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L’anima nella Confessione

Scritto da , sezione: Teologia 10473 12

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ARTICOLO 4 DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE

 
1422 «Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera».
 
Come viene chiamato questo sacramento?
 
1423 È chiamato sacramento della Conversione poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.
 
È chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
 
1424 È chiamato sacramento della Confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.
 
È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente «il perdono e la pace».
 
È chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all’invito del Signore: «Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello» (Mt 5,24).
 
———————————————–

 
Il Sacramento della Confessione è il processo tramite il quale ci ricongiungiamo in pace con Dio, consci d’aver mancato ai nostri doveri e d’aver peccato in maniera grave o meno grave.
Sebbene, secondo la logica del nostro sito, l’argomento in sé dovrebbe rientrare nella sezione Res Sacrae (ovvero quella dedicata a sacramentali, preghiere e sacramenti), sentivamo l’esigenza d’approfondire la questione nel suo aspetto prettamente metafisico, teologico: cosa realmente avviene alla nostra anima? come può agire Satana in quei momenti? come una confessione fatta male può pregiudicare la salvezza eterna?
 

Le visioni dei Santi

San Giuseppe Cafasso (1811 – 1860) diceva che per quanto riguarda la scelta del confessore dobbiamo sentirci liberi come l’aria: il santo temeva che per l’imbarazzo che si può provare col proprio parroco o con un altro determinato sacerdote si potesse tacere per vergogna qualche peccato.
La «vergogna per il peccato» in sé è uno dei segni della penitenza e della contrizione, ma non dovrebbe assolutamente frenarci dall’accusare la nostra colpa nel confessionale poichè, come andremo presto a vedere, potrebbe presentarci gravissime conseguenze.
San Giovanni Bosco (Don Bosco, 1815 – 1888), che aveva avuto come confessore e direttore spirituale proprio il sopracitato santo, era solito insistere a più riprese riguardo la fondamentale importanza di questo sacramento: egli consigliava ai ragazzi d’accostarvisi almeno una volta ogni otto giorni o quindici giorni a seconda delle necessità, in generale perlomeno una volta al mese.
Il risalto che Don Bosco era solito dare alla Confessione e la doverosa sincerità in essa divenne più marcato a seguito d’alcune visioni ricevute in sogno:
 

Vidi certi giovani di un aspetto tetro avevano attorcigliato al collo un gran serpente, che con la coda scendeva fino al cuore e sporgeva in avanti la testa e la posava vicino alla bocca del meschino, come per mordergli la lingua se mai aprisse le labbra.
La faccia di quei giovani era così brutta che mi faceva paura; gli occhi erano stravolti, la loro bocca era storta ed erano in posizione da mettere spavento.
Tutto tremante domandai nuovamente che cosa significasse e mi fu detto: “Non vedi? Il serpente antico stringe la gola con doppio giro a quegli infelici per non lasciarli parlare in confessione e con le fauci avvelenate sta attento per morderli se aprono la bocca. Poveretti! Se parlassero, farebbero una buona confessione e il demonio non potrebbe più niente contro di loro. Ma per rispetto umano non parlano, tengono i loro peccati sulla coscienza e tornano più e più volte a confessarsi senza osare mai metter fuori il veleno che racchiudono nel cuore”.

 
Questa era (ed è) la reale condizione delle anime di coloro che, per i motivi più disparati, omettevano d’accusare determinati peccati compiuti. Non conta dunque il numero delle confessioni, ma la qualità.
Si noti in questo estratto come il Diavolo persino nel sacramento della riconciliazione ci tende una trappola.
Naturalmente discorso a parte meritano i peccati non dichiarati per mancanza di memoria, ovvero non omessi volontariamente: in quel caso non v’è colpa grave.
Il Santo piemontese, per incoraggiare la franchezza nell’esporre i propri peccati e rimuovere il sentimento di vergogna nocivo, era solito commentare i fioretti in Nome dell’Immacolata precisando che “le miserie umane si sa, sono miserie umane. Non andate mica a confessarvi per raccontare miracoli! Bisognerebbe che il sacerdote vi credesse impeccabili, e voi stessi ridereste di questa sua opinione. Non ve la tolga la paura che il confessore possa svelare un segreto così terribile per lui, poiché la minima colpa svelata fuori dalla confessione basterebbe a farlo condannare all’Inferno“.
Come desumibile tuttavia, una confessione in malafede risulta sia velenosa per la nostra crescita spirituale sia per l’anima, la quale si macchia d’un peccato molto grave: il sacrilegio.
 
Padre Giovan Battista Ubanni, gesuita, raccontava che una donna per anni, confessandosi, aveva taciuto un peccato di impurità. Arrivati in quel luogo due Sacerdoti domenicani, lei che da tempo aspettava un confessore forestiero, pregò uno di questi di ascoltare la sua Confessione.
Usciti di Chiesa, il compagno narrò al confessore di aver osservato che, mentre quella donna si confessava, uscivano dalla sua bocca molti serpenti, però un serpente più grosso era uscito solo col capo, ma poi era rientrato di nuovo. Allora anche tutti i serpenti che erano usciti rientrarono.
Ovviamente il confessore non parlò di ciò che aveva udito in Confessione, ma sospettando quel che poteva essere successo fece di tutto per ritrovare quella donna. Quando arrivò presso la sua abitazione, venne a sapere che era morta appena rientrata in casa. Saputa la cosa, quel buon Sacerdote si rattristò e pregò per la defunta. Questa gli apparve in mezzo alle fiamme e gli disse: “Io sono quella donna che si è confessata questa mattina; ma ho fatto un sacrilegio. Avevo un peccato che non mi sentivo di confessare al sacerdote del mio paese; Dio mi mandò te, ma anche con te mi lasciai vincere dalla vergogna e subito la Divina Giustizia mi ha colpito con la morte mentre entravo in casa. Giustamente sono condannata all’inferno!“.
Dopo queste parole si aprì la terra e fu vista precipitare e sparire.
Sant’Alfonso de Orozco (1500 – 1591) descrisse un episodio simile che riguardava la figlia d’un illustre nobile la quale, per aver omesso un grave peccato persino in punto di morte, venne inesorabilmente condannata eternamente.
La Beata Anna Katharina Emmerick (1774 – 1824) tentò addirittura di lottare spiritualmente a favore d’una donna che sempre taceva in confessionale la sua relazione illecita, senza tuttavia avere molta fortuna:
 

Ieri, 27 ottobre 1821, fui portata da una donna che era sul punto di perdersi. Lottai con Satana davanti al letto della malata, ma il demonio mi buttò fuori. Era troppo tardi…questa donna era sposata e aveva tre figli. Era considerata molto bella e viveva secondo il mondo e la moda. Aveva un rapporto illecito con un sacerdote, e aveva taciuto in confessione questo peccato. Aveva ricevuto i santi sacramenti e tutti facevano grandi elogi della sua buona preparazione e disposizione per ben morire…tutti i miei sforzi risultarono vani. Era troppo tardi, non mi fu possibile avvicinarmi a lei e morì. Era atroce vedere Satana che si portava via quell’anima.

 
Natuzza Evolo (1924 – 2009), parlando d’un suo contemporaneo da poco deceduto, affermò che egli, nonostante l’apparente vita esemplare che conduceva, era stato dannato per aver dimenticato volontariamente dei peccati gravi.
 
Santa Teresa d’ Avila (1515 – 1582), tramite una visione, ricevette un monito urgente da diffondere ai fedeli riguardo la pericolosità di questo tipo di sacrilegio:
 

(…) ed ecco, ad un tratto, spalancarsi innanzi agli occhi una voragine profondissima tutta ripiena di fuoco e di fiamma, e laggiù cadere abbondantissime, come la neve d’ inverno, le povere anime. Spaventata, santa Teresa alza gli occhi al cielo e dice :”Mio Dio, mio Dio! Che cosa vedo mai? Chi sono tutte quelle anime che vanno perdute? Saranno certamente anime di poveri infedeli…”.
“No, Teresa – rispose Gesù – no! Sappi: quelle anime che vedi in questo momento andare all’ inferno per mia permissione, sono tutte anime di cristiani come te”.
Teresa ancora più stipita intervenne: “Ma saranno anime di gente che non credevano, che non praticavano la religione, che non frequentavano i Sacramenti…”.
“No, Teresa, no! Sappi che sono anime di cristiani battezzati come te, che come te credevano e praticavano…”.
“Ma allora non si saranno confessati mai, neppure in punto di morte”.
“No, sono anime che si confessavano e si sono confessate anche in punto di morte…”, dice Gesù.
“Come, o mio Dio, vanno dannate?”.
“Vanno dannate perchè si confessano male!…Và, o Teresa, racconta a tutti questa visione e scongiura Vescovi e Sacerdoti di non stancarsi mai di predicare sul rischio delle confessioni mal fatte, onde i miei cari cristiani non abbiano a convertire la medicina in veleno e servirsi in male di questo sacramento, che è il sacramento della misericordia e del perdono”.

 
La Santa volle in seguito precisare che per “confessioni mal fatte” non si intendono solo quelle costellate da omissioni volontarie, ma anche quelle fatte con poca fede, nessuna intenzione di cambiare vita o, perlomeno, cambiare quei piccoli aspetti del carattere che andrebbero modificati.
A questi si potrebbero aggiungere i pensieri che falsamente inducono a farci credere santi, come se non peccassimo mai o come se lo facessimo sempre e solo venialmente.
In questo caso la Confessione si tramuta – come dice espressamente Gesù – da medicina a veleno per l’anima.
 
D’altro canto un sacramento della riconciliazione fatto con il dovuto rimorso e volontà di cambiare direzione è uno dei più pontenti mezzi che possiediamo per purificare la nostra anima nel miglior modo possibile.
Ci si ricorderà a tal proposito del giovinotto resuscitato da San Filippo Neri (1515 – 1595) il quale, tornato in vita dichiarando d’aver dimenticato di confessare un peccato, venne assolto dal Santo e spirò felicemente di nuovo poco tempo dopo, salendo direttamente in Paradiso.
Questo è chiaramente il simbolo dell’infinita Misericordia Divina: con un semplice atto di contrizione l’anima si può salvare. Si capirà dunque il motivo per il quale molti Santi (San Giovanni Bosco, San Leopoldo Mandic, San Pio, Santo Curato d’Ars e molti altri ancora) confessavano persino 16 ore al giorno, ricevendo persone di continuo.
 
In sostanza, il nostro destino eterno è molto condizionato non solo dalle scelte che si compiono all’esterno, ma anche quelle all’interno del confessionale, ove la nostra anima può radicalmente essere trasformata in luce vicina a Dio o sempre più degradata a livello di fango infernale.
Satana, in un impeto d’ira, così disse a San Nicola di Flüe (1417 – 1487): “La sconfitta più grande che ci ha inflitto Dio è il sacramento della Confessione, perché se un’anima in peccato mortale ci appartiene, con una confessione ben fatta, subito ci viene strap­pata!“.
 

Commenti

  1. Sì, però a volte mi sembra anche di dire cose in più e mi sento più male dp, sl perché mi sento di aver fatto cose che forse poi a posteriori mi accorgo che ho esagerato…che faccio?

  2. A volte mi sento talmente schiacciata da
    sensi di colpa in più che confesso forse cose in più ma la mia intenzione è sempre quella di con lui e ci metto tutta me stessa ma i miei scrupoli…..

  3. Io faccio confessioni sempre confusionarie dico cose per altre ma nn è mia intenzione sacrilegare le confessioni tutt’altro le sacrilego?

    • Salve,
      Se non c’è intenzione non c’è sacrilegio. Ma la invitiamo comunque a concentrarsi: se le può essere d’aiuto può sempre scriverli prima su un foglio e presentarli al confessore, di modo da non sbagliare.
       

      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

  4. Salve
    potrebbe spiegarmi cos’è il peccato della concupiscenza?

    • Salve,
      Il generale significato del termine “concupiscenza” è “desiderio di appagamento sessuale“.
      Tuttavia la concupiscenza in sé è, ad oggi, erroneamente riconosciuta esclusivamente come desiderio carnale, sessuale: ciò è sbagliato. Sebbene il termine si sia evoluto in tal senso e sia stato utilizzato da grandi sapienti cristiani quali Sant’Agostino d’Ippona, gli scrittori antichi volevano di certo attribuire il significato più profondo a tutti i desideri considerati indegni.
      Più volte difatti si trova nella Bibbia il concetto di concupiscenza con diversi connotati (נפשׁ, “appetito“; שׁרירוּת, “ostinazione“, עגב, “sbavare“; ἡδονή, “piacere sessuale“; πάθος, “passione“), e proprio nel Nuovo Testamento il termine chiave è ἐπιθυμία, ovvero “desiderio” e “avidità“.
      Come dunque riassumere il tutto?
      Il peccato di concupiscenza è quello del desiderare in maniera smodata qualcosa di futile e passeggero (come il mero appagamento sessuale). Per maggiori informazioni la invitiamo a visitare questo link: Catechismo della Chiesa Cattolica – Concupiscenza.
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

  5. Salve,
    Innanzi tutto complimenti per il sito e il pregevole lavoro che fate.
    In merito all’argomento qui discusso sulle giuste confessioni, io vorrei chiedere una cosa: quando confesso un mio peccato, con quale livello di dettaglio devo descriverlo?
    Intendo dire, è sufficiente dire “ho fatto questo” o devo raccontare nei dettagli non solo cosa ma anche come?
    Vi ringrazio

    • Salve,
      in genere basta dire “ho fatto questo” specificando il peccato (senza dunque giri di parole, ma senza scendere troppo in particolari non rilevanti per la confessione), il numero di volte (se non è possibile ricordarsi va bene anche approssimare dicendo “molte volte“, “poche volte” e così via) e se – nel caso di peccati gravi – sono stati compiuti durante un giorno sacro (domenica, natale ecc..).
      In linea generale la prassi è questa.
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

  6. buongiorno ho alcuni dubbi che vorrei risolvere:1,ho sempre pensato e mi sembra che così dicano le sacre scritture, che chi è battezzato in acqua ed in spirito e possiede fede si salva,e qualora avesse peccato non va in paradiso ma in purgatorio,mentre coloro che sono battezzati,ma che tuttavia non hanno fede vengono condannati all’inferno.Da queste testimonianza trapela invece che una persona in una condizione che potremmo definire di QUASI”Assoluta” santità per avere omesso un peccato a causa di una malfatta confessione non viene condannato al purgatorio, ma alla dannazione eterna.Dunque mi chiedo come può Gesù infinitamente misericordioso e infinitamente giusto condannare un uomo per aver commesso un solo peccato???Ma mettiamo che ne avesse 100000 ma che abbia fede allora egli si deve salvare perchè possiede il figlio della vita.Ti riporto alcune frasi celebri del vangelo:”Infatti chiunque avrà invocato il nome del signore sarà salvato.”Romani10:13 e inoltre si dice sempre:”Ma questi sono stati scritti,affinchè crediate che Gesù è il cristo,il figlio di Dio e ,affinchè,credendo,abbiate vita nel suo nome.”Giovanni20:31, e poi ancora:”In verità,in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato,ha vita eterna;e non viene in giudizio,ma è passato dalla morte alla vita”Giovanni 5:24.Pertanto tutto ciò che, tuttavia ho riscontrato personalmente in altre testimonianze di Santi, che fra breve vi riporterò la testimonianza, vanno in contraddizione con la verità più importante di tutta la Bibbia,ovvero che chi ha fede si salva, e se ha peccato sconterà la propria colpa in purgatorio,ma è comunque salvo, non condannato nella geenna per l’eternità.Da questo punto di vista la fede non conta, è qualcosa che se ce l’hai bene, se non ce l’hai fa lo stesso,non cambia assolutamente niente dato che per un peccato vieni condannato all’eternità,perciò per logica matematica se muori santo ti salvi,ma anche con una sola mezza colpa vieni dannato all’eternità.Ed ecco che ti riporto quanto avevo avuto modo di dirti poc’anzi:”Santa Lutgarda riferì che il pontefice, subito dopo la morte, le apparve tutto avvolto nelle fiamme: era in Purgatorio, condannato a starci fino al giorno del giudizio, a meno che non fossero state offerte preghiere in suffragio. La santa raccontò che Innocenzo disse d’esser stato punito da Dio per tre colpe: una era non aver mai voluto chinare il capo durante la recita del Credo niceno in segno d’umiltà, le altre due non sono state riportate. Avrebbe meritato l’Inferno, ma la Vergine Maria, cui il papa era devoto, gli ottenne il Purgatorio, nonché la possibilità di ridurre le sue pene. Il cardinale Roberto Bellarmino disse al riguardo: “Se un Papa così degno di encomio e che passa così santo agli occhi degli uomini, si trova sottoposto ai più orribili tormenti fino alla fine del mondo, che cosa sarà mai riserbato agli altri ecclesiastici, religiosi e fedeli?”” .3.Cosa è dunque il purgatorio e cosa dunque è l’inferno?Io credo a Gesù chi ha fede sarà salvato piuttosto che a certe persone che dicono d’essere sante e di avere visioni….Accolgo una tua risposta calorosamente,grazie per l’attenzione…

    • Salve,
      La ringraziamo per le domande, poichè ci consentono di chiarire a lei ed a tutti i lettori due aspetti fondamentali da considerare:
       

      ● Chi tace volontariamente peccati gravi nel confessionale non è neanche lontanamente vicino alla santità, per motivi alquanto ovvi.
      Non si tratta di semplice dimenticanza, ma di tacere volontariamente.
      Significa dunque non riconoscere davanti al Signore le nostre colpe, significa tentare d’ingannare il sacerdote, e quindi tentare d’ingannare Gesù.
      La giustificazione “basta la fede” è propria del Protestantesimo, ed è antibiblica: non serve solo la fede, ma servono anche le opere ed un corretto comportamento.
      Ricordiamoci la frase del Vangelo: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:21-23).
       
      ● Quando si leggono testimonianze d’anime in Purgatorio, in Paradiso o all’Inferno, non bisogna subito immedesimarsi nella loro condizione e generalizzare i giudizi di Dio.
      Ogni persona vive una storia differente, ed ogni persona sarà giudicata secondo le azioni, secondo le circostanze della sua vita: non tutti conduciamo vite così simili, non tutti abbiamo gli stessi difetti o pregi. Per questo è sempre bene leggere le testimonianze, ma bisogna ricavarne la giusta lezione piuttosto che immedesimarsi.
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

      • Salve a Voi, c’è da rimanere frastornati andando alla ricerca di lumi sul trascendente a mezzo le visioni dei Santi e delle loro rivelazioni, uniche fonti per annaspare, nel loro riferito, su quanto ci aspetta. Alcuni esempi: S. F. Kowalska dice di essere rimasta sorpresa (diario pag. ) nel vedere all’inferno soprattutto quelli che non credevano esistesse, creandoci dubbi in tal modo sul libero arbitrio che, se così fosse, sarebbe a senso unilaterale, ovvero privo dì liberalità: o così o morte. Però dopo (pag. ) asserisce in contraddizione, che NESSUNO VA ALL’INFERNO SE NON SCEGLIE DI ANDARCI ( con intento si suppone) ….S.T. D’Avila va oltre. Da un’idea di un Signore inflessibile ed inclemente che lascia al demonio dei buoni cristiani si, ma che commettono l’imperdonabile errore di non confessarsi bene in punto di morte. Che bastonata! …N. D’Avola riferisce che Dante Alighieri é stato in Purgatorio 300 anni (!!!!) per mancanze o preferenze di giudizio nella sua Div. Comm. Accipicchia!!, e così via……Non ci siamo, mi pare. Ho una mia opinione. O i Santi subiscono delle interferenze da parte del satrapo che tende a confondere loro le rivelazioni, magari in parte dallo stesso manomesse per intaccare l’immensa Misericordia di Dio, oppure (Dio ce ne scampi) il nostro sublime Dio esercita una strana Misericordia, che esula dalla misura di senso di giustizia o legge morale di cui ci ha provvisti, invece applicando regole spropositate alla nostre infusioni. Voglio credere disperatamente in un nostro Signore estremamente accomodante e non pesantemente vendicativo, poiché non posso immaginare venga offerta alla creatura una non corrispondenza fra la colpa e la Legge. Il che sarebbe un abominio.
        Grazie

        • Mi sovviene pure la risposta data dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima allorché le chiesero dove fosse finita una loro amichetta morta precedentemente. La risposta fu: “è in Purgatorio e ci rimarrà fino alla fine del mondo”. Perbacco, andiamo giù sempre troppo pesante! Che avrà commesso la piccola per meritare tale pazzesco castigo? A questo punto ci vorrebbe un manualetto (assolutamente controfirmato dal Cielo, per garanzia) con ben elencate le entità dei castighi. Esempio: bugiuola 10 anni, bugia 20 anni, falsità 50, menzogna 500, calunnia 1000……ecc (Dio mi perdoni se appaio irriverente) . Altrimenti “il gioco” non vale; in tal modo viaggeremmo giustamente informati e non dispersi nella nostra totale impreparazione rispetto la portata degli eventi; anche perché nasciamo senza domanda, siamo tormentati e tentati dal demonio, viviamo nel turbine delle incertezze, siamo oppressi dalle malattie, dalle inclemenze, dalle precarietà, dalla miseria incombente e ……chi più ne ha più ne metta. No, qualcosa non quadra. Credo fermamente in Dio e voglio amarlo appieno, ma soffro per tante incomprensioni irrisolvibili, che nessuna Sacra Scrittura chiarisce, perché il vaso è già colmo di per se stesso, e non servirebbe infierire. Grazie.

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