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Perchè Dio Padre viene dipinto come un anziano con barba?

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Io continuai a guardare fino al momento in cui furon collocati de’ troni, e un vegliardo s’assise. La sua veste era bianca come la neve, e i capelli del suo capo eran come lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono e le ruote d’esso erano fuoco ardente. (Daniele 7:9)

 
Spesso ci si chiede, nel mirare le comuni rappresentazioni antropomorfe di Dio Padre, il perchè la Divinità sia quasi sempre dipinta come un uomo avanti con gli anni, dotato di una folta barba.
Sebbene sarebbe di per sé impossibile dare forma ad un Puro Spirito qual’è Dio, una prima risposta sicuramente può provenire dall’estratto appartenente al libro del profeta Daniele appena citato: il Signore si presenta come un “vegliardo con i capelli simili alla lana pura“.
Stessa identica visione la riceve l’apostolo Giovanni quando, in Apocalisse 1:14, vede “i suoi capelli bianchi come candida lana, come neve“.
Un’ulteriore spiegazione può esserci fornita dal contesto culturale occidentale: la figura dell’anziano sin dalla notte dei tempi è stata simbolo di rispetto, saggezza, potere patriarcale ed affetto.
Per secoli dai rabbini Dio è stato considerato come un venerabile saggio (Zaḳen) investito d’autorità giudiziaria, la cui severità è mitigata dalla dolcezza del giudizio. Per i devoti della tradizione mistica originatasi dal profeta dei tempi babilonesi, il nome stesso aveva come attributo la maestà combinata con molta tenerezza, poiché essi consideravano il titolo di Zaḳen (“l’anziano“) quello per indicare l’individuo a cui veniva conferita la più alta dignità.
Da notare che gli Zaḳen avevano tutti la barba.
Ma sono davvero questi gli unici elementi in grado di poterci descrivere il significato celato in tale rappresentazione?
Naturalmente no.
 

Ancient of days

Il termine aramaico del testo di Daniele, tradotto in italiano con “vegliardo“, è ‘attiḳ yomin o, in una citazione successiva, attiḳ yomaya: volendo essere estremamente precisi, si dovrebbe tradurre con “persona molto anziana” o “colui che ha molti anni“.
Nelle successive edizioni in lingua inglese il termine venne tradotto molto poeticamente con “Ancient of days” (letteralmente “l’Antico dei giorni“), volendo pur sempre indicare una Divinità i cui giorni non si possono contare.
 

"Il Vegliardo", dipinto del XIV sec.

“Il Vegliardo”, dipinto del XIV sec.

Questi concetti, come accennato, esulano da una sterile interpretazione letterale ed in vero rimandano ad un’accezione molto profonda presente già secoli prima in Isaia (43:13):
 

Prima dell’inizio del tempo io sono sempre lo stesso, e nessuno può liberare dalla mia mano; quando io opero, chi può ostacolarmi?

 
La prima parte della frase potrebbe sembrarci grammaticalmente incorretta ed inconcepibile, fisicamente parlando.
Riflettiamo insieme: “Prima dell’inzio del tempo io sono sempre lo stesso” denota innazitutto un certo tipo di staticità di Dio, che trascende la storia umana ed il trascorrere degli anni. Passato e mutevolezza (“Prima dell’inzio del tempo“) in netto contrasto con il presente e l’immutabilità, caratteristiche uniche del Creatore (“io sono sempre lo stesso“).
Tale simbolo dell’eternità del Signore era ben presente anche nel suo nome usato in antichità dal popolo ebraico, YHWH (Javè), ove veniva aggiunto il concetto dell’essere ingenerato: “Colui che esiste senza causa primaria”, Colui del quale non è possibile contare i giorni. Questo significato è rimasto molto radicato nella cultura rabbinica, tant’è che nello Zohar Dio viene chiamato “Il più antico degli antichi“.

 
Il concetto d’anzianità e d’essere παλαιός, riferito al Signore d’Israele, venne primariamente utilizzato come evidente contrasto tra il vero Dio, Antico e non generato, ed i nuovi idoli che provenivano dalle terre straniere (Giudici 5:8; Deuteronomio 32:17), i quali “sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo, hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono” (Salmo 115).
L’invito rivolto ai fedeli era (ed è) chiaro: sia nel Salmo sopracitato che nel passo d’Isaia appena analizzato gli scrittori
sottolineano l’assoluta necessità di rivolgersi all’unico vero Creatore, Immutabile ed Eterno, l’Antico dei giorni, evitando d’affidarsi agli idoli di nuova fattura e soggetti alla mutevolezza del tempo.
 

Il teologo e dottore della Chiesa Cattolica San Tommaso d’Aquino (1225 – 1274) nei suoi commenti alle Sacre Scritture specificherà che tale nome può essere attribuito solo a Dio Padre e non al Figlio, come invece tutt’oggi sostiene la Chiesa Ortodossa, la quale nel Grande Sinodo di Mosca del 1667 decretò che il titolo di “vegliardo” spetta in generale a tutta la Trinità, ma in special modo a Gesù.
 

Commenti

  1. La raffigurazione visiva di “Dio” è l’adattamento di alcuni concetti ebraici alla cultura ellenistico-romana nei quali essi vennero selezionati e poi commercializzati.
    Sirmo, la “Dea madre” esisteva, ed era la stessa Iside presente nel Pantheon a Roma, poi trasformata soltanto di nome, nella vergine Maria. La mancanza di una tale figura toglieva alla nostra cultura, da sempre pagana, un elemento fondamentale, quindi le costruirono una nuova veste che creasse un compromesso tra la donna sottomessa della cultura ebraica e la divinità femminile.
    T, se la verità è esclusiva non sono certo i cristiani cattolici a possederla. I cattolici per antonomasia possiedono l’incapacità di discutere una verità comoda ed intoccabile, cosa che per esempio gli ebrei non fanno.
    Il citato salmo 115 parla del fatto che mentre per gli stranieri gli dei sono immagini materiali con sembianze umane che non camminano, non guardano e non parlano, per la stirpe di Israele il loro dio è in cielo, quindi non rappresentabile materialmente.
    Ecco, noi in italia siamo da sempre quegli stranieri di cui la bibbia parla. Cosa hanno di diverso i nostri crocifissi, le nostre statue, i nostri dipinti dagli idoli stranieri di cui parla la bibbia?
    Nulla, e aggiungerei anche per fortuna, visto che grazie all’enorme contributo della cultura pagana, la nostra storia dell’arte ha raggiunto l’apice, nonostante il cristianesimo.
    La madonna con bambino non è altro che Iside con bambino, dio padre viene rappresentato allo stesso modo di Zeus. “Dio”, “Deus” parola che non per niente deriva dal Theós greco.
    Nei libri Esodo e Deuteronomio è scritto che chi segue il “Dio” di Israele non deve farsi immagine alcuna di ciò che è in cielo ed in terra, uno dei dieci comandamenti consegnati a Mosè, abilmente cancellato e camuffato dalla dottrina cattolica perchè incompatibile con la nostra cultura fondamentalmente ed indissolubilmente pagana.

    • Salve,
      Davvero, con tutti i testi accademici e i fact checkers che esistono nella rete, si diffondono ancora falsità storiche di questo genere?
      Questo minestrone di disinformazione è già stato propinato a più riprese (ricordiamo, ad esempio, il “documentario” Zeitgeist del 2007) e già smentito innumerevoli volte nel corso degli ultimi dieci anni.
      La invitiamo calorosamente ad approfondire le tematiche che ha citato nel suo commento perchè ne sta dando una intepretazione profondamente errata e anti-storica, considerando oltretutto che cita termini greci senza evidentemente conoscere il greco antico.
       
      La pace sia con lei! Ειρήνη σοῦ;
      La redazione

  2. Ben per i pagani, dunque. Ma la Verità è esclusiva, ed esclude per definizione le pseudo-verità, e il tuo discorso, “sirmo”, è un discorso che non sta in piedi, e mai starà in piedi. Posso solo pregare il Signore perché tu e tutti coloro che non vogliono aprire gli occhi vi ravvediate, ascoltiate davvero e vediate davvero.

  3. “Dio Padre”, perchè ammettere una Dea o una Dea Madre e rappresentarla con forme femminili sarebbe stato dare troppo valore e potere alla femminilità. “Dio Padre”, perchè è funzionale a imporre il patriarcato in terra. Rappresentare una Dea Madre sarebbe stata una cosa inammissibile, per un culto androcentrico, la cui massima forma di “femminilità” – mutilata dalla femminilità vera e reale, che è anche intelligenza e sessualità non procreativa, la cui massima forma di pseudo “femminilità”, dicevo, è data dalla “vergine maria”, non Dea, non onnipotente (in quanto donna…e sotto le dipendenze del cristo).
    Oh certo, le ridicole frasi di Isaia, sul dio partoriente… e l’altrettanto ridicola giuliana di norwich, che chiama dio padre e madre… e l’altra frase ridicola del dio madre di Giovanni Paolo I e subito smentita da Ratzinger… certo, questi sono davvero riferimenti a una vera e propria Dea, come no… una femminilità davvero prorompente, come no. Vi piacerà sempre che i Pagani esistono ancora, purtroppo per voi, e che tali Pagani adorano tanti Dei e anche tante Dee.

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