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Lo Spirito Santo

Scritto da , sezione: Teologia 7921 2

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Un teologo francese, con un’espressione più pittoresca che devota, era solito definire lo Spirito Santo “Il parente povero della Trinità”, date le scarse informazioni che si hanno su di Esso e la scarsa devozione a Lui offerta, pur essendo la Terza Persona della Santissima Trinità.
Lo scrittore e biblista Francis Chan nel 2009, con un titolo volutamente provocatorio, Lo ha addirittura denominato “il Dio dimenticato“.
Effettivamente sin dall’inizio dell’era cristiana tra i fedeli non vi è mai stata un grandissima conoscenza del Divin Paraclito, e tutt’ora molti di noi potrebbero ritrovarsi nelle parole dei discepoli di Efeso: «Non abbiamo neppure udito che vi sia uno Spirito Santo» (Atti 19:2).
Nel 1895 un’umile suora, la Beata Elena Guerra, scrisse a Papa Leone XIII:
 

Oggi si raccomandano tutte le devozioni, ma quella che dovrebbe essere la prima è dimenticata. I predicatori parlano della Madonna e dei Santi, ma dello Spirito Santo tacciono!

 
Tutt’oggi nei sermoni e nelle prediche domenicali è molto raro poter udire profonde digressioni riguardo le Divine Proprietà dello Spirito Santo e la potente azione che dal principio dei secoli illumina profeti e santi, ispira conversioni e consola gli afflitti.
Egli, in aggiunta, contrasta fortemente l’azione del Demonio, come confessato da quest’ultimo in un esorcismo recente (vedere l’articoloEsorcismo dal vivo“).
Sebbene le informazioni non siano molte e ben dettagliate, dovremmo più spesso domandarci chi è lo Spirito Santo e capire quanto sia importante il Suo operato, avendo sempre presente in mente la frase del Credo: “è Signore e da’ la vita“.
 

Credo in Spíritum Sanctum, qui locútus est per prophétas

In tempi antichi nella concezione religiosa israelita lo “Spirito di JHWH” o lo “Spirito di Elohim” (Genesi 1:2), presente con il termine “Spirito Santo” nel Salmo 51 (πνεῦμα τὸ ἅγιον) ed in Isaia 63:10-11, non aveva ancora il significato preciso che solo successivamente ha acquisito, in special modo nel periodo dei Vangeli.
Questo Spirito (“ruaḥ“) veniva considerato tra le dieci cose plasmate nel primo giorno della Creazione, concepito come una sorta di vento che si manifestava attraverso rumore, fuoco e luce. Tale imponente frastuono, durante la manifestazione, è presente in Atti degli Apostoli 2:2-4:
 

Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.

 
Gli Evangelisti ci narrano che quando Gesù fu battezzato, lo Spirito Santo in forma di colomba scese dal cielo e si posò su di Lui: nonostante possa sembrare una teofania dissimile per modalità ed iconografia a quelle dell’Antico Testamento, v’è da sottolineare che alcuni biblisti hanno fatto notare di come il passo del Cantico dei Cantici 2:12 “O colomba (…) fammi sentire la tua voce” può essere tradotto anche con “O Spirito (…) fammi sentire la tua voce“.
Proprio nel Nuovo Testamento viene in risalto un fattore molto importante: lo Spirito Santo (πνεῦμα ἅγιον) è in perfetto contrasto con lo spirito impuro (πνεῦμα ἀκάθαρτον), ovvero Satana – da evidenziare che quando si parla di πνεῦμα (“pneuma”, singolare) ἀκάθαρτον si fa riferimento solamente al capo dei demoni, mentre quando si trova il termine πνεύματα (“pneumata”, plurale) ἀκάθαρτα si fa riferimento a tutti gli spiriti del male.
 
Grande importanza ricopre il Terzo Elemento della Santissima Trinità Divina in periodo neotestamentario: il termine “τὸ πνεῦμα τὸ ἅγιον” (“to pneuma to aghion”, “lo Spirito Santo“) è presente dalle 80 alle 90 volte nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli.
Come difatti afferma l’Apostolo Pietro in Atti 2:16, il tempo della profezia di Gioele (3:1-5) è ormai giunto e lo Spirito compirà prodigi, effondendosi su tutti coloro che lo richiedono con umiltà e fede: “E se perfino voi, che siete dei peccatori, sapete dare delle cose buone ai vostri figli, a maggior ragione il Padre vostro che è in cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono” (Luca 11:13).
 

Credo in Spíritum Sanctum, qui ex Patre Filióque procédit

L’Apostolo Giovanni, il discepolo che Gesù amava, nel suo Vangelo ci fornisce un indizio fondamentale.
Nel libro 16, verso 13, egli scrive “εκεινος, το πνευμα της αληθειας”, che tradotto sarebbe “lui, lo Spirito di Verità“: in concreto ci spiega che lo Spirito Santo è un entità personale (usando il pronome personale “ekeinos” = “lui”) e non una cosa inanimata, come si credeva erroneamente in principio – e come talvolta ancora oggi si crede.
Non dobbiamo dunque farci ingannare dall’iconografia: lo Spirito Santo è a tutti gli effetti una persona della Trinità – sebbene il termine “persona” non è adatto ad un Essere immateriale – con cui si può avere una comunione (2 Corinzi 13:13).
Lo Spirito Santo ha una personalità, perché agisce come una persona: opera di volontà propria (1 Corinzi 2:10-12), instilla nel cuore sentimenti d’amore (Romani 15:30), può pensare, ragionare e agire (Romani 8:27), può rattristarsi (Efesini 4:30) e consola gli afflitti (Giovanni 14:16)
 

Dominum nostrum, qui concéptus est de Spíritu Sancto

Dominum nostrum, qui concéptus est de Spíritu Sancto

Ma qual’è il rapporto con Dio Padre ed il Figlio?
Il Symbolum Apostolicum, il Credo originario, non specifica tale correlazione, la quale solamente nel 381 d.C. il Symbolum Nicænum-Costantinopolitanum (Credo niceno) ampliamente spiegherà: “procede dal Padre e dal Figlio“.
Tale questione, anche conosciuta come il “Filioque“, fu uno dei motivi dello scisma tra la Chiesa latina e la Chiesa ortodossa: quest’ultima riteneva che lo Spirito procedesse solamente dal Padre, etichettando come eresia l’affermazione aggiunta del “e dal Figlio“.
San Tommaso D’Aquino (1225 – 1274) giustamente affermerà che la distizione effettuata della Chiesa orientale non è giustificata e compromette la “semplicità” divina, nell’unica Sua essenza.
Gli stessi Vangeli ci forniscono, seppur indirettamente, prove.
Troviamo difatti sia “Spirito di Dio” (“Πνεῦμα Θεοῦ”, Matteo 3:16) che “Spirito di Cristo” (“Πνεῦμα Χριστοῦ”, Romani 8:9-11), il che è un abbastanza chiaro riferimento a quello che molti sacerdoti e teologi oggi chiamano “l’abbraccio tra il Padre ed il Figlio“.
 

Qual’è dunque l’azione che lo Spirito Santo compie?
Sappiamo innanzitutto che essa non è stata uniforme nel corso della storia, ma era ben presente e partecipava alla Creazione di tutte le cose, “aleggiando sulle acque” (Genesi 1:2).
In tempi antichi non veniva “dato” a tutti i credenti, ma solo a quelli che dovevano svolgere un ministerio speciale: fu dato a Betsaleel per costruire il Tabernacolo (Esodo 31:3), fu dato a Othniel, Gedeone e altri per essere Giudici d’Israele (Giudici 3:10 e seg.), fu dato a Davide per regnare (1 Samuele 16:13), Sansone era sotto l’azione dello Spirito Santo (Giudici 13:25) e lo stesso accadde per Saul (1 Samuele 10:10), sebbene in questi ultimi due casi successivamente lo Spirito si ritirò da loro.
Egli ispirò tutti i profeti dell’Antico Testamento e, come ci è narrato in Atti degli Apostoli 2:2-4, tutti gli Apostoli affinchè annunziassero la Buona Novella alle genti.
Grazie all’azione di Cristo il ruolo dello Spirito Santo è venuto maggiormente in risalto, realizzando la profezia di Ezechiele (36:26-27) ed inaugurando i tempi in cui dimorerà direttamente nei cuori degli uomini (2 Corinzi 3:3; Giovanni 7:39).
Lo Spirito Santo è dunque riversato nei nostri cuori attraverso i Sacramenti e la nostra esplicita volontà di riceverlo – tramite la preghiera d’invocazione – e la Sua azione consiste nella grazia santificante. Il primo incontro avviene durante la Cresima.
È Lui che ci spinge al ravvedimento, al pentimento dalle nostre azioni e alla conversione.
Gesù afferma che la nostra rinascita è compiuta dallo Spirito Santo (Giovanni 3:5-6), allo scopo di farci entrare nel regno di Dio. Egli ci rinnova la mente e ci dà la vita, la vita in Cristo, la vita eterna.
È Lui che stabilisce il nostro rapporto intimo con Dio, lo “Spirito di adozione” (Romani 8:15).
Il Santo Padre ha giustamente riassunto la Sua azione con la frase «Dio attivo in noi».
Questa attivà del Signore può regalarci dei doni molto preziosi, pur sempre ricordandoci che “distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole” (1 Corinzi 12:11).
 

I SETTE DONI DELLO SPIRITO SANTO

 
SAPIENZA: È l’esperienza gioiosa delle realtà soprannaturali. Ci da una conoscenza di Dio che non passa dalla conoscenza delle cose ma dalla condivisione della sua stessa vita. Serve a capire come funziona la vita e ad ordinare le cose secondo una classifica giusta riservando il primo posto a Dio. Spiega come le piccole e grandi gioie aiutano a vivere meglio ma non durano per sempre. Per questo la persona saggia costruisce la casa sulla roccia e non sulla sabbia.
 
INTELLETTO: È la risposta al bisogno di conoscenza e verità. Ci fa comprendere in maniera chiara quello che la luce della fede ci fa comprendere in maniera crepuscolare. Non si ferma al look, ma dà importanza a ciò che è “dentro”. La persona intelligente non dà peso all’apparenza, ai pettegolezzi, alla banalità: cerca invece la verità nelle persone e nelle parole che ascolta e che dice. È indispensabile nell’Evangelizzazione e nella catechesi, sia per chi parla che per chi ascolta. Fa capire in profondità la Parola di Dio e fa gustare la bellezza delle realtà rivelate. Il dono dell’intelletto coinvolge non solo la mente ma anche il cuore, la volontà, la passione, e persino l’azione. Per gli antichi Ebrei, sede dell’Intelletto non è il cervello ma il cuore perché la conoscenza che si raggiunge col cuore è più profonda di quella fredda del cervello.
 
CONSIGLIO: Offre un discernimento intuitivo e sicuro nelle scelte che facciamo per conoscere la volontà di Dio. Accresce la virtù della Prudenza. Fa sì che le nostre azioni siano degne di Dio; ci fa agire sempre per la gloria di Dio. Fondamento del consiglio è l’esperienza e siccome qui si parla di consiglio come dono di Dio è necessario far esperienza di Dio sia nella preghiera che nella coerenza di vita. Questo dono aiuta a conoscere ciò che Dio si aspetta da ognuno. Ci facilita la vita mettendoci accanto persone di Sua fiducia (genitori, catechisti, amici, suore) che indicano la strada giusta da seguire.
 
FORTEZZA: Ci abilita a sopportare fatiche e sofferenze ma anche ad affrontare tentazioni e difficoltà. Sostiene la resistenza contro ogni tentazione che porta al male e fa realizzare il bene. Aiuta a mantenere gli impegni presi nei confronti nella vita, di noi stessi e con Dio. Dà ai ragazzi energia sufficiente per non comportarsi da “pecoroni” che imitano i modi sbagliati dei prepotenti. Questo dono insegna loro a sostituire l’amore per la forza con la forza per l’amore. È necessaria contro lo scoraggiamento, le tentazioni, l’egoismo, ma è necessaria anche nel cammino spirituale di santificazione.
 
SCIENZA: La scienza ci da la capacità di vedere le cose come le vede Dio. Fa sì che possiamo vedere sempre tutte le creature con gli occhi della fede. Fa percepire con sensibilità viva la presenza del Creatore nelle creature e la presenza di Gesù in tutti gli uomini. È sinonimo di conoscenza e di amore totale verso Dio. Se conosci Dio vedi le persone e le cose in relazione con Lui. L’amore per le creature deriva dall’amore per il Creatore. Per questa ragione rispetta la natura, comprende gli altri e con essi cammina verso la felicità, verso l’Amore (con la A maiuscola) che è alla base di ogni amore. Questo è il vero “scienziato” che migliora la sua vita e quella degli altri.
 
PIETÀ: Ci fa sperimentare la tenerezza del Padre e ci fa sentire figli prediletti. Aiuta a riconoscere Dio come un padre buono che pensa a tutti, con cui si può dialogare volentieri e si fa il possibile per accontentarlo. Uno dei modi più belli è di riconoscere tutti i Suoi figli come fratelli e sorelle. Se li amiamo, ha detto Gesù, si ama anche il Padre che è nei cieli. Ci da il senso della Divina Provvidenza, che riconosce che siamo figli di Dio e che Lui provvede a tutto. È l’amore dei figli verso il Padre. Esempio è Enea che fugge da Troia portando in spalle il padre. È un dono che coinvolge volontà, azione, sentimenti delle persone. È una sensibilità del cuore, di quel cuore di carne che Dio ha messo al posto del cuore di pietra. Diventa così importante perché prepara il terreno per tutti gli altri doni. È cuore capace di ascoltare la parola del Signore e far sì che diventi impulso per le azioni.
 
TIMORE DI DIO: Il Timor di Dio ci fa capire che Dio deve essere rispettato. Non è un Tipo suscettibile che spaventa e castiga, ma neppure Uno che può essere facilmente ingannato e raggirato. È il Dio Amore di cui bisogna parlare bene nei discorsi e nei fatti. Dio non vuole spaventare nessuno, vuole solo che noi ci assumiamo la nostra responsabilità, usiamo bene della nostra libertà aprendo a Lui il nostro cuore. Adorazione, lode, ringraziamento partono da qui. Non è la paura e non è neanche in contrasto con l’amore. Esso è prima di tutto rispetto, riconoscimento della sua grandezza, fiducia nella sua giustizia.
 

Il peccato contro lo Spirito Santo

In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno.
(Marco 3:28-29)

 
Il peccato imperdonabile è dunque quello di bestemmiare contro lo Spirito Santo, a conferma di quanto sia fondamentale per la nostra vita conoscere il Divin Paraclito.
Ma cosa significa peccare contro di Lui?
Significa opporsi all’opera dello Spirito Santo, respingendola ostinatamente ed addirittura attribuendola al demonio.
Vi si potrebbero fare diversi esempi del caso: quando una persona rifiuta di essere perdonata; quando volta le spalle a Dio rifiutando di ritornare a Gesù, oppure quando non cerca il perdono di Dio perché immagina che il Creatore approvi i suoi peccati, e continua così per il resto della sua vita.
In sostanza si disprezzano e rifiutano tutti gli aiuti offerti dal Signore per la salvezza.

Per San Tommaso d’Aquino i peccati contro lo Spirito Santo sono tanti quanti sono i modi di disprezzare l’aiuto di Dio per trattenere l’uomo dal peccato.
il teologo scrive che le remore al peccato possono provenire da tre fonti: dal giudizio di Dio, dai suoi doni e dal parte del peccato stesso.
Quando si oppongono al giudizio di Dio abbiamo i due peccati contro la speranza teologale: la disperazione della salvezza e la presunzione di salvarsi senza merito.
Quando si oppongono alla conoscenza della verità rivelata e all’aiuto della grazia abbiamo l’impugnazione della verità conosciuta e l’invidia della grazia altrui.
Quando non si considera la bruttezza del peccato e la brevità dell’esperienza presente abbiamo l’impenitenza finale – intesa nel senso di perdurare nel peccato fino alla morte – e l’ostinazione nel peccato (“Summa Teologica”, II-II, 14-2).

Il Catechismo Romano del Concilio di Trento riassume brillantemente la questione con una metafora: “Come una malattia vien detta insanabile quando il malato respinge l’uso della medicina, così c’è una specie di peccato che non si rimette né si perdona perché rifugge dalla grazia di Dio“.
 

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Commenti

  1. …mi piacerebbe che anche il nostro Papa Francesco, oltre alla Misericordia parlasse ai fedeli del Santo timore di Dio!
    Non dobbiamo affatto pensare che alla “fine”…tutto poi si aggiusta e finisce a tarallucci e vino!!!!!!!!!
    siete d’accordo’
    grazie
    Uniti in Gesù e Maria
    vittoria

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