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Perché il Profeta Isaia fu purificato da un Serafino?

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I Serafini sono creature angeliche appartenenti alla prima gerarchia, situati intorno al trono di Dio nei cieli. In Isaia 6:2-7 è scritto:
 

Sopra di lui stavano dei Serafini, ognun de’ quali aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L’uno gridava all’altro e diceva: “Santo, santo, santo è l’Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”.
Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempì di fumo.
Allora io dissi: “Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti”.
Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall’altare. Con esso mi toccò la bocca e disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, la tua iniquità è rimossa e il tuo peccato è espiato”.

 
Il termine ebraico serafìm è un plurale di saràf שָׂרָף (sä·räf’), derivante dal verbo che significa “bruciare, essere sul fuoco”. Quindi serafìm letteralmente significa “infuocati” o “ardenti”.
 
Il fatto che gli stessi Serafini annuncino la santità di Dio dimostra che hanno un ruolo nel proclamare la Sua santità e nel far riconoscere la Sua gloria in ogni parte dell’universo, inclusa la terra.
Proprio per questo nella visione in questione il profeta li descrive intenti nel proclamare il Trisagion.
Un Serafino toccò le labbra di Isaia per purificarlo dal peccato e dall’errore mediante un carbone ardente preso dall’altare.
Questo potrebbe indicare che la loro opera ha in qualche modo a che fare con la purificazione del popolo di Dio dal peccato, purificazione basata sul sacrificio di Gesù Cristo sull’altare di Dio.
 
Nello specifico, il Serafino (creatura che, abbiamo detto, si trova vicino al trono di Dio) si distacca dalla sua posizione e va verso Isaia. Il suo gesto è ovviamente dettato dal Creatore: la bocca del profeta fu come cauterizzata dal carbone ardente, così che Isaia poté accettare il giudizio di Dio secondo cui la sua peccaminosità era stata espiata nella misura necessaria perché egli potesse ricevere uno speciale incarico di predicazione.
Nella realtà dunque, l’espiazione del peccato la stava concedendo Dio, utilizzando un Serafino: non era assolutamente un’iniziativa del Serafino stesso, come erroneamente alcuni teologi oggi affermano.
 
Se Dio è Santo nulla lo può toccare, neanche l’angelo, che infatti può toccare il fuoco soltanto con le pinze, per bruciare l’impurità delle labbra del profeta.
Il fuoco è segno di giudizio e di purificazione. La santità divina agisce con gli strumenti cultuali (il fuoco perennemente acceso sull’altare) e comunica santità alle labbra che dovranno proclamare la parola di Dio.
La purificazione dello strumento, la parola umana, perché possa trasmettere la parola divina è un simbolo importante.
La purificazione concede una chiamata ed un invio a “parlare”, ad essere strumenti della volontà divina che passa da Dio all’uomo attraverso l’angelo. Questa mediazione angelica nel passo preso in esame si mostra fondamentale.
Con le labbra purificate Isaia potrà fare esercizio di “parrhesia” ossia di franchezza e di schiettezza nei confronti del suo popolo.
 
Attorno al V secolo d.C. nacquero alcuni dubbi sulla vera natura dell’angelo che si presentò al profeta biblico, taluni erano soliti sostenere che in vero si trattava d’uno spirito di gerarchia inferiore.
Dionigi l’Areopagita (V o VI secolo), teologo e filosofo bizantino, nel suo scritto “La gerarchia celeste” tentò di far ulteriore chiarezza riguardo la questione citando il pensiero del suo maestro:
 

Il primo ordine delle gerarchie celesti (i Serafini) possiede dunque, in maggior misura di tutti gli altri, e un divorante ardore e una larga parte nel tesoro della saggezza infinita, e la sapiente e sublime esperienza dei misteri sacri, e quella proprietà dei Troni che annunzia una intelligenza continuamente preparata alle visite della divinità.
Gli ordini inferiori partecipano, è vero, all’amore, alla saggezza, alla scienza, all’onore di ricevere Dio; ma queste grazie non giungono loro che più debolmente ed in modo subalterno, e non si elevano verso Dio se non per mezzo dell’aiuto degli angeli superiori, che furono per primi arricchiti dei benefici celesti. (…)
Così Isaia, santamente illuminato da un angelo, vide che la virtù purificatrice e tutti i divini ordini che per primi son ricevuti dagli spiriti più sublimi, scendono subito dopo su tutti gli altri, a seconda della capacità che trovano in ciascuno di essi.
Perciò il Serafino gli apparve come l’autore, dopo Dio, della purificazione che egli descrive. Non é dunque irragionevole l’affermare che un Serafino purificò il profeta. (…)
Possiamo dunque figurarci l’angelo nell’atto di istruire Isaia con queste pie parole: «Il principio supremo, l’essenza, la causa creatrice di quella purificazione che opero in te, é Colui che ha dato l’essere alle più nobili sostanze, che conserva immutabile la loro natura e pura la loro volontà, e che le invita a partecipare per prime della sua provvidenziale sollecitudine».

 

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