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Il mistero degli Esseni

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Fra tutte le sette e fazioni giudaiche sviluppatesi agli albori dell’epoca cristiana, quella degli Esseni è senza dubbio la più misteriosa, la meno conosciuta, la più interessante.
Citati molto sfuggevolmente dallo storico romano Giuseppe Flavio nell'”Antichità Giudaiche” (37 – 100 d.C.), per quasi due millenni la loro esistenza fu completamente dimenticata, come inghiottita dalle stesse sabbie del deserto fra le quali avevano trovato rifugio per condurre un’austera vita monastica: solamente tra il 1946 ed il 1947, grazie al ritrovamento dei rinomati Rotoli del Mar Morto, l’attenzione degli studiosi e dei curiosi prepotentemente inizia a volgersi verso questo affascinante gruppo.
Eppure, per quanti approfondimenti siano stati condotti nel corso degli ultimi decenni, la loro origine ed il loro disgregamento rimangono a noi incerti, alimentando la possibilità di speculazione ed il velo di mistero tanto caro agli esoteristi moderni.
Ma chi erano veramente gli Esseni, che stile di vita conducevano e perchè hanno lasciato una testimonianza di sé molto enigmatica e criptica?
Analizzeremo in questo articolo, nello specifico, la più rinomata corrente essenica, ovvero quella dei rotoli di Qumran.
 

Secondo molti biblisti la reale formazione di questa fazione settaria sarebbe da rintracciarsi nel gruppo degli Asidei (II secolo a.C.), già citati in 1 Maccabei 2:42, da cui derivano anche i Farisei – difatti ad oggi numerosi scritti rabbinici precisano che la linea di demarcazione tra quest’ultimi e gli Esseni non fu mai estremamente chiara.
Proprio per questo è probabile che gli oltre seimila farisei che sostenevano d’essere “fortemente favoriti da Dio“, di possedere “l’ispirazione divina per la predizione del futuro” e che si rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà a Erode, prevedendo la sua rovina (“Antichità Giudaiche“, Libro XVII), erano poco diversi da quelli che nello stesso testo vengono chiamati “Esseni”.
Gli Asidei, secondo la tradizione riportata nell’Enciclopedia Ebraica, furono un gruppo religioso estremamente zelante, avente un corpus di regole assai rigido e a tratti ascetico:
 
● Prima della preghera mattutina osservavano un’ora d’assoluto silenzio;

● Non potevano interrompere la preghiera neppure in caso di pericolo di morte;

● Evitavano d’avere rapporti sessuali tutti i giorni della settimana eccetto il mercoledì, seguendo uno specifico calcolo delle fecondità;

● Alle donne in periodo mesturale veniva vietata ogni forma di lavoro e la possibilità di truccarsi;

● Estrema scupolosità nell’osservare i Comandamenti che sfociava nella pedanteria e nell’incongruenza.

 
Eppure gli Esseni, come appaiono nella storia documentata dal sopracitato storico romano (Libro XV), in principio non erano di certo filosofi o asceti: al contrario erano, racconta Giuseppe Flavio, molto ben visti dal re Erode in virtù del fatto che Menahem, uno di loro che vantava il dono divino della profezia, aveva predetto l’ascesa dello stesso al trono.
Si narra inoltre di un certo Giuda l’esseno (Libro XIII), il quale era solito sedersi nel tempio, circondato dai suoi discepoli, insegnando l’arte predire il futuro – di stampo apocalittico.
Di questo Giuda vengono narrati gli straordinari vaticini, capaci persino di carpire la data della morte di personaggi non appartenenti alla comunità.
In termini generali, dai testi risulta immediatamente chiaro che gli esseni, o almeno molti di loro, erano
anzituttto uomini d’intenso sentimento patriottico, anti ellenisti, ed è probabile che dai loro ranghi si emanò gran parte della letteratura apocalittica giudaica del tempo.
D’uno solo, con il nome di Banus, si fa riferimento come eremita e asceta capace di vivere perennemente in uno stato d’elevata santità.
 

Esseni, Zenu’im, Hashsha’im, Hosios?

Il termine “Esseni” fu probabilmente coniato dal filosofo Filone di Alessandria (20 a.C. circa – 45 d.C. circa), il quale lo derivò dal greco ὅσιος (hosios, “santo, puro“).
Tuttavia, secondo il Talmud, al tempo vi erano in aggiunta tre aggettivi con cui la popolazione si poteva riferire a loro: Ẓenu’im (“coloro che sono casti“), Ḥashsha’im (“coloro che operano in segreto“) e Watikim (“coloro che son santi“).
Il primo aggettivo, riferito alla castità, proveniva dalla credenza giudaica secondo la quale solamente gli individui che si astenevano dai rapporti sessuali potevano avere accesso alla conoscenza dei nomi segreti di Dio. Tale convinzione li spinse dunque a proseguire sulla via del gruppo d’origine, gli Asidei.
Con probabilità il motivo principale della scelta orientata alla castità fu di carattere nazionalistico: gli Esseni non volevano assolutamente “spogliarsi come fanno i Gentili“.
Il secondo aggettivo faceva riferimento alla loro segretezza: lo stesso Filone, nel suo “De Vita Contemplativa“, afferma che il termine “Esseno” può esser anche tradotto come “colui che è in silenzio“.

Il terzo ed ultimo aggettivo in realtà è lo stesso di hosios, ovvero l’origine principale del termine.
Più volte nei testi che li riguardano gli Esseni vengono definiti santi, giusti: il sopracitato Menahem viene chiamato “figlio dei santi” poichè non si degnava neppure di guardare le monete che portavano l’effige dei regnanti stranieri. Naturalmente, come comprensibile, questa visione di purezza e santità era strettamente legata all’orgoglio patriottico del popolo israelita.
 

Organizzazione e teologia

Sia Filone che Giuseppe Flavio concordano nel riconoscere all’incirca 4000 aderenti a questo gruppo, quasi sempre locati fuori dai centri cittadini – le città venivano considerate portatrici di malattie e corruzione morale.
Principalmente le comunità si prodigavano nel coltivare il terreno, lavorando duramente solo per soddisfare i bisogni basilari dell’esistenza; il denaro non veniva usato, i beni erano in comune e nessuno possedeva armi.
Il cibo veniva consumato in comune, i vestiti erano gli stessi per tutti.
Ogni forma di possesso era vietata e la paga giornaliera doveva essere deposistata nella tesoreria comune.
Rifiutavano qualsiasi forma di potere poichè, nella loro visione, sarebbe inevitabilmente divenuta uno strumento d’ingiustizia; rifiutavano inoltre l’utilizzo degli schiavi.
Filone, sempre nel “De Vita Contemplativa“, aggiunge una precisazione fondamentale: le comunità essene erano perlopiù composte da uomini di mezza età o anziani, poichè più facilmente capaci di slegarsi dai legami familiari per abbracciare una vita contemplativa.
Le donne non erano accettate al fine d’evitare di provocare pensieri impuri fra i membri del gruppo.

La loro giornata viene descritta con minuzia di particolari da Giuseppe Flavio:
 

Si svegliano prima del sorgere del sole e non pronunciano nemmeno una parola profana prima del sorgere dello stesso, ma offrono le preghiere che hanno ricevuto dai loro padri rivolti verso il sole che sorge.
Così vanno avanti, ognuno nel suo lavoro, fino alla quinta ora quando, dopo aver indossato grembiuli di lino per nascondere le loro parti private, si bagnano in acqua fredda per poi fare colazione.
[…] Dopo aver preso posto in silenzio, ognuno prende una porzione di pane e un po’ di cibo supplementare, ma nessuno osa mangiare prima della benedizione offerta dal sacerdote.
[…] Dopo questo depongono le loro vesti di lino usate durante il pasto, indossano di nuovo i loro abiti di lavoro e si recano a lavoro fino alla sera, cioè quando fanno cena.

 
Le assemblee degli Esseni, secondo quanto descrivono gli storici, seguivano un determinato calendario che ognuno dei componenti era tenuto a rispettare in maniera molto rigorosa: tra il silenzio generale, il presidente dell’assemblea declamava gli argomenti del giorno in maniera tale da poter impressionare i visitatori.
Proprio da queste riunioni, con alta probabilità, nel tempo s’andò formando una particolare teologia e, ancor più, una particolare apocalittica.
 
Essi, a differenza delle altre sette giudaiche, credevano nella Resurrezione.
Secondo la dottrina essena, “la carne risorgerà di nuovo per divenire immortale come l’anima, che, dicono, quando separata dal corpo, entra in un luogo d’aria fragrante e luce radioso per godersi il riposo in un luogo chiamato ‘le isole dei beati’, ripreso dalla dottrina greca” (“Baraita di Nidda” I 2).
Nelle loro credenze rientrava quella del Giudizio Universale, seppur con significative modifiche: gli esseni sentivano di dover prendere parte alla lotta escatologica scendendo materialmente in guerra e assumendo, alla fine dei tempi, l’armatura dei “figli della luce” in battaglia contro i “figli delle tenebre“.
Le arti divinatorie venivano spesso favorite; le sciagure della vita venivano viste come l’automatica ricompensa delle ingiustizie compiute dal soggetto e la morte era considerata una pena giusta per determinati reati, anche leggeri.
Sebbene si astenessero dall’avere rapporti sessuali, ritenevano che il celibato fosse un crimine gravissimo poichè potenzialmente porta all’estizione del genere umano.
 

Da dove nasce il mistero?

L’enorme speculazione generatasi in tempi recenti trova la sua causa nella grande difficoltà degli storici odierni di dare risposte adeguate riguardo l’origine e, sopratutto, la scomparsa della setta giudaica in questione.
Tali lacune hanno ampiamente concesso libertà d’astrazione ad esoteristi, occultisti e comunità neopagane che oggigiorno dichiarano di discendere dagli antichi esseni – pur essendo completamente diverse sia nella forma che nella dottrina.
Appare chiara, alla luce della nostra esplorazione, la conformazione tipicamente nazionalista, rafforzata da uno stile di vita che si potrebbe paragonare ad un ideale di stampo social-comunista contornato da vaticini, profezie ed un morboso attaccamento all’apocalittica.
Un gruppo che potremmo definire, per riduzionismo, di certo elitario e gnostico, auto-avvoltosi in un’aura di mistero per giustificare una presunta superiorità sui Gentili e sul resto del popolo israelita.
Sono state inoltre avanzate ipotesi, dovute alle diverse concordanze con alcuni elementi della religiosità cristiana, con la figura di Cristo: vista la natura reclusiva degli esseni, nonchè la difficoltà di differenziazione con i Farisei, è altamente probabile che Gesù non venne mai a contatto con alcun membro di questa setta se non con qualche fariseo tendente all’essenismo.
E conosciamo tutti il giudizio del Signore a riguardo:
 

Allora Gesù parlò alla folla e ai suoi discepoli, dicendo: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno. Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito.
[…] Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l’esterno diventi pulito.»
(Matteo 23:1-3)

 

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