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Le sfide del Cattolicesimo messicano: Santa Muerte e Jesús Malverde

Scritto da , sezione: Attualità & Storia 5322 5

le sfide del cattolicesimo messicano Santa Muerte header

Fu evidente sin dai primi decenni della dominazione spagnola in America Centrale (XVI secolo) come il Messico, suolo che vanta una storia plurimillenaria, fosse un grande calderone di culture, rituali e credenze diverse tra loro, derivanti da popolazioni tribali quali Atzechi, Toltechi e Maya.
L’evangelizzazione del popolo messicano, al tempo animista, avvene proprio ad opera dei missionari che accompagnavano i conquistadores e gli esploratori spagnoli, ed in un ventennio, grazie al primo vescovo del posto, il francescano Juan de Zumárraga, venne fondata la prima università del continente, la Reale e Pontificia Università del Messico, inaugurata il 21 settembre 1551.
 
L’impegno e la dedizione con cui i sacerdoti operarono in favore della conversione e dell’istruzione degli indigeni si protrasse per ben tre secoli ininterrottamente, lasciando in eredità alla nazione nel XX secolo, epoca dell’indipendenza, una percentuale di cattolici che variava dal 85% al 92%.
Eppure, quello che sino a qualche decennio fa sembrava un alto modello di società devota alla Chiesa di Roma, oggi sembra mostrare una pericolosa deriva verso il sincretismo pagano, come se le ancestrali superstizioni e credenze fossero riemerse con prepotenza dall’oblio della storia.
Difatti, secondo quanto denunciò nel 2012 l’arcivescovo di Leon Josè Guadalupe Martin, il diffondersi della presenza di questi sincretistici gruppi religiosi sta lentamente divenendo un allarme d’alta priorità per il clero messicano.
Ponendo lo sguardo verso tali nuove realtà spirituali, appare subito chiara la multiformità e la capacità d’attrare in special modo le fasce più disagiate e povere della cittadinanza attraverso l’aggregazione popolare e festività mirate allo baratto di beni, nonchè le pericolose connessioni con la diffusissima malavita locale.
Per comprendere al meglio questo mutevole sistema sociale ci addentreremo nell’analisi di due diversi culti, tra i più diffusi del momento: Santa Muerte e Jesús Malverde.
 

La Santa Muerte

Le origini dell’idolo “Santa Muerte” (Santa Morte) sono tutt’oggi incerte: secondo voci popolari, nel 2000 una signora chiamata Doña Queta espose il suo altare alla Santa Muerte al numero 12 di calle Afarería nel quartiere di Tepito, a Città del Messico, attirando da lì a poco migliaia di curiosi da tutto il Paese.
È tuttavia naturale ipotizzare un’origine ben più antica, forse risalente a culti necromantici precolombiani – ci si riferisce alla divinità Mictlantecuhtli – o tradizioni sincretistiche yoruba.

 


Documentario sul culto di La Santa Muerte

Il culto verso la Santa Muerte, dopo esser vissuto per diverso tempo in clandestinità, ha sostanzialmente conosciuto un aumento esponenziale di fedeli e celebrazioni in tutto il paese solamente negli ultimi dieci anni, favorito persino dal supporto d’alcuni sacerdoti e vescovi oggi allontanati – o scomunicati – dalla Chiesa di Roma.
L’iconografia di questa “fede” ricalca totalmente quella cattolica, sostituendo la Vergine Maria con uno scheletro di diverse dimensioni e colori al quale è rivolta tutta l’attenzione: i credenti, dopo un’adeguata offerta (cibo, bevande, oggetti preziosi e marijuana), richiedono alla Santa Muerte ogni tipo di grazia o protezione.
Qualche tempo fa il cardinal Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, durante una visita a Città del Messico lo definì “un culto blasfemo, una degenerazione della religione”.
La componente chiaramente blasfema viene difatti unita alla credenza magico-esoterica dell’idolo capace di soddisfare tutte le richieste, persino le più depravate.
 

Tale connessione con la brujerìa (stregoneria) diviene ancor più evidente analizzando il colore delle statue: ve ne sono bianche per richiedere guarigioni, rosse per le questioni amorose, verdi per attrarre la buona sorte, nere per i problemi più gravi ed infine una maggiore avente tutti i colori.
In poco tempo, grazie alla grandi promesse che l’idolo offre ai fedeli, è divenuto il punto di riferimento dei ceti meno abbienti, di chi aspira ad un mondo migliore varcando un confine proibito, di chi si guadagna il pane vendendo il proprio corpo o di chi si dedica ad attività criminose: nel culto verso la morte s’intravede la possibilità di capovolgere la propria vita, donarle un senso, riscattarla da quell’abisso di miseria e povertà.
Nonostante ciò, alcune persone credono che avanzare richieste alla “Santisima Muerte“, anche detta Niña Blanca (bambina bianca), comporti un prezzo molto alto, ossia quello della vita di una persona cara, pertanto aborriscono solo nominarla e ne temono il potere che qualificano, inesorabilmente, come pauroso ed inquietante.
 
Sarebbe tuttavia errato catalogare questa realtà come mera corrente religiosa settaria.
La forte componente popolare rende tale sincretistica forma di spiritualità un fenomeno di confine aggregante con tanto di feste in stile pseudo-cattolico, stimola nuove forme di commercio basate su gadgets e feticci, crea nuovi gruppi sociali.
Il successo sembra inoltre destinato a perdurare: i seguaci si attestano tra i 7 ed i 10 milioni, senza contare coloro che si son trasferiti negli Stati Uniti, e le statuette della Santa Muerte arrivano addirittura a vendere di più di quelle della Vergine di Guadalupe.
 

Jesús Malverde

Tra i numerosi poster affissi ai lati delle strade del Sinaloa, stato messicano affacciato sull’Oceano Pacifico, ve ne sono diversi che recitano: “I tre santi: San Giuda Taddeo, San Cipriano e Jesús Malverde“.
In realtà, di questo terzo incomodo non si sa molto.
 

Icona del bandito Jesús Malverde

Icona del bandito Jesús Malverde

Vissuto attorno la fine del XIX secolo, Jesús Malverde fu un bandito soprannominato “l’angelo dei poveri” o “el bandido generoso” poichè, si narra, era solito regalare la refurtiva alle famiglie più povere.
Morì probabilmente in una sparatoria attorno al 1909 e, da allora, il mito riguardo la sua figura è aumentato sino a diventare vero e proprio culto sincretico con novene e preghiere.
Chiaramente, l’essenza stessa della sacralità di Malverde risiede nel suo background: i devoti s’identificano nella sua immagine in quanto uomo del popolo; in lui vedono un modello popolare del santo combattente che cerca di dar voce alle categorie sociali dimenticate dalle istituzioni e dalle autorità.
Anche in questo contesto la Chiesa ha più volte invitato i fedeli messicani ad evitare la superstizione derivante da una leggenda popolare, senza tuttavia riscuotere molto successo: non è raro trovare busti del Malverde contornati da Rosari e posizionati accanto a statue di santi o Crocifissi.
Esattamente come ogni santo che si rispetti, anche al “bandito buono” è attribuito un patronato, ovvero quello dei traffici di droga e dell’emigrazione clandestina – motivo per il quale viene venerato assieme alla Santa Muerte da molti narcotrafficanti, i quali si recano in pellegrinaggio nel luogo ove si crede sia sepolto.
 

Ma quella di Malverde, seppur seconda per diffusione, non è solo che una delle tante forme di santeria.
Appare evidente, nel veloce scorrere dei cambiamenti nella spiritualità popolare messicana, il progressivo distacco dal Cattolicesimo tradizionale in favore di versioni “folk“, nel tentativo di riavvicinare la religiosità d’un popolo stremato dalla povertà a figure più vicine sia nel tempo che nello spazio, a figure più comprensibili.
La tragicità di queste derive sincretistiche risiede difatti nel sentire popolare, un sentire che vede i santi tradizionali troppo lontani, troppo sbiaditi, troppo indifferenti alle sofferenze di tutti i giorni: si creano così santi dell’ultim’ora come Niño Fidencio o Oggún, capaci nell’immaginario comune d’esser più caritatevoli in quanto “compatrioti”.
Nel frattempo, i santi tradizionali lentamente scompaiono dagli altari e dai capitelli votivi, fra il silenzio d’una popolazione incapace di ritrovare lo slancio che proprio un secolo fa la rese un alto modello di religiosità cattolica.
 

Commenti

  1. A parte la risposta che ho già dato di seguito, mille volte meglio “venerare” la Santa Muerte che “venerare” la demo(no)crazia, feticcio estremamente più diffuso, estremamente più invasivo ed estremamente più anticristiano, anche se di fatto egualmente inesistente.

  2. Anche qui in Italia le ragazzine ne seguono il culto della santa muerte

    • ahahahahaha dovrei farti conoscere certi quarantacinquenni con il pizzetto, la panza e senza capelli fedeli alla Santa, altro che ragazzine

    • Allora, gentili admin, io credo che dovreste venire a patti col fatto che c’è gente che vive la spiritualità in modo sostanzialmente diverso che quello cristiano-cattolico; In Messico, informatevi, la Santa è venerata da gente di tutti i ceti sociali, non solo dai criminali e viene detto che i poteri della Santa vengono comunque da Dio. Quindi non disinformiamo, grazie.

      • Informati tu, e te lo posso dire tranquillamente visto che il Messico è uno dei Paesi nei quali sono praticamente di casa. Questo idolo è tenuto in considerazione al 99% dai più disgraziati, in ogni senso, e non a caso apparve per la prima volta a Tepito che è un pessimo quartiere della capitale. E’ vero, c’è chi vive la spiritualità in modo diverso da noi cattolici… infatti nessuno ha mai detto che il mondo sia perfetto! Comunque per quanto riguarda il Messico fortunatamente la Vergine di Guadalupe surclassa alla grande qualsiasi superstizione di questo tipo, ed è davvero un piacere vedere come sia onnipresente.

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