Paradiso direttamente (o in Purgatorio).
          – o chiudersi nel rifiuto irrevocabile come fece Satana.
           
          Io penso che Dio dia questa possibilità a tutti perché sappiamo che vuole tutti salvi.
          In ogni caso penso che si possa essere abbastanza ottimisti sulla salvezza dell’umanità, in generale.
          È chiaro che è difficile immaginare qualcuno andare volontariamente all’inferno, ma Satana l’ha fatto, dopotutto.
           
          3) “Il nodo della questione è quello dei divorziati risposati: possono accedere la comunione? La dottrina cattolica, i Vangeli e gli scritti dei santi dicono di no, perchè vivono in stato di adulterio.
          Farli accedere tutti indiscriminatamente, come ha di recente affermato Papa Francesco in risposta agli argentini (link), non è “misericordia”. È una condanna.”
          Attenzione, qua state commettendo un grave errore. MAI il Papa ha detto che tutti i divorziati risposati potranno accedere alla Comunione, ha detto in Al che ci può essere spazio per il discernimento qualora queste persone non fossero in stato di peccato mortale, visto che si può essere in una situazione pubblica di peccato (come il secondo matrimonio) ed essere comunque in Grazia di Dio.
          Mai e poi mai è stato detto che tutti potrebbero accedere indiscriminatamente.
          “Cancellare una legge non significa cancellare un peccato – ed ecco che torniamo al discorso precedente sulla legge.”
          Il Papa infatti non vuole cambiare la Legge, i divorziati risposati rimangono adulteri. Nessun cambiamento del comandamento.Ma il decidere se ammetterli o meno in certi casi all’Eucaristia è una legge ecclesiastica che può essere cambiata (GPII decide di confermare la loro esclusione perché temeva che, in caso contrario, avrebbe ingenerato scandalo nei fedeli).
          Ad ogni modo ciò che avete detto ( “Cancellare una legge non significa cancellare un peccato ” cit) è solo parzialmente giusto, infatti, ad esempio, i divorziati risposati nella Chiesa Ortodossa è ben difficile che siano in stato di peccato mortale, perché la loro Chiesa benedice il secondo matrimonio, ergo mancano di una delle condizioni fondamentali per il peccato (la piena avvertenza). Quindi ritorniamo sempre al discorso di San Paolo che senza la Legge il peccato è morto.
          Ad ogni modo nessuno sta cambiando il sesto comandamento cattolico, semplicemente la Chiesa sa che esistono varie attenuanti per le quali un divorziato risposato che non vive in castità può essere in stato di Grazia, e pensa che si possa fare DISCERNIMENTO. Occhio, DISCERNIMENTO, non accesso indiscriminato al corpo di Cristo. La Chiesa e il Papa sanno perfettamente che accedere al corpo di Cristo in peccato mortale è un sacrilegio.
          “Per questo condanniamo una certa visione della Misericordia divina dove tutto è condonato a prescindere: anche questo è un inganno diabolico”
          Avete ragione, ma il Papa non ha mai detto ciò. Il Papa ha detto che anche in una situazione irregolare si può essere in stato di Grazia, e che il discernimento spetta al Confessore.
           
          4),Il testo di Cordialiter non si scaglia contro il rigore in sé, ma contro chi del rigore ne fa un aspetto esteriore e si lascia trascinare verso la freddezza.”
          State prendendo solo una parte del testo. Rileggete bene il paragrafo che ho citato e vedrete che si parla chiaramente anche di altro.
           

      • Buongiorno, vorrei mi chiarisse alcune cose. Non prenda le mie domande come offesa a Dio, magari per il modo “diretto” in cui le pongo, ma leggere certe affermazioni mi ha turbato, non lo nascondo.
        Lei afferma “Se Dio lascia che la morte li colpisca in giovane età è perchè, con tutta probabilità, ha visto nel loro futuro e nel loro cuore nessuna volontà di pentimento e redenzione, e vuole risparmiargli maggiori sofferenze nell’eternità”. Ma Dio non cerca di convertire fino all’ultimo il peccatore affinchè si salvi? Vero che più si è piccoli e meno si soffre all’Inferno, ma quel bambino soffrirà comunque per tutta l’eternità! Il Buon Ladrone era un ladro ed un assassino, eppure Gesù sulla Croce ha accolto la sua richiesta di perdono. Dio ha visto che nel futuro di quel bambino non ci sarebbe stata alcuna volontà di salvarsi? Può darsi, ma allora anche il futuro di Hitler, Stalin, Nerone e molti altri era chiaro al Buon Dio fin dalla loro giovinezza, eppure essi hanno potuto sfogare il proprio odio incalcolabile sui fratelli per decenni e con sofferenze allucinanti. Perchè in alcuni casi si ed in altri no? E ancora…ma la nostra morte è stabilità da Dio o è dovuta a cause naturali o alla volontà dell’uomo (nel caso di omicidio)? Se estendiamo il suo ragionamento, allora tutti i giovani dei quali Dio conosce l’assoluto rifiuto ad accogliere la salvezza dovrebbero essere tolti dal mondo prematuramente e dannati, in modo tale che le loro sofferenze siano minori di quelle che avrebbero se la loro vita fosse stata più lunga. Perfino l’anticristo, di cui parla l’Apocalisse, andrebbe tolto dal mondo in giovane età, così da impedirgli di causare tutto il male che Gesù mostra a S.Giovanni nella sua visione. Perchè alcuni si ed altri no?
        A S.Faustina Gesù dice che la Sua Misericordia è per tutti e che “nessuna anima tema di avvicinarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come porpora”…quelle figlie della nobildonna dannate per l’eccessiva vanità non avrebbero potuto salvarsi col tempo? Ed i peccati del Buon Ladrone non erano molto più gravi e numerosi di quello delle 2 bambine?
        Qui si lega un’altra domanda…la Chiesa ci insegna che Dio è onnisciente e che questo non nega assolutamente il nostro libero arbitrio. Ma dato che Dio conosce il futuro di tutti, se il suo ragionamento sulla sorte del bambino lo estendiamo ad ogni uomo, Dio dovrebbe far morire prematuramente tutti i “futuri dannati” per risparmiargli sofferenze eterne maggiori. Ma l’esperienza ci insegna che non è così, uomini malvagi che opprimono i fratelli ce ne sono e spesso vivono anche a lungo. Come si spiega?
        Un’ultima domanda, che un po si ricollega con questo tema… 2 fratelli compiono una rapina e rimangono coinvolti in un conflitto a fuoco nel quale uno muore e l’altro viene arrestato. Condannato alla galera, col tempo si ravvede, si pente e chiede perdono a Dio. Quindi uno muore in peccato mortale, magari il suo primo peccato grave, l’altro invece ha il tempo di pentirsi. Mi chiedo e Le chiedo: la dannazione e la salvezza dei 2 fratelli è stata dovuta solo al fatto che un poliziotto ha colpito uno invece che l’altro? E se fosse accaduto il contrario? La salvezza o la dannazione possono mai essere dovute alla casualità o alla scelta di una terza persona (lo stesso dicasi per le vittime di incidenti)?
        Leggere questi commenti mi ha turbato, pensare che un fanciullo soffra all’Inferno non riesce a farmi avvicinare di più a Dio, ma il contrario. Ho commesso vari peccati mortali, anche se tutti confessati, ma il pensiero che sarei potuto morire dopo il primo ed andare all’Inferno non mi procura propriamente sentimenti d’amore.
        La ringrazio, Con stima.
        David

        • Salve,
          Le consigliamo di rileggere tutta la discussione poiché abbiamo ampiamente argomentato le motivazioni delle nostre affermazioni. Di bambini/giovani all’inferno ne parlano i Santi (Don Bosco ad esempio).
          Consigliamo anche di rileggere l’Antico Testamento e chiedersi: perchè allora Dio fece morire Onan, ad esempio? Non poteva anche Onan pentirsi e salvarsi?
          La risposta è questa: il Signore vede il cuore della persona, i suoi pensieri e il suo futuro, noi no. Il male si può annidare anche nel cuore dei bambini purtoppo.
          Non si deve immedesimare in queste situazioni particolari. Se lei ha confessato i peccati ed è pentito sinceramente è in pace con il Signore, non deve preoccuparsi.
           
          La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
          La redazione

  2. “Oggi si arriva a dire che anche gli atei vanno in paradiso (!): sono affermazioni che, senza le giuste note teologiche, si avvicinano pericolosamente all’eresia”.
     
    Un momento, se un ateo è tale per ignoranza invincibile, cioè per coscienza incolpevolmente erronea, può salvarsi certamente.
    Io ho molti amici così, che sono atei, non riescono a credere, ma vorrebbero tanto avere il dono della Fede.
    Ma voglio farvi un esempio su una persona famosa: Margherita Hack. Ella disse ” la scienza non riesce a dare una risposta totale. Quindi il mistero c’è certamente. Se quando morirò dovessi scoprire che c’è la vita eterna, direi a Dio che ho sbagliato. E forse tutto sommato, sarebbe bello essersi sbagliati» (M. Hack, “Dove nascono le stelle”, Sperling & Kupfer, Milano 2004).
     
    Riflettiamo un secondo: perché Margherita Hack era atea? Perché non le era stato fatto il dono (che è sempre immeritato) della Fede (“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre” (Gv6,44) ).
    Ma è evidente che, se avesse avuto la possibilità di conoscere la Verità, non l’avrebbe rifiutata. Io credo fermamente che a lei e agli altri che altrimenti morirebbero in disgrazia di Dio, sia stata data la possibilità di conoscere la verità e di accettarla, probabilmente in punto di morte è avvenuto un incontro tra la sua anima e il Signore.
    Anche perché in caso contrario dovremmo ammettere che queste persone vengono tenute appositamente nell’oscurità affinché non si salvino, e questa sarebbe la dottrina della doppia predestinazione che, oltre a farmi orrore, è stata sempre rigettata dalla Chiesa.
     
    Altra cosa: riguardo alle visioni dei Santi sull’inferno e i dannati, quando dico che bisogna andarci cauti non lo dico a caso.
    Prima ho parlato di Natuzza Evolo conosciuta per i suoi contatti con le anime dell’aldilà. Ora, è vero che da un lato a chi le chiedeva notizie dei propri cari rispondeva sempre che erano o in Paradiso o in Purgatorio (come ho detto lo stessa cosa accadeva con Padre Pio, il che ci fa capire che con ogni probabilità, sebbene i dannati esistano, i salvati siano un numero molto maggiore), ma anche lei ha dato testimonianze su alcune anime all’inferno.
    Vorrei soffermarmi in particolare su una testimonianza che giudico infondata perché teologicamente impossibile :
     
    “Un giorno mentre era in cucina a sbucciare patate, vide un uomo abbastanza tarchiato, dall’aspetto un po’ goffo. “Chi siete?“ gli chiese Natuzza. Egli rispose: “Io sono X Y “. A queste parole, Natuzza si alzò in piedi pensando che fosse un santo, ma lui, con accento napoletano, le disse : “Che fai? Siedi. Io sono stato un celebre scienziato, ma adesso che sono morto mi pento amaramente della mia vita, perché il Signore mi ha dato tante occasioni di pentirmi e non l’ho mai voluto fare… Adesso sono all’inferno, dillo a tutti, affinché serva di esempio e dì che sono pentito per quanti granelli di sabbia ci sono sulla spiaggia del mare…”
     
    Ora, noi dal Magistero sappiamo che i dannati sono tali proprio perché non vogliono pentirsi e sono irrevocabilmente chiusi nel loro rifiuto di Dio.
    Cito di nuovo il Catechismo
     
    1033″ Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. 628 Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola « inferno “.
     
    E il Catechismo degli adulti
     
    [1222] “La pena va intesa come esclusione dalla comunione con Dio e con Cristo: «Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità!» (Lc 13,27). «Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza» (2Ts 1,9). L’esclusione però non è subita passivamente: con tutto se stesso, a somiglianza degli angeli ribelli, il peccatore rifiuta l’amore di Dio: «Ogni peccatore accende da sé la fiamma del proprio fuoco. Non che sia immerso in un fuoco acceso da altri ed esistente prima di lui. L’alimento e la materia di questo fuoco sono i nostri peccati». L’inferno è il peccato diventato definitivo e manifestato in tutte le sue conseguenze, la completa incapacità di amare, l’egoismo totale. La pena è eterna, perché il peccato è eterno.
    Il dannato soffre, ma si ostina nel suo orgoglio e non vuole essere perdonato. Il suo tormento è collera e disperazione, «stridore di denti» (Lc 13,28), lacerazione straziante tra la tendenza al bene infinito e l’opposizione ad esso.”
     
    Ora, capite bene che è assolutamente impossibile che un dannato dica “adesso che sono morto mi pento amaramente della mia vita” e ” dì che sono pentito per quanti granelli di sabbia ci sono sulla spiaggia del mare” perché, se fosse così, cadrebbe tutto l’insegnamento sull’inferno come autoesclusione e sarebbe una pena inflitta da Dio contro la volontà del peccatore, cosa che il Magistero nega esplicitamente.
    Infatti il Catechismo dice esplicitamente che “L’esclusione però non è subita passivamente: con tutto se stesso, a somiglianza degli angeli ribelli, il peccatore rifiuta l’amore di Dio” e che “Il dannato soffre, ma si ostina nel suo orgoglio e non vuole essere perdonato” e questo esclude alla radice qualunque possibilità di pentimento (perché se si pentisse verrebbe perdonato da Dio).
    Perciò ritengo che bisogna andarci molto cauti con queste cose (figuriamoci poi quando si parla di bambini dannati).

    • Salve,
      Prima di continuare la discussione dobbiamo soffermarci sulla parte centrale del nostro ultimo commento poichè non l’ha presa in esame, la parte sulla quale abbiamo principalmente basato la questione (risponderemo poi a tutto il resto successivamente).
      Le chiediamo: come interpreta il passo di Anania e Saffira, ovvero Atti 5:1-11?
      Oltre ai santi anche gli evangelisti si sbagliavano?
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

      • In aggiunta al mio commento (che ho scritto e spero verrà pubblicato sotto la vostra domanda, per non fare confusione) in risposta a questa vostra domanda:
         
        “Prima di continuare la discussione dobbiamo soffermarci sulla parte centrale del nostro ultimo commento poichè non l’ha presa in esame, la parte sulla quale abbiamo principalmente basato la questione (risponderemo poi a tutto il resto successivamente).
        Le chiediamo: come interpreta il passo di Anania e Saffira, ovvero Atti 5:1-11?
        Oltre ai santi anche gli evangelisti si sbagliavano?”
         
        Permettetemi di aggiungere un estratto significativo dell’enciclica Spe salvi, del Papa emerito:
         
        “Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno [37]. Dall’altra parte possono esserci persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono [38].
        46. Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l’uno né l’altro è il caso normale dell’esistenza umana. Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un’ultima apertura interiore per la verità, per l’amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell’anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d’altro accadrà? San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un’idea del differente impatto del giudizio di Dio sull’uomo a seconda delle sue condizioni. Lo fa con immagini che vogliono in qualche modo esprimere l’invisibile, senza che noi possiamo trasformare queste immagini in concetti – semplicemente perché non possiamo gettare lo sguardo nel mondo al di là della morte né abbiamo alcuna esperienza di esso. Paolo dice dell’esistenza cristiana innanzitutto che essa è costruita su un fondamento comune: Gesù Cristo. Questo fondamento resiste. Se siamo rimasti saldi su questo fondamento e abbiamo costruito su di esso la nostra vita, sappiamo che questo fondamento non ci può più essere sottratto neppure nella morte. Poi Paolo continua: « Se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco » (3,12-15). In questo testo, in ogni caso, diventa evidente che il salvamento degli uomini può avere forme diverse; che alcune cose edificate possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna attraversare in prima persona il « fuoco » per diventare definitivamente capaci di Dio e poter prendere posto alla tavola dell’eterno banchetto nuziale.”
         

        Come si può facilmente capire, qui il Papa emerito inizialmente fa una suddivisione di due categorie “estreme” di persone:
         
        1) quando infatti scrive quanto segue “Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore” e qua sta evidentemente parlando dell’inferno, della dannazione eterna;
         
        2) quando invece si riferisce a quelle persone che “si sono lasciate interamente penetrare da Dio e di conseguenza sono totalmente aperte al prossimo – persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono” sta, piuttosto evidentemente, parlando dei Santi.
         
        Ma la cosa interessante è la sua affermazione secondo la quale “Secondo le nostre esperienze, tuttavia, né l’uno né l’altro è il caso normale dell’esistenza umana”.
        E qua viene da domandarsi “qual’è la sorta per quelle persone che non rientrano nei due estremi?
        La risposta del Papa emerito mi pare piuttosto chiara, quando scrive che
         
        “Nella gran parte degli uomini – così possiamo supporre – rimane presente nel più profondo della loro essenza un’ultima apertura interiore per la verità, per l’amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell’anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d’altro accadrà? San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, ci dà un’idea del differente impatto del giudizio di Dio sull’uomo a seconda delle sue condizioni. ”
         
        Qua sta evidentemente parlando del Purgatorio, infatti non manca di scrivere che “in ogni caso, diventa evidente che il salvamento degli uomini può avere forme diverse; che alcune cose edificate possono bruciare fino in fondo; che per salvarsi bisogna attraversare in prima persona il « fuoco » per diventare definitivamente capaci di Dio e poter prendere posto alla tavola dell’eterno banchetto nuziale” e questa è proprio la definizione di Purgatorio.
        Perciò anche il Papa emerito Joseph Ratzinger sembra condividere il pensiero che la maggior parte dell’umanità sia destinata alla salvezza tramite il Purgatorio (con una minoranza che andrebbe subito in Paradiso) e che siano tuttosommato poche le persone che finiranno col dannarsi.
        D’altronde Cristo stesso ha detto a Santa Faustina che sulla Croce “la Misericordia ha vinto la Giustizia”.
        Ripeto, io non sono uno di quelli che sostiene l’inferno vuoto, ma tra sostenere l’inferno vuoto e pensare che Dio tenga una specie di “contabilità dei peccati”, con un numero prestabilito di peccati passato il quale più non perdona (è diverso da una persona all’altra) ce ne passa parecchio.
        E se nemmeno i Papi (compresi Benedetto XVI e GPII) hanno più una concezione simile di Dio credo che un motivo ci sarà.
        Dovremmo ammettere, onestamente, che in passato abbiamo spinto le persone più ad essere “schiave” di Dio, che ad essere figli. Una concezione come quella che si trova negli antichi confessori, infatti, ispira solo terrore; non certo amore verso Dio.
        Questo come ho già detto non significa che approvi alcuni tentativi odierni che paiono quasi voler eliminare il concetto stesso di peccato e che negano l’esistenza dell’inferno e dei demoni, come ho già detto queste sono deviazioni gravi. Tuttavia ritengo che queste deviazioni siano state originate quasi per “contrappasso”, dopo secoli e secoli di pastorali della paura, dove ciò che emergeva non era certo un volto di Dio di Misericordia, di un Dio che ha nella Misericordia il Suo più grande attributo (.come ha insegnato Cristo stesso a Santa Faustina), ma semmai quella di un Giudice implacabile e terribile, che per i Suoi imperscrutabili motivi concedeva ad alcuni di salvarsi nonostante fossero degli aguzzini delle SS e avessero sulla coscienza qualche migliaio di ebrei (vedi Priebke) mentre dannerebbe altri al primo peccato, addirittura dei bambini piccolissimi. Un Dio che ha una specie di “contabilità” e decide che Tizio verrà dannato dopo il primo peccato mentre Caio si salverà nonostante un milione di peccati.
        Questa concezione è totalmente lontana dalla Chiesa, oggi (e non solo da quando c’è Papa Francesco, ma è stato così anche con BVI e GPII, basta leggere per quanto riguarda GPII la sua splendida enciclica Dives in Misericordia) e Cristo stesso tramite Santi come Santa Faustina ci ha fatto conoscere il vero volto di Dio, che per lungo tempo era rimasto soffocato. Il vero volto di Dio ci insegna che il peccato non avrà l’ultima parola a meno che non saremo noi a volerlo, perché Dio sempre perdona, e che sono i dannati che si escludono volontariamente e irrevocabilmente dalla salvezza che Dio offre a tutti, fino all’ultimo istante.Il Dio delle pastorali della paura, invece, evocava una Fede nella quale il peccato pervadeva ogni cosa, una Fede nella quale ogni più piccolo peccato poteva, indipendentemente dalla nostra volontà, condannarci all’inferno eterno, una Fede nella quale veniva sminuito il sacrificio di Cristo, quasi come se non fosse morto per salvare tutti ma per condannarci ancora di più per le nostre trasgressioni.
        Questo secondo me era un rapporto malato con Dio.

      • Voi mi domandate
        “Le chiediamo: come interpreta il passo di Anania e Saffira, ovvero Atti 5:1-11?
        Oltre ai santi anche gli evangelisti si sbagliavano?”
         
        Perciò vi devo chiedere scusa perché ho postato ben due risposte alla vostra domanda nel posto sbagliato (come potete vedere in alto). Riposto quindi qui la mia risposta e cassate pure le altre due.
        Dunque, riguardo alla questione di Anania e Saffira direi che:
         
        1) prima di tutto la morte di ciascuno di noi è sempre la conseguenza di cause seconde, non credo che esista un caso di morte voluta direttamente da Dio, tantomeno al fine di condannare il peccatore (visto che Dio stesso ci dice di perdonare 70 volte 7, cioè sempre in pratica, potete immaginare bene che sarebbe del tutto insensato che chiedesse ai peccatori di perdonare 70 volte 7 se Lui dannasse le persone dopo due o tre peccati)
         
        2) secondariamente, la Bibbia non può essere letta letteralmente in ogni sua parte (altrimenti dovremmo ritenere che Dio nell’antichità ordinasse di sfasciare i crani dei bambini delle popolazioni nemiche di Israele e ordinasse di lapidare i peccatori, e sono tutte robe scritte in vari passi di Esodo e Deuteronomio ma io sinceramente non credo minimamente che Dio abbia mai ordinato delle atrocità simili), e per quanto riguarda il passo da voi indicato vi segnalo questo link http://www.sanpaolo.org/bibbia/archivio/bibbia0160.pdf
         
        3) molto più prosaicamente, se certe rivelazioni fossero corrette avrebbe torto il Magistero, che dichiara che la dannazione è un atto di volontà propria, di autoesclusione, rifiutando sia l’idea che Dio possa essere ‘”l’autore” della perdizione altrui, sia l’idea della doppia predestinazione (che è strettamente correlata con l’idea che Dio possa essere l’autore dell’altrui dannazione. La Chiesa invece insegna che tutti gli uomini sono predestinati al Paradiso e che solo coloro che dicono un no eterno a Dio si dannano, perché Dio rispetta il libero arbitrio umano).
        Secondo me questi sono alcuni punti fermi da cui partire. Altrimenti dovrei quotare diversi passi dell’Antico Testamento che, se presi letteralmente (cosa che il Magistero non fa, grazie a Dio) farebbero sembrare il dio coranico un dio di pace e di bontà.
        Atrocità del genere (che fanno davvero sembrare gente come Hitler e Pol Pot delle brave persone):
         
        Levitico, 26:27-29 ” Se, nonostante tutto questo, non vorrete darmi ascolto, ma vi opporrete a me, anch’io mi opporrò a voi con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie”
         
        Numeri, 15:32-36 “Mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che l’avevano trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mosè, ad Aronne e a tutta la comunità. Lo misero sotto sorveglianza, perché non era stato ancora stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori dell’accampamento». Tutta la comunità lo condusse fuori dell’accampamento e lo lapidò; quello morì secondo il comando che il Signore aveva dato a Mosè.”
         
        Numeri, 21:3 “Il Signore ascoltò la voce d’Israele e gli consegnò nelle mani i Cananei; Israele votò allo sterminio i Cananei e le loro città e quel luogo fu chiamato Corma”.
         
        Numeri, 31:17-18 ( Qua Dio avrebbe ordinato a Mosè di uccidere ogni maschio madianita tra i bambini di stuprare tutte le fanciulle rimaste illibate) “ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi.”
         
        Geremia 16.1-4 “Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Non prendere moglie, non avere figli né figlie in questo luogo, perché dice il Signore riguardo ai figli e alle figlie che nascono in questo luogo e riguardo alle madri che li partoriscono e ai padri che li generano in questo paese: moriranno di malattie strazianti, non saranno rimpianti né sepolti, ma diverranno come letame sul suolo. Periranno di spada e di fame; i loro cadaveri saranno pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra”.
         
        Come dicevo, atrocità del genere non vengono lette letteralmente dalla Chiesa, come se Dio fosse il mandante di questi ordini indegni persino di un Hitler o di un Pol Pot.
        Non è questione di cose “scomode” o “medievali”, è proprio che nessun uomo sano di mente può concepire un Dio che dia ordini del genere.

      • E riguardo ai bambini, francamente io sono convinto che non si dannino mai, e di ciò era convinta anche Santa Teresa di Lisieux
        http://www.piccolesuoresantateresa.org/LaPiccolaVia.asp
         
        “I fanciulli non si dannano”
        (da “Consigli e Ricordi”)
         
        Perciò i fanciulli non si dannano.
        Non si dannano perché l’unica loro caratteristica è quell’apertura di cuore che impedisce l’indurimento e il rifiuto.
        Non si dannano perché la loro fiducia è tale da superare qualsiasi abisso.
        Non si dannano perché portano nelle loro mani innocenti tutto il sangue di Cristo innocente.
        Non si dannano perché invocano con la loro stessa esistenza la maternità di Maria.
        Non si dannano perché a un bambino Dio può aprire sempre le braccia.”
         
        Poi teoricamente è possibile che un bambino sia già cosi corrotto da rifiutare irrevocabilmente la salvezza (anche se lo ritengo del tutto improbabile) ma di certo sono sicuro che Dio non dannerebbe mai e poi mai di proposito un bambino al primo peccato, come si legge in certi scritti, perdonate l’espressione forte, terroristici di certi Santi.
        Dobbiamo sempre ricordare che il demonio cerca di fare di tutto per gettare i peccatori nella disperazione della salvezza, al fine di far sì che loro perdano fiducia nella bontà di Dio (pensando ad un Dio “contabile” che concede ad alcuni di peccare quattro volte e poi li manda all’inferno), e per questa ragione può ingannare anche i Santi.
        Vedete la rivelazione che ho riportato sopra di San Leonardo di Porto Maurizio secondo la quale nella stessa in cui mori San Bernardo, sarebbero morte trentamila persone, delle quali si sarebbero dannate alla pena eterna ben ventinovemilanovecentonovantacinque.
        Tralasciando la totale impossibilità di un simile fatto (perché se fossero morte 30.000 persone in un’ora ciò vorrebbe dire che in un anno ne sarebbero morte più di 255.000.000, peccato che nel primo millennio la popolazione mondiale fosse di 250.000.000 di persone e che oggi, con 7 miliardi e mezzo di persone, abbiamo tra i 60 e i 70 milioni di decessi l’anno) a me sembra chiaro che se quella rivelazione è avvenuta davvero e coloro che l’hanno riferita erano in buona Fede, si sia trattato di un grande inganno del demonio, per far disperare le persone della bontà di Dio.
        Infatti chi potrebbe avere speranza se si salvassero in cinque su trentamila? Il demonio gioca molto su queste cose per ingannare le persone. Io credo che le rivelazioni private che instillano disperazione e terrore (o errori teologici gravissimi, come la testimonianza su quell’anima dannata che sarebbe “pentita”, cosa impossibile perché i dannati sono tali proprio perché irrevocabilmente chiusi alla Grazia e al pentimento, giacchè se si pentissero verrebbero perdonati e l’inferno non sarebbe eterno) o sono invenzioni oppure, quando sono vere, sono inganni satanici.
         
        “Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce” (2 Cor 11,14).

  3. Sinceramente io penso che ciò che ha detto Padre Cavalcoli nel post che ho quotato sopra sia la verità, cioè che al momento della morte Dio si offre a tutti e solo coloro che rifiutano di pentirsi anche lì si dannano.
    Non credo affatto che Dio mandi la morte improvvisa su qualcuno senza dargli la possibilità di una grazia finale, onestamente, e se notate è ciò che ha detto anche Santa Faustina.
    Perciò credo che se dei bambini possono dannarsi è perché, a dispetto dell’età, sono già evidentemente così corrotti da rifiutare il pentimento offerto loro da Dio in punto di morte.
    In caso contrario tutto il discorso del Catechismo sull’inferno come autoesclusione andrebbe a farsi benedire.
    Cito di nuovo Cavalcoli
     
    “Al momento della morte, nel quale l’anima si separa dal corpo, Dio Si offre con chiarezza per l’ultima volta come oggetto di scelta. Per l’ultima volta Egli offre la sua misericordia salvifica. E’ l’ultima chance. Se la misericordia è rifiutata, resta la giustizia, ossia la dannazione. A questo punto, l’anima può scegliere con totale certezza… a differenza di quanto avveniva nella vita terrena, durante la quale, per l’oscurità dell’esistenza e l’oscillazione della volontà, poteva sempre mettere in discussione la scelta fatta”.
     
    E Santa Faustina
     
    “26. Nell’ora estrema della morte. — La misericordia di Dio raggiunge molte volte il peccatore nell’ora estrema in un modo singolare e misterioso. Esteriormente si direbbe che ormai tutto sia perduto, ma non è così. L’anima, illuminata dal raggio di una potente ultima grazia, nel momento conclusivo può rivolgersi a Dio con tanta forza d’amore che, in un attimo, riceve da lui il perdono delle colpe e il condono delle pene. Esternamente però, non vediamo nessun segno di pentimento, né di contrizione, perché il morente non reagisce più visibilmente. Quanto la misericordia di Dio è inscrutabile! Ma, orrore! Vi sono ancne delle anime che, volontariamente e coscientemente, respingono perfino l’estrema grazia con disprezzo!
    Sia detto, dunque, che anche in piena agonia, la divina misericordia depone nell’intimo dell’anima questo momento di chiarezza, mediante il quale l’anima, se vuole, trova la possibilità di ritornare a lui. Accade tuttavia che vi siano anime di un tale interiore incallimento, da scegliere consapevolmente l’inferno, rendendo vane non solo le preghiere innalzate a Dio per esse, ma vanificando perfino gli sforzi medesimi di Dio.”
     
    Se non ammettiamo queste dottrine a mio avviso la dottrina dell’inferno come autoesclusione decadrebbe. Io credo che sia così perché mi è impossibile credere che Dio non faccia di tutto per salvare le persone.
    Infatti non nego che ci sia chi si danna, ma penso però che se Dio offre a tutti quest’ultima chance in punto di morte i salvati superino di molto i dannati. Anche Padre Pio (che aveva contatti diretti con Gesù) diceva che “non molte anime vanno all’inferno”.
    E secondo me ammettere che Dio offra a tutti la possibilità di salvarsi e solo coloro che DELIBERATAMENTE E COSCIENTEMENTE rifiutano la salvezza si dannino è necessario per non ammettere la dottrina della doppia predestinazione.
    Se, infatti, Dio desse ad alcuni tutte le Grazie necessarie per salvarsi mentre ad altri le negasse, avremmo de facto la dottrina della doppia predestinazione che la Chiesa non ha mai accettato: avremmo cioè da un lato l’aguzzino delle SS al quale viene concesso di vivere 100 anni affinché si salvi, dall’altro un bambino dannato per peccati da poco. Sarebbe per l’appunto la dottrina della doppia predestinazione, secondo la quale chi nasce “eletto” può commettere i crimini peggiori che tanto Dio gli darà la possibilità di salvarsi mentre un altro che nasce “non eletto” verrebbe punito con l’inferno eterno ai primi peccati.
     
    Ultima nota
     
    “Suor Maria Josefa Menendez quando, in una visione dell’inferno, vide una fanciulla che malediva i genitori per aver assecondato tutti i suoi capricci.”

    Questo mi sembra teologicamente impossibile, visto che i dannati sono chiusi (come insegna la Chiesa) irremovibilmente nel loro peccato e non si pentirebbero mai e poi mai. Perciò mi sembra assai improbabile una cosa del genere.
    Infatti sulle visioni che non sono approvate al 100% dalla Chiesa secondo me è meglio andarci molto cauti.
    Vi faccio un esempio: c’è uno scritto di San Leonardo da Porto Maurizio, che dice: “San Vincenzo Ferreri riferisce, che un arcidiacono di Lione in Francia rinunciò alla sua dignità, e per zelo dell’anima sua si ritirò in un deserto a far penitenza. Spirò lo stesso giorno e ora in cui mori San Bernardo, e apparendo poi al suo Vescovo gli disse: “Monsignore sappiate che nella stessa ora in cui io spirai morirono trentamila persone; di queste l’Abate Bernardo e io salimmo al Cielo senza dilazione alcuna, tre al Purgatorio, e tutte le altre ventinovemilanovecentonovantacinque precipitarono all’inferno””.
     
    Ora, questo è semplicemente impossibile.
     
    Se, infatti, nella medesima ora in cui è morto san Bernardo fossero morte 30.000 persone, ciò significherebbe che in quella giornata ne sarebbero morte 720.000 e che in un anno tali morti sarebbero arrivate a 255.500.000! Cifra assurda, se si pensa che oggi le morti all’interno dell’intero pianeta vanno dai sessanta ai settanta milioni l’anno.
    Ancor più assurda se si tiene presente quanto riferiscono gli storici, e cioè che nel primo millennio la popolazione mondiale si mantenne sul numero di 250.000.000 persone circa.
    Inoltre vi faccio notare un’altra cosa: i Santi dei “giorni nostri”, come Natuzza Evolo e Padre Pio, che avevano contatti diretti con le anime dei defunti, a chi gli chiedeva qualcosa riguardo ai propri cari rispondevano sempre che erano o in Paradiso o in Purgatorio; quasi mai dicevano che qualcuno fosse all’inferno.
     
    Perciò io penso che ci siano buoni motivi per sperare nella salvezza della maggior parte dell’umanità.

  4. Cari amici, io credo che sia la visione più tradizionale, centrata più sulla Giustizia di Dio, che la visione più moderna centrata sulla Misericordia di Dio più che sulla Sua Giustizia, siano entrambe giuste.
    Mi spiego: in Dio coesistono sia Misericordia che Giustizia, ma la Sua Giustizia è stata abbondantemente soddisfatta dal sacrificio di Nostro Signore sulla Croce.
    Questo non rende inapplicabile la Giustizia di Dio sugli uomini ma diciamo che la Misericordia sulla Croce ha vinto la Giustizia.
    Perciò chi si danna? Chi rifiuta irrevocabilmente la Misericordia di Dio dicendoGli un no eterno.
     
    Cito da questo articolo http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/06/01.06.2016-Giovanni-Cavalcoli-MISERICORDIA-E-CONDANNA-ETERNA.pdf
     
    uno scritto di Padre Cavalcoli
     
    “Al momento della morte, nel quale l’anima si separa dal corpo, Dio Si offre con chiarezza per l’ultima volta come oggetto di scelta. Per l’ultima volta Egli offre la sua misericordia salvifica. E’ l’ultima chance. Se la misericordia è rifiutata, resta la giustizia, ossia la dannazione. A questo punto, l’anima può scegliere con totale certezza… a differenza di quanto avveniva nella vita terrena, durante la quale, per l’oscurità dell’esistenza e l’oscillazione della volontà, poteva sempre mettere in discussione la scelta fatta”.
    A me sembra una cosa estremamente sensata. La prima lettera a Timoteo ci insegna che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della Verità: il Suo sacrificio nel Figlio ha soddisfatto abbondantemente la Giustizia di Dio per tutti i peccati passati, presenti e futuri.
    Quindi chi è che, concretamente, non arriva a beneficiare degli infiniti meriti guadagnati dal Figlio sulla Croce?
    Chi rifiuta Cristo, ma questa deve essere una decisione consapevole e irrevocabile, perché Lui offre una Grazia finale a tutti, anche a chi muore di morte improvvisa in stato di peccato, e solo chi rifiuta quest’ultima Grazia si danna volontariamente (dopotutto è per questo che i dannati non possono essere salvati, non perché Dio non voglia perdonarli ma perché sono loro che non vogliono essere perdonati).
    Questo concetto è stato spiegato bene anche da Santa Faustina Kowalska, una nostra Santa canonizzata che ha avuto contatti diretti col Signore.
     
    Cito ciò che disse Santa Faustina http://www.santorosario.net/santafaustina.htm
     
    “26. Nell’ora estrema della morte. — La misericordia di Dio raggiunge molte volte il peccatore nell’ora estrema in un modo singolare e misterioso. Esteriormente si direbbe che ormai tutto sia perduto, ma non è così. L’anima, illuminata dal raggio di una potente ultima grazia, nel momento conclusivo può rivolgersi a Dio con tanta forza d’amore che, in un attimo, riceve da lui il perdono delle colpe e il condono delle pene. Esternamente però, non vediamo nessun segno di pentimento, né di contrizione, perché il morente non reagisce più visibilmente. Quanto la misericordia di Dio è inscrutabile! Ma, orrore! Vi sono ancne delle anime che, volontariamente e coscientemente, respingono perfino l’estrema grazia con disprezzo!
    Sia detto, dunque, che anche in piena agonia, la divina misericordia depone nell’intimo dell’anima questo momento di chiarezza, mediante il quale l’anima, se vuole, trova la possibilità di ritornare a lui. Accade tuttavia che vi siano anime di un tale interiore incallimento, da scegliere consapevolmente l’inferno, rendendo vane non solo le preghiere innalzate a Dio per esse, ma vanificando perfino gli sforzi medesimi di Dio.”
     
    In questo modo è salva sia l’infinita Misericordia di Dio che la Sua Giustizia.
    D’altronde è vero che è morto perché la Misericordia trionfasse sulla Giustizia e gli uomini potessero salvarsi, ma è altrettanto vero che Dio rispetta il libero arbitrio dell’uomo.

    • Salve,
      Chiaramente ci sono delle precisazioni da fare – quelle teologiche le ha già fatte lei, pertanto non aggiungiamo nulla.
      La Misericordia, già come era solito dire tra i maestri ebraici prima della venuta di Cristo, “addolcisce” la severità del Signore.
      Santa Faustina stessa, nei suoi diari, sottolinea come il demònio la tormentava perchè lei si era prodigata molto nel parlare dell’infinita Misericordia del Signore. Santa Gemma Galgani, mentre pensava alle sue infinite miserie, si sentì dire dal suo angelo custode: “La Misericordia di Dio è più grande di tutto“.
      Tuttavia l’incarnazione di Cristo porta con sé, così come dice esplicitamente il testo greco del Nuovo Testamento, il rinnovamento di un segno all’umanità: il segno di Giona (κήρυγμα Ἰωνᾶ). Cosa fa intendere questo segno? Che la redezione e il perdono sono accessibili a tutti, MA a condizione che ci sia un pentimento, il pentimento di Ninive.
      Abbiamo pubblicato, in concordanza con l’autore Lode Allo Spirito Santo, questo articolo poichè riprende una riflessione portata avanti da Venite ad me diverse volte nel corso degli ultimi anni: ovvero la sempre più diffusa volontà all’interno del Cattolicesimo d’eliminare ogni riferimento al peccato nella dottrina, nei testi, nelle omelie, nei libri.
      Questa opera di distruzione sta avvenendo su più fronti, e ne hanno preso parte anche non pochi religiosi e pseudo-religiosi, attratti sempre di più da assurde richerche psicologiche e dalla vanagloria.
      Abbiamo addirittura avuto modo di sentire, durante una messa, il sacerdote pronunciare: “chiediamo perdono a Dio per i nostri limiti” (quando la formula invece recita “chiediamo perdono a Dio per i nostri peccati”). Limiti? Da quando in qua un peccato è un limite, e da quando in qua un limite umano è qualcosa per cui chiedere scusa?
      Al massimo se ne può prendere atto di fronte al Signore, ma non è un’azione volontaria malvagia come il peccato.
      Ecco, contro tutte queste sottigliezze teologiche create apposta per obnubilare i fedeli, contro le sostituzioni volute in malafede, contro gli occultamenti, contro chi preferisce la gloria del mondo: tutto ciò vogliamo “combattere” ricordando la Verità della Giustizia.
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

      • E io sono d’accordo con voi. Tuttavia voglio far presente una cosa: forse oggi c’è cosi tanto focus sulla Misericordia divina perché in passato ci sono state diverse concezioni errate riguardanti la Sua Giustizia.
        Non me ne vogliate, ma con tutto il rispetto per Sant’Alfonso Maria De Liguori (a lui devo tutto il rispetto che ogni cattolico deve ai Santi) nella sua opera “apparecchio alla morte” di inesattezze ce ne sono parecchie a mio giudizio, e anche molto gravi (e ripeto, dico ciò con grande rispetto per quel Sant’uomo che era Sant’Alfonso, non mi azzardo minimamente a pensare che abbia scritto certe cose in malafede) come la seguente citazione presa da qui http://www.santorosario.net/apparecchio/18.htm
         
        “Dice quel peccatore: Ma Dio è di misericordia. Rispondo, e chi lo nega? La misericordia di Dio è infinita, ma con tutta questa misericordia, quanti tutto dì si dannano? “Veni ut mederer contritis corde” (Is 61,1). Dio sana chi tiene buona volontà. Egli perdona i peccati, ma non può perdonare la volontà di peccare. Replicherà: Ma io son giovine. Sei giovine? ma Dio non conta gli anni, conta i peccati. E questa tassa de’ peccati non è eguale per tutti; ad alcuni Dio perdona cento peccati, ad un altro mille, ad un altro al secondo peccato lo manderà all’inferno. Quanti il Signore ce ne ha mandati al primo peccato? Narra S. Gregorio che un fanciullo di cinque anni, in dire una bestemmia, fu mandato all’inferno. Rivelò la SS. Vergine a quella serva di Dio Benedetta di Fiorenza che una fanciulla di 12 anni al primo peccato fu condannata. Un altro figliuolo di 8 anni anche al primo peccato morì e si dannò. Dicesi nel Vangelo di S. Matteo (Matth 21) che ‘l Signore la prima volta che trovò quell’albero di fico senza frutto, subito lo maledisse, “nunquam ex te nascatur fructus”, e quello seccò. Un’altra volta disse: “Super tribus sceleribus Damasci, et super quatuor non convertam eum” (Amos 1,3). Forse alcun temerario vorrà chiedere ragione a Dio, perché ad uno vuol perdonare tre peccati, e quattro no? In ciò bisogna adorare i divini giudizi, e dire coll’Apostolo: “O altitudo divitiarum sapientiae et scientiae Dei; quam incomprehensibilia sunt iudicia eius, et investigabiles viae eius!” (Rom 11,33). S. Agostino: “Novit ille cui parcat, et cui non parcat. Quibus datur misericordia, gratis datur, quibus non datur, ex iustitia non datur”.
         
        Questi sono a mio avviso gravissimi errori che danno un’idea completamente sbagliata di Dio, come se fosse un tiranno che aspetta al varco le persone per dannarle alla prima caduta, addirittura dei bambini.
        Nello scenario dipinto da Sant’Alfonso avremmo Dio che danna un bambino al primo peccato commesso mentre gente come Erich Priebke, il boia delle fosse ardeatine, si salverebbe (e non sto negando che possa essersi salvato, visto che ha preso i sacramenti e pare che fosse pentito, sto dicendo che l’uomo non può accettare un Dio che permette ad un boia delle SS di salvarsi e contemporaneamente danna un bambino al primo peccato, ciò sarebbe la negazione sia della Misericordia di Dio che della Sua Giustizia).
        Dico di più: la stessa idea che sia Dio che “attivamente” danna il peccatore contro la sua (del peccatore) volontà (tesi che emerge chiaramente da molti scritti dei secoli passati e che veniva insegnata ai cristiani come se fosse verità rivelata) è gravemente erronea alla luce del Magistero odierno.
        Infatti il Catechismo ci insegna quanto segue http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p123a12_it.htm
         
        1033″ Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. 628 Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola « inferno “.
         
        L’inferno è quindi autoesclusione volontaria, che implica il rifiuto irrevocabile della Misericordia e della Salvezza che Dio offre a tutti.
        Lo stesso concetto è ribadito nel Catechismo degli adulti http://www.educat.it/catechismo_degli_adulti/&iduib=3_3_32_6
         
        [1222] “Piuttosto la pena va intesa come esclusione dalla comunione con Dio e con Cristo: «Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità!» (Lc 13,27). «Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza» (2Ts 1,9). L’esclusione però non è subita passivamente: con tutto se stesso, a somiglianza degli angeli ribelli, il peccatore rifiuta l’amore di Dio: «Ogni peccatore accende da sé la fiamma del proprio fuoco. Non che sia immerso in un fuoco acceso da altri ed esistente prima di lui. L’alimento e la materia di questo fuoco sono i nostri peccati». L’inferno è il peccato diventato definitivo e manifestato in tutte le sue conseguenze, la completa incapacità di amare, l’egoismo totale. La pena è eterna, perché il peccato è eterno.
        Il dannato soffre, ma si ostina nel suo orgoglio e non vuole essere perdonato. Il suo tormento è collera e disperazione, «stridore di denti» (Lc 13,28), lacerazione straziante tra la tendenza al bene infinito e l’opposizione ad esso.”
         
        Questi insegnamenti sull’inferno come autoesclusione ritengo che siano magnificamente completati (non solo: ritengo che la necessitino razionalmente, perché si possa parlare di autoesclusione) dalla dottrina della Grazia finale, secondo la quale a tutti viene data la possibilità di morire in Grazia, anche ad un cattolico che, per esempio, dovesse fare un incidente mortale e morire sul colpo dopo aver commesso un peccato, visto che tra la morte e la separazione dell’anima dal corpo [che rappresenta la morte vera e propria] in genere passa del tempo, vedere qui http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1197
         
        L’insegnamento del Magistero odierno è come vedete quanto di più lontano ci sia dall’idea che Dio danni le persone per un solo peccato o che, addirittura, tenga una specie di “contabilità dei peccati” concedendo ad uno di poterne compiere anche un milione e salvarsi mentre al contempo manda la morte su un altro povero disgraziato al primo peccato mortale commesso al fine di dannarlo.
        Perciò amici, se da un lato capisco e condivido la vostra giusta preoccupazione, dall’altro non posso fare a meno di pensare che tale “slittamento” odierno sia dovuto in buona parte ad una esagerazione nei secoli passati riguardo alla Giustizia divina, che veniva presentata in un modo totalmente erroneo dipingendo Dio come un tiranno arbitrario, un Dio del quale si poteva solo avere il più sordo terrore e che di certo ha poco a che vedere con la bontà di Gesù.
        In un certo senso non è poi così lontano dalla verità dire che da tali concezioni di Dio e del peccato l’uomo in passato sia stato “schiavizzato”.
        Di fatto il rapporto che si veniva a creare tra il credente e Dio era estremamente simile a quello di uno schiavo col suo padrone, piuttosto che assomigliare a quello di un figlio col padre, ed è stato così per molti secoli.
        La Chiesa oggi vuole insegnarci (forse anche perché l’umanità è maturata rispetto al passato, sotto certi aspetti) ad essere figli di Dio, e non schiavi. Questo è ciò che mi pare voglia insegnarci tutto questo Pontificato di Papa Francesco. Non che il peccato non esista ma che Dio è più grande del peccato e vuole la salvezza di tutti.

        • Salve,
          Dobbiamo fare attenzione ai termini e sviscerare nel profondo lo scritto di Sant’Alfonso, il quale non è in contraddizione con il resto che ha citato.
          Consigliamo sempre a tutti i lettori di non prodigarsi in accuse contro gli scritti dei santi, di qualunque tipo: non abbiamo né gli strumenti né la capacità di discernimento adatta. Un santo ha una visione del mondo spirituale più avanzata della nostra.
          Oltretutto, la stessa cosa è narrata da Don Bosco quando parla delle giovani bambine d’una nobildonna che erano state dannate per l’eccessiva vanità, e dalla mistica Suor Maria Josefa Menendez quando, in una visione dell’inferno, vide una fanciulla che malediva i genitori per aver assecondato tutti i suoi capricci.
          Ora, ipotizziamo che un santo possa sbagliarsi. Ma due o tre insieme? Chiaramente no.
          Questa è una triste verità: anche i bambini – quelli pienamente coscienti delle proprie azioni – possono dannarsi.
          Che la morte li colpisca dopo aver commesso un peccato grave non è cosa estranea al Cristianesimo: Anania e Saffira (Atti 5:1-11) ce lo ricordano, può accadere a tutti. In aggiunta, abbiamo in questa occasione ritrovato uno scritto d’un certo Padre Gautier di Torino (datato 1800, “Dimostrazione del cattolico domma della sacramental confessione“) in cui egli ricorda al lettore casi di morte a seguito di comunioni sacrileghe.
          Ciò può accadere sia ai bambini che agli adulti. Noi, che siamo peccatori ma cerchiamo di continuare il cammino cristiano, supplichiamo infatti il Signore tramite le Litaniae Sanctorum: “A subitanea et improvisa morte, R. libera nos, Domine“.
          Nel caso dei fanciulli tutto ciò non avviene di certo a caso, e il Signore non lo fa di certo per crudeltà. Anzi: più sono piccoli e minore è la loro sofferenza all’inferno. Se Dio lascia che la morte li colpisca in giovane età è perchè, con tutta probabilità, ha visto nel loro futuro e nel loro cuore nessuna volontà di pentimento e redenzione, e vuole risparmiargli maggiori sofferenze nell’eternità. Il Signore ha sempre i suoi motivi, e noi non possiamo neppure lontanamente pensare di sapere nel dettaglio le motivazioni dei giudizi dell’Eterno.
          I piani di Dio sono per la salvezza di tutti, ed a chi non si vuole salvare in nessun modo viene comunque evitata maggiore pena nell’aldilà. Anche questa, per quanto si possa far fatica a comprenderlo, è Compassione Divina.
          Vi è comunque da aggiungere un fattore non di poco conto: se sempre più persone si dannano è anche perchè nessuno dei fedeli prega per loro. La preghiera d’intercessione per i peccatori – che siano bambini o meno – è uno strumento con cui molti di questi potrebbero essere convertiti prima d’essere colpiti da morte subitanea. In un certo senso è giusto dire che la responsabilità è anche, in parte, la nostra, e la Madonna di Fatima ce lo ha ricordato.
          Questi sono discorsi che in molti ritengono “duri”, “scomodi”, addirittura “medievali”, lo sappiamo benissimo, ma ciò ha sempre fatto parte della dottrina cattolica, non ci stiamo inventando nulla. La Misericordia non può esistere senza Giustizia; la Chiesa, nei secoli passati, non negava la prima, ma semplicemente era più saggia nel bilanciare le due.
          Oggi si arriva a dire che anche gli atei vanno in paradiso (!): sono affermazioni che, senza le giuste note teologiche, si avvicinano pericolosamente all’eresia. L’umanità purtoppo non matura, regredisce: tutti si vogliono sentir dire che sono bravi, che sono nel giusto qualsiasi cosa facciano, che i peccati sono solamente frutti di “situazioni esistenziali” (cit. Conférence catholique des baptisé-e-s francophones). Questo ci sembra, piuttosto, tragico infantilismo, e la Chiesa lo sta assecondando.
          L’immutabile dottrina cattolica e la “Verità che rende liberi” (Giovanni 8:32) vogliono invece l’uomo maturo, responsabile, pensante, capace di distinguere la linea tra il bene e il male.
          Ci sentiamo di sottolineare dunque, in conclusione, le parole di Sant’Alfonso: “Forse alcun temerario vorrà chiedere ragione a Dio, perché ad uno vuol perdonare tre peccati, e quattro no?
          I giudizi del Signore sono grandemente diversi da quelli degli uomini.
           
          La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
          La redazione

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