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I detti dei Padri del deserto

Scritto da , sezione: Santi & Profezie 3526 0

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Nei primissimi secoli dell’era cristiana l’Egitto vide una splendida fioritura di gruppi monastici, d’asceti e grandi apologeti. Questo interessante periodo storico vide infatti la formazione della comunità Copta – divisa poi in Chiesa Copta Ortodossa e Chiesa Copta Cattolica – e la nascita di movimenti filosofico-religiosi come gli stiliti, ovvero gli eremiti cristiani che per mortificazione si adattavano a vivere in cima ad un pilastro o a una colonna come testimonianza di fede.
Ma il gruppo che più di tutti lascerà la sua impronta nella storia fu senza dubbio quello degli eremiti del deserto, coloro che conosciamo come Padri del deserto.
Essi erano monaci che vivevano in piccole comunità o in completo isolamento in grotte o anfratti, cibandosi di quel poco che il deserto offriva. Passavano le loro giornate tra il lavoro, la meditazione, la preghiera e la veglia: alcuni di loro si sottoponevano ad estenuanti privazioni e moritificazioni, arrivando a dormire solamente un’ora a notte. Uomini di grande discernimento e profondità spirituale, fondarono diversi monasteri nella zona di Wādī al-Natrūn. Questi monasteri, alcuni dei quali ancora oggi esistenti, sono considerati tra i più antichi della cristianità.
I loro detti (αποφθεγμα), ovvero delle massime spirituali o episodi della loro vita, ci sono stati tramandati nella maggior parte dei casi dai loro discepoli, e contengono delle brevi narrazioni o direzioni spirituali.
Sebbene esista una collezione assai vasta, abbiamo deciso di raccogliere alcuni tra i più interessanti detti dei Padri maggiori, così distanti nel tempo eppure mai così attuali.
Per approfondimenti consigliamo il seguente link: La spiritualità dei Padri del deserto.
 
 

Agatone

Agatone

Di Abba Agatone (IV secolo d.C.) non si hanno molte notizie. Sappiamo che fu un uomo estremamente umile e mansueto che visse inizialmente nella depressione desertica di Wādī al-Natrūn. Trascorse l’ultimo periodo della sua vita in altre locazioni vicino al fiume Nilo.
 

Abba Agatone era solito dire: “Se l’uomo non conserva i Comandamenti di Dio, non potrà mai fare progressi, nemmeno in una singola virtù.”
Un novizio allora gli chiese: “Di tutte le virtù, qual’è quella che richiede maggiore sforzo per conquistarla e mantenerla?”. Egli rispose: “Credo non ci sia lavoro più faticoso e duro della preghiera a Dio. Infatti ogniqualvolta un uomo voglia pregare i demòni cercano d’impedirglielo, perchè sanno che ostacolare quella preghiera significa ostacolare il suo cammino. Qualunque lavoro l’uomo intenda fare, se persevera, riuscirà a farlo. Ma la preghiera è una battaglia sino all’ultimo respiro.”

 
Abba Agatone un giorno disse così ad un novizio: “Se qualcuno a cui sono molto affezionato mi porta a compiere delle azioni poco buone, devo assolutamente allontanarlo. Un uomo deve in ogni momento temere e ricordarsi dei giudizi di Dio.”
 
Abba Agatone era anche solito dire: “In vita mia non sono mai andato a dormire provando rancore verso qualcuno. Allo stesso modo, per quanto mi è stato possibile, ho cercato di non mandare nessuno a dormire provando rancore verso di me.”

Ammonio

Ammonio di Nitra

Abba Ammonio (Ἀμμώνας, IV secolo d.C.) fu amico del rinomato Sant’Antonio abate (251 circa – 357) e proprio quest’ultimo, alla morte del caro amico, scrisse d’aver ricevuto una visione nella quale “l’anima di Ammonio veniva portata in Paradiso dagli angeli”.
A lui si deve la compilazione d’una lista di regole per la vita ascetica (κεφάλαια) arrivata sino ai giorni nostri sotto forma di manoscritto.

 
Un novizio chiese ad Abba Ammonio: “Aiutami, dammi un consiglio”. Egli rispose: “Va’ e rendi i tuoi pensieri simili a quelli dei carcerati che hanno commesso un crimine. Essi infatti si chiedono sempre quando verrà il giudice, attendendo con ansia il suo arrivo. Allo stesso modo il monaco deve accusarsi in ogni momento, dicendo «sono un disgraziato, come potrò presentarmi nel tribunale di Dio? Cosa potrò dire in mia difesa?». Ecco, se continui a ripeterti e pensare questo, allora forse potrai salvarti.”
 
Abba Ammonio, per ricordare agli altri quanto fosse difficile e lungo il cammino cristiano, era solito dire: “Ho passato quattordici anni pregando giorno e notte il Signore affinchè mi aiutasse a domare l’ira.”
 
Un novizio chiese ad Abba Ammonio: “Qual’è la via angusta?” (Matteo 7:14). Egli rispose: “La via angusta e stretta è quella del controllo dei propri pensieri, è quella dello spogliarsi delle proprie ambizioni e volontà per amore di Dio, per segure la Sua volontà. Questo è anche il significato della frase ‘Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito’ (Matteo 19:27).”

Antonio il Grande

Antonio il Grande

Abba Antonio il Grande (251 circa – 357 d.C.), meglio conosciuto come Sant’Antonio Abate, fu il più importante monaco eremita della storia paleocristiana.
Lasciata la vita pubblica in favore della solitudine del deserto a venti anni, vide la sua fama crescere in maniera esponenziale per via della sua grande saggezza ed umiltà.
Visse per decenni in una grotta, nel completo isolamento: qui venne a più riprese tentato e percosso duramente dal demònio, il quale era infastidito dalla profonda spiritualità del monaco.
Uomo di grande preghiera e rinuncia, Antonio si adoperava in maniera regolare alla cura dei malati e agli esorcismi. Non mancò di far sentire la sua vicinanza ai cristiani perseguitati in Egitto nel 311, durante la persecuzione dell’imperatore Massimino Daia.
Morì alla veneranda età di 105 anni e le sue spoglie mortali riposano in un luogo a noi sconosciuto.
 

Abba Antonio era solito dire: “Nessuno, se non tentato, può entrare nel regno dei cieli; di fatto, togli le tentazioni, e nessuno si salva”.
 
Abba Antonio un giorno disse: “Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra, e dissi gemendo: ‘Chi mai potrà scamparne?’. E udii una voce che mi disse: ‘L’umiltà'”.
 
Abba Antonio era solito ripetere: “È dal prossimo che ci vengono la vita e la morte. Perché, se guadagniamo il fratello, è Dio che guadagniamo; e se scandalizziamo il fratello, è contro Cristo che pecchiamo”.
 
Un novizio disse ad Abba Antonio: “Prega per me”. L’anziano gli rispose: “Non posso io avere pietà di te, e neppure Dio, se non sei tu stesso a impegnarti nel pregare Dio”.
 
Abba Antonio profetizzò: “Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: ‘Tu sei pazzo!’, a motivo della sua dissimiglianza da loro”.

Arsenio il Grande

Arsenio il Grande

Nato a Roma nel 354, Abba Arsenio è ricordato come una persona di grande cultura e tutore degli imperatori Arcadio e Onorio.
Si narra che un giorno, negli anni in cui viveva nel palazzo imperiale, pregò dicendo: “Signore, conducimi sulla via della Salvezza“. Una voce prontamente rispose: “Arsenio, fuggi gli uomini e sarai salvato“.
 

Abba Arsenio era solito riposare pochissimo e passava molte notti senza dormire. Quando al sorgere del sole il suo corpo e la sua mente mostravano segni di cedimento, egli si rivolgeva al sonno dicendo: “Avvicinati, malevolo servitore”. Detto ciò si sedeva e dormiva per un brevissimo periodo di tempo.
Era infatti solito ripetere che un buon monaco necessitava solamente d’un ora di sonno.

 
Alcuni uomini, dopo molte insistenze, furono ricevuti da Abba Arsenio e gli chiesero di parlargli del senso della vita solitaria, da eremita. Egli rispose: “Sino a quando una giovane ragazza vive nella casa di suo padre, ben protetta e nascosta, è corteggiata da tanti ragazzi e molti vorrebbero sposarla. Ma quando la ragazza prende finalmente marito, non risulta più attraente come prima e non può nuovamente sperimentare la grazia e il candore del passato, ovvero di quando aveva molti spasimanti. Lo stesso vale per l’anima: nel giorno in cui viene mostrata a tutti non può più aiutare nessuno”.

Bessarione

Bessarione d’Egitto

Abba Bessarione (IV – V secolo d.C.) fu un monaco egiziano noto per la sua straordinaria umiltà e per le mortificazioni che si imponeva: si narra che spese addirittura diverse notti senza dormire, in mezzo a un cespuglio di rovi.
La sua semplicità e carità evangelica lo portarono, in una occasione, a spogliarsi di tutti i vestiti per donarli ai bisognosi. Una guardia cittadina, vedendo il povero asceta completamente nudo nel mezzo dell’inverno, si allarmò e gli chiese chi fosse stato a denudarlo. Bessarione, indicando il Vangelo, rispose che era quello il responsabile.
 

Un giorno Abba Bessarione vide un sacerdote che scacciava un novizio colto in peccato. Si avvicinò ai due e disse: “Anche io sono un peccatore”.
 
Un novizio che condivideva un alloggio con altri religiosi chiese ad Abba Bessarione un consiglio su come comportarsi. Egli rispose: “Fai silenzio e non paragonarti agli altri.”

Daniele

Daniele

Da non confondere con Daniele di Scete (entrambi vissero a Scete, ma in diversi periodi storici), Abba Daniele (V secolo d.C.) fu un discepolo di Abba Arsenio e da quest’ultimo ricevette dei sandali ed una tunica. Sorpreso da tale dono, disse: “Io non ne sono degno, ma li indosserò affinchè la benedizione possa scendere su di me“.
 

Abba Daniele era solito raccontare una storia: “A Babilonia la figlia d’un importante personaggio era posseduta da un diavolo. Il padre allora si rivolse ad un amico, un monaco per il quale provava grande stima, dicendogli: «Nessuno può curare la tua figliola se non quegli anacoreti che conosco. Ma, se li inviti a venire, non verranno per umiltà. Facciamo così: quando vengono al mercato, fingete di volere comperare la loro merce. E, quando vengono per riscuoterne il prezzo, diciamo loro di pregare per la guarigione di mia figlia». Andarono dunque al mercato e trovarono un discepolo dei padri seduto a vendere la sua merce, e lo fecero venire a portare i suoi canestri e a ritirare il denaro. Quando il monaco entrò in casa, l’indemoniata gli andò incontro e gli diede uno schiaffo. Egli porse anche l’altra guancia, secondo il precetto del Signore. Il demonio ne fu tormentato e gridò: «Ahimè, il comando di Gesù mi caccia con violenza!». E subito la fanciulla fu mondata. Quando i padri giunsero, venne loro riferito l’accaduto. Ne glorificarono Dio dicendo: «Accade sempre così alla superbia del diavolo, di cadere di fronte all’umiltà del precetto di Cristo»”.
 
Abba Daniele era solito dire: “Quanto più fiorisce il corpo, tanto più si estenua l’anima, e quanto più si estenua il corpo tanto più fiorisce l’anima”.

Epifanio di Cipro

Epifanio di Costanza di Cipro

Abba Epifanio (315 circa – 403) fu Vescovo di Salamina noto per i miracoli che operava e la profonda ortodossia. Sin da ragazzo si mostrò caritatevole, donando la sua cospicua eredità ai poveri. Uomo di vasta cultura, si adoperò con molto zelo nella confutazione delle eresie del suo tempo.
 

Abba Epifanio era solito dire: “L’acquisizione di Libri Cristiani è necessaria per chi li sa usare. Infatti basta un semplice sguardo rivolto a questi Libri per renderci meno inclini al peccato e più propensi alla giustizia.
Leggere le Sacre Scritture è una grande difesa contro il peccato. L’ignoranza delle Sacre Scritture è, invece, un precipizio e un profondo abisso”.

 
Abba Epifanio era anche solito dire: “Il Signore vende la rettitudine a coloro che sono interessati a comprarla ad un prezzo veramente basso: un pezzettino di pane, un umile vestito, acqua fresca, una monetina”.
 

Giovanni Nano

Giovanni Nano

Abba Giovanni (339 – ca. 405), anche conosciuto come San Giovanni Nano, fu un monaco rinomato per la sua obbedienza. Religioso di piccola statura, Giovanni sopportava con molta pazienza le umiliazioni e le ingiurie: se ne rallegrava con evangelico spirito. I suoi confratelli lo vedevano, in determinate occasioni, con il volto radioso e circondato da angeli oranti.
Secoli più tardi i suoi resti furono traslati e un monastero che portava il suo nome fu fondato nel deserto egiziano. Oggi, tuttavia, la struttura è abbandonata.
 

Abba Giovanni era solito dire: “Quando un re vuole conquistare una città nemica, prima di tutto taglia l’acqua e i viveri; così i nemici, consumati dalla fame, gli si assoggettano. Avviene la stessa cosa per le passioni della carne: se l’uomo combatte col digiuno e con la fame, i nemici sono resi impotenti contro l’anima”.
 
Abba Giovanni era solito dire: “L’umiltà e il timore di Dio superano ogni altra virtù”.
 
Abba Giovanni disse ad un novizio: “Se anche siamo del tutto spregevoli dinanzi agli uomini, rallegriamoci di essere onorati dinanzi a Dio”.
 
Su Abba Giovanni si racconta anche questo episodio: Una giovinetta di nome Paisia rimase orfana di entrambi i genitori. Pensò allora di fare della sua casa un albergo per gli ospiti dei padri di Scete. Per un periodo non breve rimase lì, dando ospitalità e servendo i padri. Ma col tempo, quando il patrimonio fu consumato, cominciò a trovarsi in strettezze. Allora si attaccarono a lei degli uomini malvagi e la distolsero dal buon proposito, tanto che cominciò a comportarsi male, fino a giungere alla prostituzione. I padri lo seppero e ne furono molto rattristati. Chiesero dunque ad Abba Giovanni: “Abbiamo saputo che quella sorella si comporta male, lei che, quando poteva, ci ha dimostrato il suo amore. Anche noi vorremmo ora dimostrarle il nostro amore aiutandola. Datti tu pena di andare da lei e, secondo la sapienza che Dio ti ha dato, prenditi cura di lei”. Abba Giovanni si recò quindi da lei.
Vedendola, abbassando la testa, cominciò a piangere a dirotto. Paisia gli chiese: “Perché piangi, padre?”. Dopo un breve cenno egli si ripiegò di nuovo e le disse: “Vedo il Satana giocare sul tuo viso e dovrei non piangere?”. Chiese allora la donna: “Padre, c’è penitenza?”. Abba Giovanni rispose: “Sì”. Ed ella: “Conducimi dove vuoi”. E lei si alzò per seguirlo.
Quando giunsero nel deserto, era tardi; egli formò un piccolo cuscino di sabbia, vi fece sopra un segno di croce, e le disse: “Dormi qui”. Si allontanò un poco, recitò le sue preghiere e si coricò. Svegliandosi verso mezzanotte, vide come una strada di luce che scendeva dal cielo fino a lei, e vide gli angeli di Dio che trasportavano in alto la sua anima. Alzatosi, le si avvicinò e la toccò col piede; e vide che era morta. Si gettò allora col viso a terra pregando Iddio. E udì che il Signore aveva gradito un’ora del suo pentimento più di molti anni di pentimento di tante altre persone non animate da un simile fervore.

Isidoro Presbitero

Isidoro Presbitero

La memoria di Abba Isidoro Presbitero (318 – 404 d.C.) si celebra il 15 gennaio ed è venerato dalla Chiesa Cattolica come beato.
Di lui sappiamo che fu un uomo di grande cultura, spesso immerso nella meditazione e nella contemplazione, anche durante i pasti: si narra che, durante un pranzo con i confratelli, si mise a piangere poichè si vergognava di partecipare a un cibo materiale, in quanto egli sentiva il bisogno d’occuparsi esclusivamente di cibi spirituali.
 

Abba Isidoro Presbitero disse ai suoi discepoli: “Se praticate l’ascesi di un regolare digiuno, non inorgoglitevi. Se per questo vi insuperbite, piuttosto mangiate carne, perché è meglio mangiare carne che gonfiarsi e vantarsi”.
 
Abba Isidoro Presbitero era solito dire: “Se tu brami il regno dei cieli, disprezza le ricchezze e aspira alla ricompensa divina”.

Isidoro di Pelusio

Isidoro di Pelusio

Abba Isidoro di Pelusio (IV secolo d.C.) è venerato come santo e la sua festa è il 4 febbraio.
Nota fu la sua amicizia con grandi apologeti e teologi del suo tempo quali Cirillo di Alessandria e Teofilo di Alessandria: sono giunte a noi circa 2.000 lettere scambiate tra Isidoro ed altre importanti personalità del Cristianesimo antico. Queste epistole, di breve lunghezza, riportavano riflessioni morali sulla predicazione. In un estratto Abba Isidoro precisava infatti: “È più importante essere esperti in opere buone che nella predicazione dalla lingua d’oro“.
 

Abba Isidoro di Pelusio era solito dire che una vita senza parola può giovare di più che tante parole senza la vita: c’è chi tacendo edifica, c’è chi gridando disturba; ma se parola e vita convergono insieme, formano l’intera filosofia.
 
Abba Isidoro di Pelusio era solito dire: “Stima le virtù e non cercare i successi, poiché quelle costituiscono un possesso immortale, questi invece si spengono subito”.
 
Abba Isidoro di Pelusio era solito ripetere: “Poiché grande è l’altezza dell’umiltà e l’abisso dell’orgoglio, vi consiglio di abbracciare l’una e di non cadere nell’altro”.

Longino

Longino

Abba Longino (IV-V secolo d.C.) – da non confondere con San Cassio Longino – fu monaco di straordinaria umiltà e saggezza. Di lui sappiamo che divenne priore del famoso monastero di Ennaton, vicino Alessandria d’Egitto, e che suo maestro, Abba Lucio, finì successivamente per divenire suo discepolo. Grande venerazione trovava la sua figura nelle chiese orientali antiche.
 

Una donna, che aveva al petto una malattia chiamata ‘cancro del seno’, sentì parlare di Abba Longino e cercò di incontrarlo. Egli dimorava allora a nove miglia da Alessandria. La donna andò a cercarlo e incontrò quel monaco mentre raccoglieva legna presso il mare. Trovatolo, non sapendo che era lui, gli disse: “Padre, dove abita il servo di Dio, il padre Longino?”.
Ed egli le disse: “Che cosa vuoi da quell’imbroglione? Non andare da lui, è un imbroglione. Cos’è che hai?”. La donna gli mostrò la sua malattia ed egli, dopo averci fatto sopra un segno di croce, la congedò dicendole: “Va’, e Dio ti guarirà. Longino non avrebbe potuto per nulla aiutarti”. La donna credette alla sua parola, se ne andò, e immediatamente fu guarita. Quando, in seguito, raccontò ad alcuni l’accaduto e descrisse la fisionomia dell’anziano, apprese che era lo stesso Abba Longino.

 
Un giorno alcuni portarono ad Abba Longino un indemoniato, ma egli disse loro: “Non so che fare per voi, andate piuttosto da Abba Zenone”. Quando il padre Zenone cominciò ad esorcizzare il demonio per cacciarlo, questi si mise a gridare: “Zenone, credi forse che io fugga per causa tua? Ecco, Abba Longino è là che prega e scongiura contro di me. Se io ora esco da costui, è per il timore delle sue preghiere. A te non avrei dato retta”.

Macario il Grande

Macario il Grande

Monaco ed abate egiziano, Abba Macario il Grande (300 – 391 d.C.) – da non confondere con San Macario d’Alessandria – fu discepolo del famoso Sant’Antonio Abate. Al pari d’altri contemporanei, non ebbe una fissa dimora e vagò nel deserto per decenni sino a quando fondò una comunità religiosa.
I suoi resti sono conservati nel Monastero di San Macario in Scete.

 

Un giorno Abba Macario il Grande, mentre stava tornando alla sua cella con alcune foglie di palma, incontrò il diavolo che reggeva una falce. Quest’ultimo tentò di colpirlo ma si accorse ben presto che i suoi sforzi erano vani. “Qual’è il tuo potere Macario? Come mai la mia forza è nulla di fronte a te? Tutto quello che fai, lo faccio anche io: io digiuno, io non dormo, io veglio. C’è solo una cosa in cui mi batti”, disse furioso il demònio. Macario allora gli chiese quale fosse questa cosa. Lo spirito immondo rispose: “L’umiltà. A causa di quella non posso nulla contro di te”.
 
Abba Macario il Grande era solito dire: “Se rimproveri qualcuno con mancanza di carità ti lasci trascinare dalla rabbia e soddisfi solamente la tua collera. Non perderti e non lasciarti andare dunque se vuoi salvare qualcun’altro”.
 
Fu chiesto ad Abba Macario il Grande: “Come dobbiamo pregare?”. L’anziano rispose: “Non c’è davvero bisogno di fare lunghi discorsi ; basta semplicemente alzare una mano e dire ‘Signore, tu sai, abbi misericordia’. E se la battaglia si fa più feroce esclama ‘Signore, aiutami!’. Egli sa molto bene di cosa abbiamo bisogno”.

Nilo il Sinaita

Nilo il Sinaita

Abba Nilo (IV-V secolo d.C.) detto “il Sinaita” o “il Vecchio” fu discepolo di San Giovanni Crisostomo e un importante asceta; è venerato dalla Chiesa Cattolica come santo.
Si batté con fervore nella difesa della dottrina contro le eresie e il paganesimo, ammonendo nei suoi scritti sia imperatori che vescovi per via della diffusione dell’Arianesimo. Oggigiorno gli vengono attribuite una serie di profezie conosciute come “Profezie di San Nilo”, tuttavia gli storici tendono ad attribuirle piuttosto a Nilo di Sora, monaco ortodosso del XV secolo.
 

Abba Nilo era solito dire: “Tutto il male che compi per vendetta contro un fratello che ti ha ferito tornerà a presentarsi nella tua mente nel momento della preghiera”.
 
Abba Nilo disse a un discepolo: “La preghiera è il rimedio contro la depressione e il dolore”.
 
Abba Nilo era solito ripetere: “Non desiderare mai che le cose vadano come vorresti. Piuttosto, desidera che vadano come Dio vuole, e vedrai che la tua preghiera non sarà disturbata.”

Pambone l'Egiziano

Pambone l’Egiziano

Abba Pambone (304 – 374 d.C.) è ricordato come uomo di grande saggezza. Si unì alla congregazione dei monaci eremiti in giovane età, da analfabeta, e venne istruito da Sant’Antonio Abate.
Molte personalità del suo tempo, quali vescovi e nobili, si rivolgevano a lui per avere consigli e direzioni spirituali.
 

Si narra che Abba Pambone per tre giorni e tre notti pregò il Signore dicendo: “Non donarmi gloria su questa terra”. Tuttavia Dio lo volle glorificare, ed alcuni non riuscivano a fissarlo per la forte luce che emanava.
 
Abba Pambone era solito dire: “Se hai un cuore, puoi essere salvato”.

Poemen

Poemen

Anche chiamato “il Pastore” (poichè in greco antico ποιμήν significa “pastore”), Abba Poemen (340 – 450 d.C.) ci ha lasciato, più d’altri padri del deserto, un quantitativo maggiore di massime sulla vita spirituale: egli infatti era conosciuto come grande giuda spirituale piuttosto che asceta.
Le testimonianze ci parlano d’un uomo grandemente misericordioso e mite, sempre pronto al perdono. Con i suoi allievi preferiva usare un approccio tenero, mai troppo duro, evitando sempre di pronunciare giudizi.
Alcuni storici fanno tuttavia notare che il titolo ποιμήν (“pastore”) era largamente usato in Egitto, pertanto le numerose massime attribuite a Poemen poterebbero essere in realtà una raccolta di vari maestri spirituali dell’epoca.
 

Abba Poemen era solito dire: “Un uomo che insegna, e non fa ciò che insegna, assomiglia a una sorgente: abbevera e lava tutti, ma non può purificare se stessa”.
 
Abba Poemen era solito ripetere: “Non dimorare in un posto dove ci sono persone che ti invidiano: non potrai mai fare progressi se rimani là.”
 
Abba Poemen disse: “Tre uomini si incontrano: il primo riesce a preservare la pace interiore, il secondo loda e ringrazia il Signore anche se è malato e il terzo obbedisce con una mente pura, priva di malizia. Ecco, vi dico, tutti e tre fanno la stessa cosa”.
 
Abba Poemen era solito dire: “Il male nasce laddove c’è trascuratezza”.
 
Abba Poemen disse: “Insegna alla tua bocca a dire cosa c’è nel tuo cuore”.
 
Abba Poemen era solito ripetere: “Molti divengono potenti, ma pochi illustri”.

Sisoes il Grande

Sisoes il Grande

Ricordato nella memoria liturgica il 6 agosto, Abba Sisoes (V secolo d.C.), anche conosciuto come San Sisoes o Sisoe il Grande, visse da eremita nella stessa grotta del suo illustre predecessore Sant’Antonio Abate.
Asceta di grande importanza, Sisoes visse nella più profonda contemplazione del divino.
Numerosi miracoli furono attribuiti alla sua intercessione, addirittura la resurrezione di un bambino, che gli valsero l’appellativo di “grande”.
 

Un fratello interrogò Abba Sisoes: “Vedo, esaminandomi, che il ricordo di Dio non mi lascia mai”. L’anziano allora gli disse: “Non è una gran cosa che la tua anima sia con Dio. Sarebbe grande se tu ti accorgessi che sei inferiore a tutte le creature. Questo pensiero unito al lavoro corporale: ecco ciò che corregge e conduce all’umiltà”.
 
Abba Sisoes era solito dire: “Colui che lavora e pensa di aver fatto qualche cosa, riceve quaggiù la sua ricompensa”.

Teodora

Teodora di Alessandria

La vita di Madre Teodora rimane ancora oggi avvolta nel mistero: la tradizione non ci ha lasciato dati certi riguardo la data di nascita e di morte. Sappiamo tuttavia che, pur di vivere la vita monastica, si travestì da uomo e si fece chiamare Teodoro per essere accettata. Animata da grande spirito di rinuncia e nota per i miracoli che operava, visse per alcuni anni in mezzo al deserto cibandosi di erbe selvatiche e venendo duramente tentata dal diavolo.
Solo dopo la sua morte i monaci si resero conto che quell’umile eremita era in realtà una donna.
 

Madre Teodora era solita dire: “Lottate per entrare attraverso la porta stretta. È come per gli alberi: se non passano attraverso gli inverni e le piogge, non possono dare frutti. Così anche per noi, il secolo presente è l’inverno. Soltanto attraverso molte sofferenze e tentazioni possiamo diventare eredi del regno dei cieli”.
 
Madre Teodora era solita ripetere che né l’ascesi, né le veglie, né la fatica salvano l’uomo, ma soltanto la sincera umiltà. C’era infatti un anacoreta che cacciava i demòni, e un giorno li interrogò chiedendo: “Che cosa vi fa uscire? Il digiuno?”. Questi risposero: “Noi non mangiamo né beviamo”. Egli chiese ancora: “Sono forse le veglie? O la solitudine?”. I diavoli replicarono: “Noi non dormiamo e viviamo nei deserti!”. L’anacoreta, spaesato, chiese dunque: “Ma allora, che cosa vi caccia?”. Dissero allora gli spiriti maligni: “Nulla ci vince se non l’umiltà”.

Teodoro di Ferme

Teodoro di Ferme

Amante della solitudine e uomo di grande umiltà, Abba Teodoro (IV d.C.) visse da eremita nei pressi della collina Jabal Khashm al Qa‘ūd. Fu tenuto in grande considerazione dai suoi contemporanei per via della sua integrità, per la fermezza nella preghiera, il suo fuggire le occasioni di distrazione e il rifiuto degli onori del mondo.
 

Abba Teodoro di Ferme disse: “Se sei amico con qualcuno e questi viene a cadere in tentazione di impurità, tendigli una mano se puoi e tiralo su. Ma se cade nell’eresia e non si lascia persuadere a distogliersene, tronca subito ogni rapporto con lui. Se tardi un po’, potresti essere trascinato con lui nell’abisso”.
 
Abba Teodoro di Ferme era solito dire: “Non c’è virtù cosi grande come il non disprezzare”.
 

 

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