• Seguici su...

  • Le citazioni

    • Meglio ascoltare il rimprovero di un saggio che ascoltare la lode degli stolti. (Qoèlet 7:5)
  • Newsletter

Home » Demonologia » Il culto del caprone. Demonologia e stregoneria nel XV secolo

Il culto del caprone. Demonologia e stregoneria nel XV secolo

Scritto da , sezione: Demonologia 4024 0

Il culto del caprone demonologia e magia nel 1400 header

Il XV secolo per l’Italia, e per tutta l’Europa in termini più generali, è senza dubbio da considerarsi un periodo che fu assai florido nel campo dell’arte, della politica e dello sviluppo economico: di certo non poté essere altrimenti avendo come termine di paragone i dolorsi anni del 1300 ricolmi d’epidemie di peste, rivolte, guerre e carestie.
Alcuni storici lo ribatezzano come il “secolo delle novità“, facendo sopratutto riferimento alla scoperta del continente americano avvenuta nel 1492, nonchè alla nascita dello stato moderno dovuta alla crisi degli ordinamenti medievali e l’invenzione della stampa a caratteri mobili ad opera del tedesco Johann Gutenberg nel 1455, invenzione che si rivelerà sin da subito fondamentale nel facilitare l’accessibilità alla cultura.
Proprio questo fu il momento di massima gloria per Firenze, gioiello d’Italia, guidata dal rinomato Lorenzo de’ Medici (1449 – 1492); egli tenne una magnifica corte nella quale trovavano ospitalità poeti ed artisti, e sotto il suo governo si ebbe il periodo più splendido del Rinascimento fiorentino.
La storica di moda e costume Rosita Levi Pisetzky, palesemente affascinata dal periodo in questione, lo descrive come “un secolo di così gentile eleganza il Quattrocento in Italia che si teme con le parole di sminuirne l’incanto“.
 
A questo incanto non partecipava sicuramente la Chiesa dell’epoca, alle prese con gli scismatici conciliaristi di Basilea, con l’Antipapa Felice V, con la rinuncia delle aspirazioni teocratiche, le lotte di potere con la nobiltà romana ed i molti progetti di riforma mai andati concretamente in porto.
Accanto a codeste problematiche di natura sistemica s’affiancava un male “occulto”, un male che aveva conosciuto un grandissimo sviluppo nel secolo precedente, un male che s’annidava e si nascondeva proprio nella stessa società che, paradossalmente, era “in rinascita”: la stregoneria popolare.
L’ampiezza di questo fenomeno fu tale che proprio il XV secolo vide l’inizio dei famigerati processi per stregoneria.
Il primo con condanna al rogo avvenne difatti nel 1428 a Todi, cittadina umbra, seguito a breve distanza nel 1436 dai processi di Chiomonte, nell’alta Val di Susa.
Ma per comprendere a fondo come nei cento anni presi in esame la demonologia e la stregoneria siano divenute tematiche a cui la Chiesa diede estrema attenzione, cercando inoltre di capirne lo sviluppo analizzando le testimonianze, la storia ci costringe a fare un passo indietro, esattamente ai decenni che vanno dal 1320 al 1350.
 

"Offerta al demone" (Compendium Maleficarum)

“Offerta al demone” (Compendium Maleficarum)

Dopo il clamore generato dal processo ai templari (1314), dal quale venne in risalto un presunto culto all’idolo caprino Baphomet, il saggio, lungimirante ed ex inquisitore Papa Giovanni XXII formalizzò nel 1326 il rapporto tra eresia, stregoneria e adorazione del diavolo nella sua bolla Super illius specula, scrivendo a riguardo: “(…) essi, abbandonato il lume della verità, stipulano un patto con l’inferno e un’alleanza con la morte; fanno costruire immagini, anelli, specchi o ampolle o qualsiasi altra cosa per legare ivi stesso magicamente i diavoli e ad essi chiedono responsi o di soddisfare i loro malvagi desideri“.
Fu essenzialmente con questa bolla che la Chiesa avviò una dura lotta ad ogni forma di divinazione, evocazione, arti magiche ed all’astrologia giudiziaria, una pseudoscienza medievale al tempo discretamente diffusa ma facilmente sfociante in superstizioni ed intepretazioni di stampo esoterico.
 

Solo qualche anno più tardi, attorno al 1330, il francescano Álvaro Pelayo (1280 – 1352) redasse il volume intitolato De Planctu ecclesiae, ponendo nuovamente in risalto la crescente questione della stregoneria.
L’interessante aggiunta di Pelayo, a mio avviso, risiede nella cosiddetta “arte di Zabulon“: il teologo era a conoscenza di questa pratica magica che prendeva il nome da un demone biblico, Zabulon (vedere l’articolo “Demoni antichi“), e che consisteva sostanzialmente nell’aborto.
Dello stesso anno è il De haereticis, composto dal senese Zanchino Ugolino, seppur solo in parte riguardante la tematica.
Decisamente più interessante è la raccolta di prediche “Specchio di vera penitenza” (1350 circa), composto dal domenicano Jacopo Passavanti (1302 -1357), ove vi si trovano lunghe digressioni sulle cosiddette “scienze diaboliche” e sulle apparizioni di demoni sotto forma di bestie.
 
Proprio tra il 1320 ed il 1350 più di mille persone furono denunciate per stregoneria, e fra di esse vi è un caso particolare che ci proietterà nei processi del secolo successivo: parlo della vicenda di Anne-Marie de Georgel, una popolana di Tolosa.
La donna, dopo ripetuti interrogatori, aveva confessato la sua regolare partecipazione ai sabba della zona, invitata da un demonio “tutto nero e vestito con pelli animali“.
I sabba erano presieduti, in concordanza con le altre confessioni, da un “caprone gigantesco” (veniva indicato come Satana) a cui le streghe si concedevano in cambio di segreti su piante, filtri e formule magiche, generalmente il tutto veniva contornato da pratiche necromantiche.
La donna fu lasciata libera a seguito del suo pubblico pentimento, ma il “culto” del caprone da allora divenne un tema sempre più centrale, sinonimo stesso di “sabba”.
 

Il caso di Matteuccia da Todi

Pur avendo brevemente citato il processo a Matteuccia nell’articolo “Storie di demoni nella stregoneria medievale“, l’attuale contesto richiede un approfodimento più ampio: ci trasportiamo dunque nel 1428 nei pressi di Todi, un borgo nelle campagne umbre.
L’attenzione nei confronti della donna, già da tempo rinomata strega, si concentrò a seguito d’una predicazione di San Bernardino da Siena (1380 – 1444), ed il tribunale civile decise di sottoporla ad interrogatorio: l’imputata confessò rinunciando ad ogni difesa; evidentemente le prove erano ben limpide e schiaccianti.
A lei si rivolgevano uomini e donne in grande numero per curarsi da mali d’amore, incubi notturi e vermi intestinali; era solita preparare miscugli ed intrugli propinati con la recitazione di varie formule, e tali miscugli venivano preparati con erbe, capelli, parti d’animali morti e pelle umana che la donna si procurava nei cimiteri o uccidendo bambini.
Matteuccia indicò, con dovizia di particolari, i giorni ed i luoghi nei quali aveva brutalmente spellato i lattanti, e tali confessioni combaciavano con le denuncie di sparizioni.
A queste atrocità la donna aggiunse di far spesso ricorso ad un unguento il quale, spalmato sul corpo, la trasportava immediatamente ai raduni diabolici naturalmente presieduti dal “caprone” o da Lucifero, ove le venivano insegnati i metodi più aberranti per compiere ogni sorta di maleficio.
Confessò inoltre che le sue invocazioni funzionavano perfettamente: un demonio dall’aspetto di capra appariva all’istante.
Per tutti questi crimini il capitano del popolo di Todi condannò la strega al rogo, ordinando di condurvela a dorso d’asino, con le mani legate dietro la schiena ed una mitria in testa.
Il processo, come già detto in precedenza, fu il vero inizio d’una lunghissima lista che arrivò sino alle porte del XVIII secolo, ed inevitabilmente influenzò di conseguenza tutti gli altri dello stesso periodo storico.
 

Demonologia quattrocentesca

Come facilmente intuibile le denunce per stregoneria in pochissimo tempo divennero sempre più numerose, costringendo sia gli inquisitori che i tribunali civili ad un estenuante lavoro d’indagine: proprio in questo secolo si vanno delineando le prime discussioni teologiche sull’attendibilità delle confessioni durante i processi ad opera dei biblisti Alfonso Tostato (1400 – 1455) e Johann Nider (1380 – 1438).
Entrambi gli studiosi, per quanto distanti sul trattamento d’alcuni argomenti, concordavano nell’affermare che i demoni effettivamente si presentavano alle streghe o agli stregoni sotto forma di animali, talvolta anche nei sogni.
Tostato, nei Commentaria, scriveva:
 

Perciò non si deve negare che le malefiche donne e anche gli uomini, compiute alcune nefande pratiche e unzioni, vengano presi dai diavoli e trasportati attraverso luoghi diversi, e che molti di questa specie si radunano in un luogo e offrano ai diavoli un tributo e si abbandonino ad atti turpi e libidinosi.

 
Nel 1458 il francese Nicolas Jacquier (1400 – 1472), nel suo Flagellorum haereticorum fascinariorum, denunciava direttamente una certa “sinagoga degli stregoni” riportando la vicenda d’un uomo consacrato dalla madre assieme ai suoi fratelli a Satana, il quale era apparso per l’occasione sotto le sembianze di un caprone ed aveva lasciato sulle mani dei fanciulli un segno indelebile della grandezza d’un fagiolo.
Questo marchio, più tardi, diverrà una vera e propria ossessione per gli inquisitori, spesso ricercato con ogni mezzo come prova definitiva per incastrare gli accusati.
Lo stesso Papa Innocenzo VIII (1432 – 1492), con la bolla Summis desiderantes affectibus del 5 dicembre 1484, dimostrava d’essere a conoscenza del progressivo diffondersi della stregoneria popolare:
 

È giunto alle nostre orecchie, non senza grande afflizione, che in alcune regioni parecchie persone di ambo i sessi non temono di darsi carnalmente ai diavoli incubi e succubi, di impedire agli uomini di generare e di far perire la progenie delle donne tramite esecrabili pratiche magiche.

 
Le regioni a cui faceva riferimento il Pontefice erano quella della Svizzera, della Baviera e della Francia del sud, già da tempo coinvolte in numerosi processi ove numerosi cittadini dichiaravano di pagare un “tributo” annuo al Diavolo come segno di rinnegamento della fede cristiana.
E la problematica non riguardava solamente i semplici popolani, ma anche gli uomini di Chiesa.
Nel 1438 un certo Pierre Vallin confessò d’essersi concesso ad una diavolessa che appariva sotto forma di ragazza ventenne moltissime volte e di aver partecipato ai sabba presieduti dal “caprone” assieme a nobili e religiosi della zona.
Solo dieci anni prima il tribunale civile del cantone svizzero del Vallese aveva mandato al rogo più di duecento persone d’ogni estrazione sociale (compresi religiosi) con l’accusa d’essere “adoratori del capro” e d’essersi abbandonati ad atti orribili come il cannibalismo.
Tuttavia, nonostante i molteplici processi avvenuti tra il 1407 ed il 1439 potessero di certo ispirare componimenti a non finire, il più importante trattato del secolo che riassume in esso tutte le credenze e le convinzioni dell’epoca è senza ombra di dubbio il famigerato Malleus Maleficarum del 1487, pubblicato dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor, quest’ultimo molto stimato proprio da Innocenzo VIII.
 

Il Malleus Maleficarum

Il principale modello di riferimento nel componimento del testo fu il Directorium inquisitorium (1376) di Nicolas Eymerich, ovvero il più importante manuale inquisitorio del tempo.
La grande “novità” introdotta dal Malleus risiede nella denuncia della formazione d’una nuova setta, quella delle streghe, capace di superare in pericolosità qualsiasi altra eresia sino ad allora esistita.
Gli aneddoti riportati nell’opera sono numerosissimi e spesso riportati più volte proprio per sostenere questa o quella tesi, mentre in apertura viene riportata una frase di grande impatto: affermare l’esistenza della stregoneria è cattolico, affermare il contrario è un eresia.
 

Copertina del Malleus Maleficarum

Copertina del Malleus Maleficarum

Anche se l’intero trattato si sofferma indifferentemente su uomini e donne che hanno stretto un patto con un diavolo, è contro quest’ultime che si concentra in modo particolare nel capitolo Quaestio VI data la grande predominanza del sesso femminile nei rituali magici.
Secondo i due inquisitori tale fenomeno deriverebbe dalla facilità con la quale il Diavolo seduce le giovani ragazze, in genere vergini, rispetto ai ragazzi, essendo quest’ultimi poi “trascinati” nell’occultismo dalle lusinghe e le promesse seducenti del gentil sesso.
La prima parte del Malleus descrive in quale modo i diavoli attraggano gli innocenti per mezzo delle streghe e stregoni, le varie tipologie di magia sessuale (magia rossa), i sacrifici dei bambini a Satana, le trasformazioni delle persone in animali, riguardo le ostretiche votate al demonio, per quale motivo Dio permetta la stregoneria e perchè sia una pratica così diffusa.
La seconda parte del libro approfondisce queste tematiche, addentrandosi nella sessualità delle streghe: come possano copulare con i diavoli, se provino piacere, il luogo un cui avviene il rapporto sessuale, cosa possa nascere da tali rapporti carnali e così via.
Questa parte include inoltre i rimedi suggeriti dalla Chiesa per coloro che sono vittime della magia rossa, per gli ossessi, i vessati dal demonio e per qualsiasi malattia dovuta ad atti di stregoneria.
 

La terza parte riguarda infine l’azione giudiziaria, sia nel foro ecclesiastico sia nel foro civile contro streghe, stregoni ed eretici.
Interessante notare la critica del Malleus Maleficarum alle violentissime torture che al tempo sia il tribunale civile sia alcuni inquisitori “troppo zelanti” applicavano agli accusati: il testo afferma che mai si dovrebbe versare il sangue di quest’ultimi e che mai bisognerebbe utilizzare prove illecite e fallaci ma, piuttosto, sarebbe bene utilizzare strumenti più consoni alla condizione di religiosi, ovvero l’acqua benedetta e le preghiere.
 

Commenta

Tutti i commenti sono soggetti a moderazione.